Gli editoriali nella didattica dell’italiano al triennio: riflessioni teoriche

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

Gli ultimi tre anni scolastici vissuti in piena pandemia, tra DAD, DDI e didattica mista hanno, in molti casi, spinto i docenti di italiano (e includo me stesso) a mettere in secondo piano la didattica della scrittura al triennio: la riduzione del numero di ore in presenza, le richieste diverse in sede di Esame di Stato (limitato, per gli a.s. 2019/2020 e 2020/2021, al solo colloquio orale), la diffidenza nel proporre esercitazioni online per il rischio di copiature e, da ultimo, l’incertezza sul futuro e sulla programmazione hanno portato a “tagliare” la lettura dei quotidiani (online e cartacei) e la presentazione di analisi ad hoc su tali testi. Va anche detto che il ripristino della prima prova, con il ritorno a tipologie di scrittura come la B, ovvero l’analisi e produzione di un testo argomentativo (tipologia a cui si può ascrivere l’editoriale), si è concretizzato solo a secondo quadrimestre inoltrato e, ahimé, molte classi si sono trovate spiazzate di fronte a proposte di scrittura magari poco praticate negli ultimi tre anni.

Più volte sul blog ho sottolineato però la grande validità didattica del progetto “Il quotidiano in classe” e come, in generale, sulle testate online si trovino, spesso liberamente fruibili anche per i non abbonati, editoriali di grandi firme, come per esempio Ernesto Galli Della Loggia, Michela Marzano, Luca Ricolfi e Aldo Cazzullo, solo per citare quelli a me più noti e cari. In questo articolo mi concentrerò su questioni teoriche, volte a inquadrare il genere testuale dell’editoriale e a motivarne l’utilizzo in classe; nell’articolo di domani passerò invece a un’applicazione didattica e suggerirò percorsi di lavoro per gli insegnanti del triennio che vogliano condurre la didattica del testo argomentativo attraverso la lettura degli articoli di fondo delle grandi firme di quotidiani e riviste nazionali.

Prima di tutto, cos’è un editoriale? Secondo l’Enciclopedia Treccani, si può definire editoriale un «articolo di fondo che viene stampato, talora senza firma, nelle prime colonne della prima pagina di un giornale (o nella prima pagina di una rivista) e rispecchia l’indirizzo politico del giornale stesso. Spesso sono chiamati editoriali anche analoghi commenti del direttore di un giornale radio o di un telegiornale». Il compianto Luca Serianni, nel volume Leggere, scrivere, argomentare. Prove ragionate di scrittura, definisce l’editoriale con queste parole: «l’articolo di spicco di un quotidiano: scritto dal direttore o da un giornalista o collaboratore particolarmente autorevole, impegna di norma la linea politica del giornale» (L. Serianni, Leggere, scrivere, argomentare. Prove ragionate di scrittura, Laterza, Bari 2013, p. 5). In diverse interviste lo storico della lingua ha, d’altra parte, sottolineato come alla fine della scuola secondaria uno studente dovrebbe essere in grado di comprendere tale tipologia testuale. In questo video del giugno 2022, rivolto ai maturandi, indicava (minuto 1.10) proprio negli editoriali dei grandi quotidiani nazionali uno degli strumenti per prepararsi al meglio alla prima prova scritta.

La realtà quotidiana si dimostra però, purtroppo, spesso lontana dalla visione di Serianni e ci ricorda che, anche alla fine del secondo ciclo, non tutti gli studenti sono in grado di comprendere un editoriale…Perché, a mio avviso, sarebbe quindi opportuno, anche in considerazione di queste lacune, introdurre più o meno stabilmente, nei modi e nei tempi stabiliti dal docente, la lettura e l’analisi di articoli di fondo nella programmazione di “Lingua e letteratura italiana” specie nella classe quarta e quinta? Sono diverse le ragioni, ma provo a elencare quelle per me più valide.

In primo luogo, l’approccio a un editoriale rappresenta una modalità di approfondimento di una tematica o controversia che spesso si conosce solo a livello superficiale e cronachistico; tanto per fare un esempio, in questi mesi tutti i giornali stanno affrontando temi quali l’inflazione, la crisi ucraina, la gestione della pandemia, il reddito di cittadinanza, ma spesso da un punto di vista statistico, snocciolando numeri; ecco, negli editoriali, invece, si può trovare un diverso grado di approfondimento e una riflessione da parte di esperti dei fenomeni. L’editoriale rappresenta sempre una prospettiva, un punto di vista su un tema controverso e dunque può fungere da stimolo per un dibattito anche in classe, che non si riduca alla mera esposizione del problema.

In secondo luogo, gli editorialisti sono delle “belle penne“, in grado di proporre esempi di strategie di scrittura che possono servire da modello per gli studenti; si sa che una delle difficoltà maggiori nella composizione di un testo scritto consiste, per esempio, nella stesura del primo paragrafo: gli editoriali presentano una vasta gamma di modalità di lead, come quello domanda, citazione, rompicapo, contestualizzazione. Oltre all’attacco, l’editoriale solitamente presenta un equilibrio tra comprensibilità e uso di un linguaggio tecnico, caratterizzato da snodi argomentativi effettuati con ricorso all’ipotassi; insomma, tutti standard che dovrebbero (ripeto, dovrebbero) soddisfare i testi dei nostri studenti alla fine del percorso di scuola superiore, a prescindere dall’indirizzo che abbiano scelto. Sono d’accordo con Serianni che in Leggere, scrivere e argomentare sostiene come i giornali siano mediamente scritti bene, anzi, «ottimamente nelle parti costitutive, come l’editoriale e i commenti degli opinionisti»; d’altra parte, «scrivere bene un articolo o un saggio significa fare emergere una tesi di fondo, intorno alla quale sono selezionati gli argomenti pertinenti; dominare perfettamente sintassi e testualità; usare un lessico puntuale e spesso non banale» (Luca Serianni, op. cit., p. VIII). Inoltre anche l’uso della punteggiatura in un editoriale è funzionale agli scopi dell’autore e si può far rilevare agli allievi il ricorso a segni di interpunzione che, ahimé, stanno andando in disuso negli adolescenti (penso al punto e virgola). Gli editoriali contengono anche quelle che lo stesso Serianni definisce «parole da salvare», ovvero termini che fanno riferimento a concetti astratti e sui quali l’insegnante potrà richiedere diverse operazioni: in prima battuta la semplice spiegazione del termine, ma attività proficue sono la sostituzione con un sinonimo e il cloze, esercizio tipico delle lingue straniere, ma che per lo storico della lingua è utile anche per l’arricchimento lessicale degli studenti italofoni.

https://www.ibs.it/leggere-scrivere-argomentare-prove-ragionate-libro-luca-serianni/e/9788858119310

Da ultimo, e lo vedremo nel prossimo articolo, sull’editoriale l’insegnante può proporre una serie di attività, come questionari di comprensione e analisi oppure produzioni di tipo argomentativo, chiedendo di stendere dei commenti all’editoriale, con un’argomentazione di sostegno o confutativa a seconda della tematica proposta. Come rimarcato più volte, la scrittura in classe deve diventare operazione periodica, quasi quotidiana e, affinché possa essere SOSTENIBILE per lo stesso insegnante, non deve essere prolissa, ma rispettare dei vincoli, tanto nella struttura, quanto nella lunghezza. Il mio mantra si trova infatti nella frase di Adriano Colombo, che recita: «proporre sempre occasioni di scrittura brevi e frequenti, evitando il ricorso quasi unico al “tema”». (A. Colombo, Tipi e forme testuali nel curriculo di scrittura, consultato online). Vincolare la scrittura a un numero preciso di battute (con un margine, ovvio, di tolleranza) e ancorarla alla lettura di un testo d’appoggio consente di leggere (e, ovviamente, correggere) elaborati che non si dipanano per pagine e pagine (o battute su battute) nel più esasperato solipsismo partorito da una traccia generica e “libera”.

https://giscel.it/adriano-colombo-se-ne-andato/

Credo (e forse è il quarto punto) che l’editoriale insegni anche questo: a esprimere la propria posizione su un problema in modo sì articolato, ma rispettando i vincoli rappresentate dalle colonne di un quotidiano cartaceo, tenendo sempre in considerazione che quello stesso editoriale sarà letto anche online, dove l’impazienza cognitiva è maggiore, così come la possibilità di distrarsi. Inoltre, abituarsi a rispettare vincoli è per lo studente un esercizio che prepara alle dinamiche delle certificazioni linguistiche (nelle quali il writing riporta l’indicazione delle parole da non superare) e, in futuro, delle “tesine” che spesso vengono richieste come preparatorie a un esame universitario e contengono sempre il numero massimo di “cartelle”.

Nell’articolo di domani vedremo come applicare tali riflessioni a un editoriale preso dal web o letto in occasione dell’iniziativa “Il quotidiano in classe”, nel caso la scuola si avvalga di tale progetto. Va subito precisato come la fruizione di editoriali recenti sia spesso a pagamento, ma un sito internet di sicuro interesse è quello di Costituzione, Concilio e Cittadinanza, che racchiude una rassegna stampa di articoli di opinione divisi per categorie e quindi interessanti anche per i docenti di discipline non letterarie (potrei iniziare la tirata che la scrittura non è solo un problema del docente di italiano, ma ve la evito…). D’altra parte più l’editoriale è “datato”, più c’è la possibilità che possa essere gratis e scaricabile dal sito del quotidiano o della rivista.

Consiglio, a tal proposito, sempre di scegliere un tema “generalista” e non legato solo alla stretta attualità: ciò consentirà di poter riusare l’attività sull’editoriale (magari adattandola alle esigenze della classe) negli anni successivi. D’altra parte, come vedremo nel prossimo articolo, creare laboratori di lettura e di scrittura su un editoriale è un’operazione intellettualmente impegnativa perché presuppone, a monte, una lettura profonda da parte del docente e un’analisi sequenziale dell’articolo di fondo che si andrà a proporre. Tutte operazioni che non si trovano nella Guida dell’insegnante! Cerchiamo quindi di ottimizzare il nostro lavoro!

3 pensieri riguardo “Gli editoriali nella didattica dell’italiano al triennio: riflessioni teoriche

  1. Tocchi un tasto dolente, perché ultimamente la qualità degli articoli di giornale mi sembra molto peggiorata ed ho sempre meno voglia di leggerli in classe. Grazie invece per l’indicazione del sito Costituzione Concilio e Cittadinanza.

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  2. Grazie. Ho amato questo articolo:
    1. Perché scrivi troppo bene;
    2. Perché mi dai mille idee… Non riesco a star dietro a quelle che mi stimoli nel confronto;
    3. Perché sto già pensando a come, effettivamente, recuperare questo importante momento della lettura degli editoriali che, per i motivi che hai citato tu, sono splendidi esempi da cui attingere per insegnare loro la scrittura.

    Tuttavia, concordo con Elena: ammetto che stavo un po’ trascurando la pratica, poiché la scrittura di alcuni articoli mi risulta spesso raffazzonata e, se così, mi distraggo ed innervosisco.

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