Fare Educazione Civica con Machiavelli

Tempo di lettura stimato: 15 minuti.

In questi ultimi anni, uno dei miei cavalli di battaglia (o forse, sarebbe meglio dire, una delle mie fissazioni!) sta diventando l’ideazione di percorsi di Educazione Civica pensati per il triennio: dalla proposta di un modulo su misoginia e sessismo intrecciando la letteratura medievale alle riflessioni di Vera Gheno, per arrivare ad approfondimenti sulle novelle di Verga collegabili al Goal 5 di Agenda 2030, passando per le Odi di Parini lette in chiave ecologista, mi sto appassionando sempre più al legame tra autori e tematiche di civica, forse anche spinto da una insoddisfazione nei confronti di come questa disciplina trasversale viene affrontata nei manuali di letteratura italiana.

Qui, infatti, sono presenti delle “finestre” di Educazione Civica, che si configurano spesso come paginette, identificate anche con colori diversi, in cui si lega la trattazione di un autore o, più spesso, di un suo testo, a riferimenti alla legislazione nazionale e internazionale o a obiettivi di Agenda 2030, ormai diventata una sorta di “prezzemolo” in ogni manuale scolastico. Capita quindi che, a titolo di esempio, dopo la presentazione della novella Rosso Malpelo, si inseriscano una o due pagine dedicate al Goal 8 di Agenda 2030, “Crescita economica e lavoro dignitoso”, con riferimenti ai carusi, al lavoro minorile in Asia e Africa e ad altre opere della letteratura italiana e mondiale sul tema.

Non c’è nulla di male nel procedere in questo modo e non vorrei mai criticare gli autori dei manuali di letteratura italiana, mediamente completi e ben fatti, ma ho la sensazione che tali “finestre” rimangano, appunto, tali e non permettano un approfondimento delle questioni che rimangono sempre affrontate a un livello superficiale. In questi ultimi anni sto riflettendo molto sulla MIA idea di letteratura e sono sempre più convinto della necessità di presentare agli studenti degli autori e dei testi stimolanti, che permettano anche di promuovere quel momento ermeneutico che risulta di difficile attuazione se l’itinerario di letteratura italiana si riduce a una litania trita e ritrita di autori e testi (Leopardi, Verga, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, Svevo, Pirandello, Ungaretti, Montale, amen) o a una corsa a chi fa più autori in quinta per farsi bello all’Esame di Stato con la classe parallela.

Costruire invece percorsi di Educazione Civica dentro e fuori un autore consente da una parte di approfondirne i contenuti e di vederne l’attualità; dall’altro (questione non secondaria) di promuovere competenze di “lingua italiana”, dal momento che si possono progettare dei laboratori di lettura e impostare il prodotto finale del modulo come una produzione argomentativa o di tipologia C. Le “finestre” prima citate pongono infatti problemi nella loro valutazione e rimangono come corpi estranei al percorso letterario; ammetto poi di non condividere la modalità di procedere di alcuni docenti, che consiste nell’inserire nelle prove della disciplina un quesito o una parte valutabile come Educazione Civica; dal mio punto di vista è preferibile creare percorsi organici, anche solo uno all’anno o a quadrimestre, ma che intercettino un contenuto significativo. L’ideale sarebbe la sinergia tra docenti di materie dello stesso ambito disciplinare (o che possano contribuire allo sviluppo del tema), ma sappiamo bene come la collaborazione sia una competenza che richiediamo agli studenti, ma fatichiamo a fare nostra come docenti.

https://www.istruzione.it/educazione_civica/

Nei paragrafi che seguono proporrò un modulo di Educazione Civica incentrato sulla figura e l’opera di Niccolò Machiavelli, uno dei miei autori preferiti, che viene solitamente trattato o alla conclusione del terzo anno di corso o all’inizio del quarto; credo però che la letteratura di terza sia già abbastanza corposa e inserire anche Il Principe tra i contenuti da affrontare a fine anno non porti a valorizzare un autore chiave del panorama letterario italiano e mondiale. Per questa attività ho preso ispirazione da un webinar che ho ascoltato nel primo lockdown grazie a Loescher: “Machiavelli: il fine NON giustifica i mezzi”, del Prof. Riccardo Bruscagli, ancora liberamente fruibile online e foriero di spunti per i docenti.

Oltre a questo webinar, molto utile è stata poi la lettura del Principe, edito da Loescher, con il commento dello stesso Bruscagli e la lettura magistrale di Fabrizio Gifuni; ogni capitolo è infatti preceduto da un’ampia introduzione che tocca anche temi come la ricezione dell’opera tra machiavellismo e antimachiavellismo e il rapporto tra politica e morale, centrale in questo modulo di Educazione Civica.

Il percorso di Educazione Civica può essere introdotto facendo cercare preliminarmente in rete agli studenti, a casa oppure in classe, il significato del termine machiavellico: una veloce indagine sul sito dell’Enciclopedia Treccani ci porta subito al cuore del problema, ossia la ricezione distorta o, meglio, parziale, del pensiero del segretario fiorentino. “Machiavellico”, nella lingua italiana, significa attualmente «Conforme alle dottrine di Niccolò Machiavelli, come sono state spesso interpretate, soprattutto in passato, ossia con enfasi particolare sul cinismo e sulla spregiudicatezza che sarebbero giustificati in un governante il quale persegua il fine della conservazione del proprio potere, concetto talvolta riassunto, piuttosto arbitrariamente, nell’espressione “il fine giustifica i mezzi”».

https://www.treccani.it/vocabolario/machiavellico/#:~:text=Avv.,perseguire%20machiavellicamente%20il%20proprio%20scopo.

Si tratta in realtà di una vera e propria fake news, fatta circolare ad arte da quegli ambienti cattolici e protestanti, che volevano qualificare Il Principe come opera scritta «da un vero nemico del genere umano», col «dito di Satana» (si cita da Reginald Pole, Apologia ad Carolum Quintum, 1538-1539), da un individuo senza moralità, che avvallava i peggiori crimini in nome del risultato d’un’azione. In realtà, è utile far confrontare la classe con la lettera del De principatibus, a dimostrazione di come la letteratura possa contribuire alla creazione di uno spirito critico solo se è ancorata al testo, alla sua storicizzazione e al momento dell’interpretazione da parte della comunità ermeneutica. Scrive infatti Machiavelli nel capitolo XVIII: Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati; perché il vulgo ne va sempre preso con quello che pare, e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo, e li pochi non ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. 

Il Cardinale Reginald Pole ritratto da un seguace di Sebastiano del Piombo (Magdalen College, Oxford).

Il ragionamento di Machiavelli è quindi più complesso e argomentato della massima a lui solitamente ascritta: l’obiettivo del principe nuovo è il mantenimento e la prosperità dello Stato, la vittoria contro i nemici interni ed esterni; egli non si deve preoccupare dei mezzi che userà, perché il popolo guarda soltanto ai risultati e, purtroppo, la maggior parte dei cittadini appartengono a questo strato sociale incolto e credulone. Nell’ottica dell’Educazione Civica è opportuno far quindi ragionare gli studenti sul concetto di populismo, un termine che qualifica oggi molti movimenti di cui gli studenti DOVREBBERO conoscere l’esistenza (ma che presumibilmente non conosceranno!).

Utile, però, in questa sede, è la consultazione di «Internazionale» (consiglio ai colleghi l’abbonamento che permette di usufruire del PDF di ogni numero) rivista che, nella versione online free, propone sempre articoli interessanti, a volte con taglio politico ma che, mediati dal docente, risultano proficui per far lavorare sulla tipologia B e sul potenziamento lessicale. In particolare, per agganciare letteratura e attualità, è consigliabile la lettura dell’articolo Come riconoscere il populismo, apparso il 10 gennaio del 2019.

L’editoriale di Mark Rice Oxley, pubblicato su «The Guardian» e tradotto dall’ottimo Andrea Sparacino è, a mio avviso, assai didattico, quasi pensato per la scuola e fruibile anche per un pubblico di adolescenti: definisce dapprima con chiarezza cosa è il populismo, poi spiega quali partiti possano essere a questo ascrivibili, indaga le cause che hanno portato alla ribalta tali movimenti, cercando di individuarne gli aspetti positivi e negativi. Sull’articolo si possono fare operazioni varie, come l’analisi sequenziale, il riassunto, ma anche proporre quesiti su particolari snodi, fino a farne una lettura aumentata, aggiungendo link a video di Marie Le Pen, Viktor Orbán e Donald Trump.

Sulle stesse tematiche ha scritto anche l’ottimo Stefano Massini, in un editoriale apparso qualche anno fa su «La Repubblica», dal titolo Ma quanto Machiavelli c’è nel populismo 3.0, nel quale l’autore si sofferma su elementi del Principe ripresi, più o meno volontariamente, dai leader populisti del XXI secolo. L’articolo si caratterizza per la scrittura snella e nel contempo densa di riferimenti culturali, ma soprattutto per due ottime “soglie”, il lead e la chiusura, punti dolenti delle scritture degli adolescenti e su cui farli riflettere, anche in un’ottica di imitazione; d’altra parte, l’editoriale può diventare una “palestra di lettura e pensiero” cercando da una parte di far recuperare agli studenti gli snodi interni (sequenziare un articolo è operazione complessa ma che li aiuta molto nello strutturare essi stessi un pensiero) e dall’altra di rinvenire elementi dei testi di Machiavelli letti nell’itinerario di letteratura (penso, soprattutto al capitolo XV e a quelli del “nondimanco”).

Come “lavoro sul testo” ho proposto queste domande:

  1. Quali elementi di Trump sono per Massini eredità di tratti del Principe di Machiavelli?
  2. Massini parla di tiranni: questo termine è presente nel Principe?
  3. Spiega la metafora scientifica presente nella parte conclusiva dell’articolo.
  4. Qual è la conclusione dell’articolo di Massini? Ti pare coerente con la lettera del testo del Principe?

Ma credo che il tema del Principe che intercetti maggiormente Educazione Civica sia costituito dai rapporti tra politica e morale; qui ci aiuta la riflessione di Norberto Bobbio, contenuta in un articolo di «Micromega» dal titolo Etica e morale, liberamente fruibile online.

Immagine di Norberto Bobbio, reperibile al link https://www.repubblica.it/le-storie/2019/01/09/news/norberto_bobbio_democrazia-216125309/

Bobbio, nella sua disamina, cita più volte il segretario fiorentino e scrive: «Quando Machiavelli attribuisce a Cosimo de’ Medici (e sembra approvare) il detto che gli Stati non si governano coi pater noster in mano, mostra di ritenere, e dà per scontato, che l’uomo politico non possa svolgere la propria azione seguendo i precetti della morale dominante, che in una società cristiana coincide con la morale evangelica». Bobbio ricorda che, «non c’è sistema morale che non contenga precetti riguardanti l’uso della violenza e della frode. Le due principali categorie di reati previste nei nostri codici penali sono i reati di violenza e di frode. In un celebre capitolo del Principe Machiavelli sostiene che il buon politico deve conoscere bene le arti del leone e della volpe. Ma il leone e la volpe sono il simbolo della forza e dell’astuzia». Sono paragrafi illuminanti, che ci mostrano come la parola del testo letterario abbia trapassato i secoli e sia uscita dal vincolo delle pagine per farsi largo in società e in politica.

In classe è quindi interessante proporre un dibattito (o debate, che fa più figo) articolato così: un buon politico deve seguire dei precetti morali oppure etica e politica seguono due sfere e ambiti di competenza diverse? Si può essere un buon politico, garantire la prosperità di uno Stato, ma essere moralmente discutibili? Non faccio, esempi, ma sicuramente tutti i lettori hanno immaginato un caso italiano da prendere a esempio e che può servire come spunto per il dibattito in classe.

Da ultimo, legato alla recente pandemia, ho trovato in rete un articolo che legge le restrizioni del primo lockdown alla luce del Principe di Machiavelli: Vittorio Pelligra, L’errore di Machiavelli. Norme, autorità e fiducia per costruire l’Italia del “dopo”, «Il Sole 24 ore», 26 aprile 2020. L’editoriale risulta fruttuoso per le connessioni con l’opera di Machiavelli, inserita all’interno di una riflessione generale sul tema della libertà che tocca filosofi dall’età antica al Novecento e viene rapportata ai provvedimenti presi dal governo Conte nella primavera del 2020. Il nucleo dell’articolo è dato dalla ripresa del volume di James Harrington, Commonwealth of Oceana, del 1656, che distingueva rispetto al tema del rapporto tra potere e libertà due tradizioni, ovvero una gotica, barbara e una romano-repubblicana. Machiavelli è «convinto che l’egoismo e l’ambizione riguardino principalmente i “grandi”, i capi, coloro che occupano posizioni di rilievo nell’ordine sociale, mentre, in genere tutti gli altri, desiderano principalmente “di non essere dominati e per conseguente maggior volontà, di vivere liberi”».

Fa però notare Pelligra che, «Se le premesse erano pure differenti, l’esito cui giunge la tradizione neo-romana di poco sembra discostarsi da quella gotica. L’antropologia negativa da cui parte l’uno e a cui approda l’altra, produce lo stesso frutto: la convivenza si regola contro natura, limitando, imbrigliando e costringendo esseri liberi e fondamentalmente amorali a scelte compatibili con il bene comune, scelte che in assenza di tali costrizioni sarebbero impossibili da perseguire».

Tuttavia, riprendendo il titolo dell’articolo, «L’errore di Machiavelli, se così possiamo chiamarlo, è stato quello di non aver capito che leggi e preferenze, norme formali e carattere dei cittadini non sono indipendenti; esse co-evolvono, si intrecciano e si plasmano a vicenda creando equilibri multipli che si auto-avverano». Forse davvero l’antropologia negativa da cui partiva Machiavelli andrebbe relativizzata perché in una società liquida come quella contemporanea è importante creare un clima di fiducia tra cittadino e potere e promuovere tentativi di imitazione virtuosa (tutti noi ricordiamo i video dei Ferragnez durante il primo lockdown che invitavano i giovani a stare a casa e che hanno avuto forse più efficacia di tanti decreti).

Immagini del primo lockdown: https://www.museicapitolini.org/it/mostra-evento/lockdown-italia-visto-dalla-stampa-estera

Insomma, come si è visto da questa disamina, l’opera di Machiavelli non smette davvero mai di parlarci e può davvero contribuire a creare percorsi di Educazione Civica, a discrezione del docente e in base al monte-ore che si vuole dedicare a approfondimenti, intercettando vari aspetti e temi, come questi che si delineano: il rapporto tra politica e morale, il populismo, la questione della libertà e del rispetto delle regole, la necessità di dotarsi di un esercito proprio (se si legge il capitolo XXVI, l’Exhortatio ad capessendam Italiam in libertatemque a barbaris vindicandam, è imprescindibile il collegamento all’articolo 52 della Costituzione). Paradossalmente, forse è stata la distorsione del suo pensiero ad aver fatto diventare la sua opera così pervasiva nella civiltà europea (ma direi mondiale) e la sua voce sempre attuale.

3 pensieri riguardo “Fare Educazione Civica con Machiavelli

  1. Bel percorso d’approfondimento, ci sono tanti spunti davvero, sia con Machiavelli sia con Parini. Noto che riesci anche a spaziare proponendo articoli interessanti e di testate diverse, io invece uso spesso il Corriere della sera (per avvicinare i ragazzi alla lettura dei quotidiani può tornare utile anche l’iscrizione a MLOL scuola).
    La tematica della questione morale in politica, dell’esigenza di un esercito forte e del binomio volpe-leone (di derivazione classica), oltre al tema della fortuna, sono i nuclei fondanti del Principe: integrare la spiegazione all’interno di un percorso di educazione civica è l’ideale e rende tutto più accattivante per i ragazzi. In questo senso capisco la tua idea di lasciare questo autore in quarta (io invece lo faccio in terza), ma sarebbe utile riprendere il testo di Machiavelli anche in quinta e non tralasciare la teoria della ricezione (citando magari l’Anti-Machiavel di Federico II di Prussia), cosa che del resto fai già 😉

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