Leggere Primo Levi in classe

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Un canone ancora da stabilire

Per quanto riguarda il romanzo, il secondo Novecento rappresenta un periodo ancora privo di un canone definito, soprattutto sui manuali di letteratura, vero e proprio “termometro” per capire la fortuna di un autore: se Pasolini e Calvino hanno ormai da anni dei profili d’autore, lentamente si stanno approntando anche per Morante, Fenoglio, Vittorini e Primo Levi. Quando si parla, però, di “profili d’autore” dedicati a scrittori del secondo dopoguerra, va segnalato che si tratta pur sempre di capitoli contenuti quanto a numero di pagine e che prevedono, certamente, presentazioni delle opere maggiori e una varia scelta di passi, ma non raggiungono mai la ricchezza riservata a Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni, ma anche a Montale e Pirandello, per ragionare sul Novecento.

Nei primi anni d’insegnamento ho cercato di proporre, a fine classe quinta, ad anni alterni, Calvino e Pasolini, ma la vastità dell’opera del primo e la complessità del secondo, che necessita di presupposti culturali e sociologici di cui gli studenti sono sprovvisti, non mi hanno portato risultati soddisfacenti. Dagli anni in cui, all’Esame di Stato, era previsto il materiale di partenza per l’avvio del colloquio, ho iniziato a inserire, insegnando al Liceo Linguistico (con Scienze presente in quinta), un’unità didattica su Primo Levi, esponente, com’è noto, delle due culture, per usare la famosa definizione del fisico inglese Charles Percy Snow.

Charles Percy Snow. Immagine reperibile all’url: https://www.aps.org/apsnews/2017/05/snow-gives-cultures-lecture

L’opera di Levi, presenta poi, per parafrasare un volume del 2009 di Françoise Carasso, una chiarezza inarrivabile, che lo spinge a raccontare l’orrore del Lager e la complessità della Chimica con una lingua cristallina, democratica, accessibile anche a degli adolescenti in formazione.

Le due culture

L’opera di Levi è piuttosto vasta e, a mio avviso, non può essere ridotta alla sola produzione a tema concentrazionario: si rischierebbe, infatti, di appiattire la sua figura a quella di mero testimone dell’orrore di Auschwitz-Monowitz, quando in realtà altre opere vanno a toccare ambiti tematici altrettanto importanti e approfonditi. Se da un lato, quindi, la trattazione dell’autore non può prescindere dalla lettura (magari integrale) di Se questo è un uomo, dall’analisi di brani da La tregua e dall’opera-testamento intitolata I sommersi e i salvati, non si può dimenticare il romanzo La chiave a stella, ahimé spesso presentato per estratti memorabili, ma soprattutto Il sistema periodico.

In questo articolo didattico proporrò quindi un percorso da sviluppare in massimo 8 ore, che cerchi di presentare un autore poliedrico, un vero e proprio intellettuale, un prisma di cui cercherò di far vedere alcune facce, a volte escluse dai manuali. Per chi volesse un riferimento bibliografico completo, consiglio vivamente l’acquisto della monografia Primo Levi, a cura di Alberto Cavaglion, edita da Carocci e inserita nella collana Studi Superiori (acquista qui). Il volume, infatti, contiene numerosi saggi dedicati alle diverse opere di Levi, scritti da diversi studiosi, come, per esempio, Giovanni Tesio, Mauro Bignamini, Niccolò Scaffai ed Enrico Mattioda; l’elemento a mio avviso interessante è il focus sulla genesi delle opere, ma degni di nota sono anche gli Approfondimenti bibliografici, che consentono di approfondire meglio le opere. Per chi è invece alla ricerca di uno strumento autorevole, ma veloce e gratuito, il sito di riferimento è www.primolevi.it, curato dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi.

Andrea Battistini, nel saggio Le scorribande di Primo Levi nei territori dell’«altrui mestiere», inserito nel volume Letteratura e scienza, edito da Pàtron (compra qui), parla, per Levi, di due diverse giurisdizioni, ovvero la scienza e la letteratura, continuamente violate in quanto percorse da moti diversi:

Quello della scienza è di tipo centripeto, consistente nell’aspirazione a ricondurre tutto ciò che le ignoto e che le si presenta come particolare e a prima vista inspiegabile nell’alveo delle già collaudate norme universali di comportamento assegnate ai fenomeni da leggi rigorose, salde nella loro cristallina enunciazione. La letteratura e le arti pretendono invece, con piglio centrifugo, di spingere ciò che è noto e familiare o addirittura banale nei territori dell’imprevisto, verso lo scarto e il caso limite (pp. 177-178).

Solo cogliendo quindi questo doppio movimento si può comprendere pienamente la figura di Primo Levi e la sua statura eccezionale nel panorama della letteratura del Novecento, che lo fa essere il campione, come (e forse più di) Calvino, delle due culture. È quello che tenterò di fare, da umile artigiano della letteratura e della didattica, in questo articolo.

Un percorso elastico

Assodata, quindi, la necessità di non ridurre Levi a testimone della Shoah, si deve quindi stabilire quali opere affrontare, per quante ore e su quali testi soffermarsi. Posto che, a mio avviso, Se questo è un uomo, non presentando scogli linguistici, può essere proposto come compito estivo nell’estate della classe quarta e che la lettura integrale si può affiancare a una ripresa di alcuni punti chiave, va fatta una selezione di testi contenuti nelle altre opere, per fornire sì un quadro quanto più completo dell’autore, ma lasciando uno spazio “vuoto” per eventuali approfondimenti individuali quando non ci sarà più la cogenza dello studio a scuola.

Propongo qui sotto una tabella in cui presento un percorso standard su Levi, volutamente elastico; vengono indicati, infatti, in rosso, dei contenuti da proporre per una classe particolarmente interessata, di livello alto o, che, invece, riesce a lavorare in autonomia a casa.

Ore Contenuto da affrontareTesti da proporre
1Introduzione generale a Levi: vita, opere, costanti tematiche(E. Ferrero, IL dono di Primo Levi, articolo recuperabile qui)
1Se questo è un uomo: genesi dell’opera, vicende editoriali, struttura “dantesca”Prefazione e Shemà
0,5(Focus sul rapporto tra Levi e Dante)(Lettura e analisi del passo della pagina finale del capitolo Il viaggio e di passi tratti da Il canto di Ulisse)
1La tregua: il rapporto con Se questo è un uomo, il tema del viaggio e la fortuna dell’operaLettura delle soglie dell’opera: incipit (con l’ingresso dell’Armata Rossa ad Auschwitz il 27 gennaio) ed explicit (l’arrivo in Italia)
1,5Un capolavoro di saggistica: I sommersi e i salvati: la struttura dell’opera e un focus su alcuni concetti chiave (memoria dell’offesa, la zona grigia, la vergogna, l’intellettuale ad Auschwitz)Selezione di brevi passi a cura del docente, privilegiando quelli di taglio argomentativo, tratti dai capitoli La zona grigia e L’intellettuale ad Auschwitz.
(Lettura di passi dell’articoli di Anna Bravo, Sulla zona grigia; lettura dell’articolo La differenza tra Auschwitz e i Gulag)
2L’anima di “chimico” di Levi: Il sistema periodico. Presentazione dell’opera, soglie, elementi della tavola periodica e snodi biograficiSelezione di racconti a cura del docente. Suggerimenti: Nichel, Idrogeno, (Argon), Zinco.
1Levi e la dignità del lavoro: La chiave a stellaLettura di un passo a cura del docente
Totale ore: 8

Vediamo ora come affrontare, in modo elastico, i due aspetti della produzione di Levi che si possono ascrivere alla «cultura scientifica» e «cultura letteraria», anche se, includendo La chiave a stella, si potrebbe parlare per la prima di cultura tecnico-scientifica. Ovviamente l’analisi dei testi di Se questo è un uomo sarà più veloce, data la lettura estiva, mentre dedicherei un tempo più prolungato a un capolavoro di saggistica, I sommersi e i salvati, per essere in linea con la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per i licei, che sottolineano la necessità di non limitarsi alla trattazione di poesia e romanzi, ma di leggere anche ottima saggistica, come quella del “testamento” di Levi, citata in modo esplicito. Si scrive infatti così nella bozza delle Indicazioni Nazionali:

La letteratura degli ultimi due secoli è piena di eccellenti pagine saggistiche, che hanno il doppio vantaggio di insegnare agli studenti come si argomenta una tesi e che cosa è successo in un determinato momento storico, e possono anche essere sfruttate nelle ore dedicate all’educazione civica.

Il Levi testimone

Se questo è un uomo, per usare una emblematica definizione di Levi è un libro primogenito, con una storia editoriale che colpisce molto gli studenti; rifiutato da Natalia Ginzburg e Cesare Pavese, editor di Einaudi, prima di diventare un bestseller mondiale, venne pubblicato nel 1947 dalla piccola casa editrice De Silva, ma già nel 1948 Calvino lo elogiò con queste parole: «un magnifico libro che non è solo una testimonianza efficacissima, ma ha delle pagine di autentica potenza narrativa, che rimarranno nella nostra memoria tra le più belle della letteratura sulla seconda guerra mondiale».

Difficile selezionare dei brani da un capolavoro inarrivabile, ma a mio avviso si può lavorare molto bene e in modo approfondito sulla Prefazione, in cui Levi esordisce con un termine particolare, fortuna («Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi») e soprattutto sulla Shemà, poesia in epigrafe che confluirà poi nella raccolta di poesie L’osteria di Brema. La presentazione, nei versi centrali, della «donna / senza capelli e senza nome» consente poi un aggancio a un libro, a mio avviso, straordinario, di Daniela Padoan, Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre sopravvissute ad Auschwitz: Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi, da approfondire, magari per il 27 gennaio o da suggerire al docente di Storia e Filosofia.

Emanuele Zinato, in un recente articolo su «La letteratura e noi», ha proposto La tregua come lettura che può sostituire I promessi sposi di Manzoni; anche se un libro non è in grado di sostituirne un altro, ritengo che ogni docente dotato di buonsenso non possa che approvare queste parole del docente di Padova:

L’itinerario dei reduci nello spazio «immenso» della Tregua, una volta oltrepassata la «porta della schiavitù», dalle baracche della Buna al «castello di fate» della Casa Rossa, fino al Danubio e al Brennero assume significato allegorico, ci rappresenta come cittadini del mondo. La lingua di Levi è cristallina, comprensibile, universale: e in quel transito (epico e comico) fa confliggere due forze contrapposte che riguardano i nostri attuali destini, unendo l’euforia del «vento alto» che spira sull’Europa e la triste coscienza del venir meno della parentesi di libertà in vista di un nuovo ordine distruttivo mondiale.

Dal momento che ritengo le soglie del testo particolarmente produttive, proporrei, quindi, agli studenti l’incipit del capitolo Il disgelo con l’arrivo dell’Armata Rossa nel campo di sterminio di Auschwitz e il ritorno a Torino, il 19 di ottobre, in cui Levi si lascia andare a riflessioni che sono sì di un reduce dal campo di sterminio, ma possono benissimo riferirsi a un qualsiasi esule, migrante, in una attualizzazione di un libro. Memorabile è poi il sogno raccontato dall’io narrante: «sono di nuovo in Lager, e nulla era vero all’infuori del Lager. Il resto era breve vacanza, o inganno dei sensi, sogno: la famiglia, la natura in fiore la casa» (P. Levi, La tregua, Einaudi, Torino 2014, p. 200).

Questa ossessione del Lager può servire da “ponte” per un approfondimento legato a uno dei libri di saggistica, a mio avviso, più belli del XX secolo, confrontabile, forse, solo con le Lezioni americane di Calvino e gli Scritti corsari di Pasolini; I sommersi e i salvati, infatti, oltre per rielaborare concetti presenti già in Se questo è un uomo e La tregua, presenta un impianto argomentativo e una prosa così limpida e cristallina da risultare ineguagliabile. Nella “tabella di marcia” ho proposto diversi passi, ma, a mio avviso, il docente potrebbe anche individuarne uno soltanto e attivare un laboratorio di “scrittura che pensa”. A titolo di esempio, selezionando, nell’edizione Einaudi, passi da La zona grigia (pp. 29 sgg.) si può far vedere il rigoroso impianto argomentativo, con i connettivi In primo luogo, in secondo luogo, la precisione nell’affondo lessicale, l’uso della concessione all’antitesi, che mostra un Levi sapiente conoscitore di meccanismi tanto complessi da non poter essere, come dice il titolo del capitolo, ridotti alla contrapposizione bianco-nero, ovvero, fuor di metafora, buoni contro cattivi.

Levi chimico e la scienza nelle sue opere

Primo Levi [è] lo scrittore italiano che più di altri ha tenuto aperto un varco tra letteratura e scienza. Chimico di formazione e professione, scrittore per necessità e “vocazione”, in Levi cultura letteraria e scientifica erano naturalmente coinvolte in un dialogo che abbracciava esperienze, forma mentis, poetica, sistema di valori. Ne troviamo la prova evidente in Il sistema periodico, opera in cui « letteratura e chimica si fondono nell’atto della testimonianza », come scrive Antoni Michnik, in una recensione alla prima traduzione in polacco del libro (S. Redaelli, Primo Levi: nel varco tra le due culture, «Rassegna europea di letteratura italiana», 43 (2014), p. 113).

Citato da Claudio Giunta tra i libri adatti a un quindicenne rispetto agli incomprensibili Promessi sposi (recupera l’articolo qui), Il sistema periodico è un libro unico, capace di far interagire letteratura e chimica in racconti che intrecciano le proprietà degli elementi della tavola periodica con la biografia di Levi e la sua visione del mondo. Ideale, nella migliore dei mondi possibili, per un modulo interdisciplinare con il collega di Scienze naturali, come scrive Mauro Bignamini nel saggio inserito nella monografia di Levi a cura di Cavaglion, nel Sistema periodico «tempo della narrazione e tempo narrato si incontrano al punto di arrivo di un percorso lungo quanto una vita, fino a Carbonio, che, situato nel 1970, termina con l’autorappresentazione dell’io che scrive; all’estremo opposto, nel finale di Argon, l’io personaggio entra per la prima volta in scena quando è ancora bambino» (p. 120).

Ho molta perplessità sull’assegnazione dell’opera integrale, dal momento che, a mio avviso, racconti come, per esempio, Titanio e Zolfo, mi sembrano narrativamente deboli; più intelligente è, invece, una scelta di testi che possa legare Il sistema periodico alla biografia di Levi, ma soprattutto alla proprietà di alcuni elementi della tavola periodica. Dal momento che nessuno di noi è chimico, un’ottima bussola per orientarsi e chiarire significati talvolta sottesi all’opera è il volume Il sistema periodico di Primo Levi. Letture, a cura di Fabio Magro e Mauro Sambi, edito Padova University Press e accessibile in open source qui. Per intreccio narrativo e possibilità di creare un ponte accessibile tra le “due culture”, mi sento di suggerire la lettura dei seguenti racconti: Idrogeno, Zinco e Nichel.

Il modulo su Levi può concludersi, infine, con un affondo su La chiave a stella, romanzo a più livelli, che ha al centro le vicende di Libertino Faussone, «un esperto montatore di tralicci, gru, derrick e altre strutture industriali, richiesto nei cantieri di mezzo mondo per la sua abilità fuori dal comune» (N. Scaffai, La chiave a stella, in A. Cavaglion, Primo Levi, Carocci, Roma 2023, p. 136). Attraverso il personaggio di Faussone, sorta di “doppio” di Levi, lo scrittore si lascia andare a un’esaltazione del lavoro manuale, dell’homo faber in grado di plasmare la materia. Opera criticata da molti, in quanto non romanzo, La chiave a stella risulta ostico per i diversi livelli narrativi, ma soprattutto per la riproduzione dell’oralità e, a mio avviso, per la presenza di molto lessico tecnico e meccanico che forse solo uno studente di Costruzioni ambiente e territorio può comprendere! Tuttavia, sempre nell’ottica di presentare Levi non solo come testimone, è utile leggere qualche pagina, in particolare le considerazioni che fa sul lavoro, come questa:

Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano meno di un aumento di paga o rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio o altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia, ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero (P. Levi, La chiave a stella, in Opere complete, a cura di M. Belpoliti, 3 voll., Einaudi, Torino 2017-2018, pp. 1097-1098)

Curvare la disciplina all’indirizzo

Leggendo questo articolo, molti di voi si stupiranno di fronte alla consistenza oraria della proposta ma, come ho avuto modo di sottolineare, il percorso è elastico, modellabile a seconda della peculiarità della classe, del suo ritmo di apprendimento e dell’indirizzo scelto. A titolo di esempio, consiglio di potenziare la trattazione del Sistema periodico negli indirizzi scientifici, arrivando a leggere 4-5 racconti, mentre è opportuno lavorare maggiormente su La chiave a stella e I sommersi e salvati negli Istituti professionali, tecnici, oppure nel Liceo economico-sociale. Le Indicazioni Nazionali, infatti, sono fatte “con lo stampino” per Lingua e letteratura italiana, ma credo che, ove possibile, per autori non canonici, sia possibile curvare la disciplina all’indirizzo in cui si insegna. Ma, forse, questo è lo spunto per un altro articolo futuro…

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