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Una sfida impossibile?
Tra i momenti più (tragi)comici degli open day ci sono sicuramente quelli dedicati alle domande che i genitori degli studenti di terza media pongono ai docenti cooptati per presentare gli indirizzi liceali col latino. Tra interrogativi sull’utilità della disciplina e la sostenibilità della tanto odiata grammatica, si scade sempre in luoghi comuni come “il latino allena la logica”, “il latino aiuta a ragionare”, “il latino serve anche per la matematica”, senza centrare, a mio avviso, il nocciolo del problema, ben spiegato, a mio avviso, da un collega che stimo e che liquida sempre la questione così: «Signora, è inutile star qui a ragionare sull’utilità o meno di una disciplina, in questo caso il latino: la lingua e civiltà latina è una lente d’ingrandimento per vedere meglio la realtà che ci circonda. Chi non studia latino vede la realtà a due dimensioni, chi sa la lingua a tre dimensioni».
Tutte belle parole, in cui crediamo sicuramente noi docenti di lettere, ma che è difficile far capire a famiglie e studenti cresciuti, in certi contesti, col mito dello studio immediatamente spendibile e con un senso pratico spiccato: a meno di voler lavorare in Vaticano, il latino non ha alcuna utilità pratica ma rimane comunque, per usare le parole di Guido Milanese in chiusura del suo pamphlet del 2024, intitolato Le ragioni del latino, «una forza potente di consapevolezza e di liberazione culturale» (p. 133).

Quale approccio?
Arrivati a settembre, assegnati alle classi prime, si pone poi un problema, a mio avviso, ancora maggiore: proporre un approccio accogliente e non banalizzante alla lingua latina, cercando di non spaventare ma, allo stesso tempo, non negando il metodo e il rigore che l’apprendimento di una nuova lingua richiede. So di essere invalsa, anche perché avvalorata da alcuni manuali, la pratica di dedicare le settimane di settembre e della prima metà di ottobre al ripasso dell’analisi logica italiana; questa servirebbe, secondo alcuni docenti, a rinforzare le basi grammaticali che una lingua flessiva come il latino richiederebbe. Ricordo ancora, nel mio ruolo di studente universitario che impartiva ripetizioni, le ore passate a rivedere la grammatica italiana con degli studenti di prima superiore: a dicembre si era però ancora fermi alla prima declinazione e al presente/imperfetto indicativo, ma si poteva, in compenso, catalogare qualsiasi complemento italiano.

A mio avviso, però, spostare il focus dal latino all’italiano, fa della lingua dei Romani un’ancilla priva di statuto autonomo. Sono convinto invece che gli studenti debbano essere immersi sin da subito nella lingua e civiltà antica, recuperando poi in itinere, costantemente, i contatti con l’italiano. Un approccio del genere risulta meno ostativo e permette di motivare all’apprendimento anche i più ritrosi.
In questo articolo proporrò, quindi, qualche idea per le prime settimane (o mesi) di classe prima, spendibili per un liceo scientifico, delle scienze umane o linguistico: come si vedrà, si presenteranno attività legate al metodo induttivo-contestuale, valenziale, con un occhio di riguardo anche alle proposte presenti nel volume di Maria-Pace Pieri, La didattica del latino. Perché e come studiare lingua e civiltà dei Romani, che consiglio di recuperare. L’obiettivo è coniugare lingua e cultura latina, cercando di evitare l’indottrinamento grammaticale a cui sono spesso sono sottoposti pueri e puellae in arrivo dal I ciclo, ma neanche proporre un latino soft poco credibile e che crea illusioni…

Il latino intorno a noi
Una delle strategie che sperimento già nei cosiddetti microinserimenti (brevi lezioni o cicli di lezioni di latino per studenti della secondaria di I grado) consiste nel mostrare come la lingua classica sia ancora intorno a noi e una conoscenza della lingua dei Romani consenta di comprendere meglio il mondo circostante e noi stessi. Se in quei momenti la componente ludica ha la meglio (come nel gioco Caccia all’etimologia), si possono riutilizzare gli stessi contenuti per attività più strutturate nei primi mesi della classe prima.
Una fonte inesauribile è il Dizionario etimologico, che può essere utilizzato nel laboratorio di informatica per risalire all’etimologia di alcune parole. Insegnando in un liceo scientifico a curvatura biomedica, si può lavorare sul lessico della medicina, indagando l’etimo latino di termini come, per esempio, cesareo, rotula ma, in tutti gli indirizzi, scovare etimologie particolari consente di illuminare termini spesso oscuri per gli adolescenti.

Oltre al lavoro sulle etimologie, è utile proporre attività su parole che, a prima vista, non sembrano latine come, per esempio, campus, auditorium, agenda, incipit ormai acclimatate nella lingua italiana; per completare questa immersione sulla presenza latente del latino nell’italiano, senza demonizzare l’AI, si può chiedere, per esempio a Gemini, una raccolta di 50 proverbi latini, con relativa traduzione. Dopo aver effettuato la raccolta, gli studenti saranno chiamati a una sfida su questi proverbi, per apprendere e interiorizzare il risultato della scrittura di un prompt.

Una lingua con un suo funzionamento: cenni di metodo induttivo contestuale
Dopo questa introduzione lessicale-etimologica, si può impostare il lavoro sulla prima declinazione attraverso il metodo induttivo-contestuale, avvalendosi di alcune pagine di Familia Romana di Hans Henning Ørberg, in particolare il primo capitolo Imperium romanum con la celebre pagina dedicata alla descrizione dell’Italia.


Narrazione stucchevole a parte, si possono usare queste piccole frasi di ambito geografico per introdurre alcuni concetti della lingua latina che andranno poi formalizzati nelle ore successive: il nominativo, la concordanza sostantivo-attributo, il verbo sum usato come copula e come nome del predicato, la mancanza dell’articolo. La ripetizione martellante, d’altra parte, di alcune parole, tende a promuovere la memorabilità e a far capire alle creature che il latino è una lingua, non una grammatica, e che, pur essendo morta, richiede lo stesso funzionamento di inglese, francese e spagnolo. L’evidenziazione di termini che sono rimasti simili nell’italiano nella fonetica contribuisce poi a evitare l’irretimento e la corsa sfrenata al dizionario, rassicurando anche i più timorosi.
Uno strumento interessante, specie se si insegna al Liceo Linguistico, è il materiale reso disponibile online dal Cambridge Latin Course; su questo portale si trovano 12 brevi storie, con attività annesse. Consiglio, ovviamente, di selezionare la prima storia, che mette al centro il cane della familia, dal nome dantesco di Cerberus. Ogni parola del testo reca la traduzione in inglese, ma sotto ci sono interessanti attività sul lessico e la comprensione del brano, ovviamente in lingua inglese! In caso di studenti NAI, può essere un valido supporto nei primi approcci al latino.

Nota a margine: la rete contiene moltissime risorse legate al metodo induttivo-contestuale, ma il grosso problema consiste nella pronuncia classica di questi video che, se non adottata poi nell’anno scolastico, rischia di essere destabilizzante per gli studenti. Dunque è opportuno che questi vengano letti dal docente secondo la pronuncia che si adotterà poi in classe.
Il verbo al centro: una “valenziale” soft
Non è mia intenzione inserire in questo mio articolo sull’accoglienza uno spiegone sui vantaggi del modello valenziale nell’apprendimento del latino; per questioni “di didattica” rimando alla presentazione tenuta all’interno del ciclo di incontri Ars docendi in Cattolica, liberamente reperibile qui.
Dopo aver introdotto, con la classe, il concetto di caso e aver spiegato che ognuno raggruppa delle macrofunzioni che non vanno confuse coi “complementi italiani” è opportuno mettere gli studenti “in azione” assegnando loro dei verbi ad alta frequenza (reperibili sul manuale) chiedendo loro di “prevedere” quali casi reggano, aiutandosi anche col dizionario; è utile, prima di questa operazione, spiegare brevemente il significato del pronome aliquis, aliquid. Sul quaderno, gli studenti saranno chiamati a lavorare a coppie in ottica previsionale, svincolandosi, quindi, dalle stucchevole domanda “che complemento vuole”?, ma applicando la nozione di caso in modo puntuale. Questa operazione, un po’ meccanica, in realtà consente di interiorizzare un metodo di lavoro rigoroso e, una volta messi di fronte a frasi vere e proprie o brani di versione, a ricorrere quanto meno possibile al dizionario. Ecco un esempio di tabella svolta:
| Verbo | Coniugazione di appartenenza | Casi richiesti |
| tenēre | seconda | nominativo e accusativo |
| laudāre | prima | nominativo e accusativo |
| petĕre | terza | nominativo, accusativo, a/ab e ablativo |
| praebēre | seconda | nominativo, accusativo, dativo |
| invenīre | quarta | nominativo e accusativo |
Si tratta, lo so, di un lavoro piuttosto ripetitivo, ma che a mio avviso dà i seguenti risultati:
- gli studenti percepiscono la vicinanza tra italiano e latino, quando spesso, di fronte a un testo latino, si dimenticano del tutto che è scritto nella lingua “madre” dell’italiano;
- imparare i verbi legati alle valenze (mobili o meno) che reggono ne consente una migliore comprensione;
- dal momento che il verbo è l’attore principale della frase, diventare consapevoli di quanti più significati possiede consentirà una decodifica del testo più facile.
Un’utile operazione, nella modalità della gamification, consiste poi nella messa in scena di un gioco, chiamato Valenza game, su cui ho scritto in questo blog (recupera il pezzo qui) e in un articolo uscito sulla rivista «Bricks» intitolato Digitale e gamification nella didattica del latino (articolo qui).

Promuovere la civiltà latina
Una delle novità più interessanti (e divisive) delle nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo di Istruzione è stata l’introduzione di una nuova disciplina, ovvero il Latino per l’Educazione Linguistica (d’ora innanzi chiamato LEL). La commissione, presieduta dal Prof. Andrea Balbo, dell’Università di Torino, ha ritenuto opportuno re-introdurre, in forma però opzionale, il latino al I ciclo, non come “anticipazione” di contenuti da svolgere al liceo, ma come prima immersione in una civiltà che continua a parlarci. Scrivono gli estensori delle Indicazioni Nazionali:
Tramite il LEL si punta a rafforzare la conoscenza del lessico delle lingue oggetto di studio e in particolare della lingua italiana, ad acquisire maggiore consapevolezza del significato delle parole, approfondendone la semantica e a preparare gli studenti a una migliore conoscenza della grammatica e della sintassi della lingua italiana a partire dalla base grammaticale latina.
Nei diversi manuali che saranno utilizzati in seconda media a partire dal corrente anno scolastico, la lingua latina è inserita nel contesto della civiltà che l’ha prodotta: non si tratta, quindi, di “anticipare” il programma di prima liceo alle medie quanto, per riprendere un articolo di Orietta Pozzoli (recuperabile qui), di usare la «rilevanza attribuita alle parole e alle storie di Roma antica come strumento di comprensione di sé e del presente, come sguardo aperto all’alterità, come ponte verso il futuro».
Un valido aiuto nel creare, anche nei primi approcci al latino, una sinergia tra lingua e civiltà è fornito da manuali come Grammatica picta di Pepe – Golin e Vividamente, di Ciuffarella-Diotti, con quest’ultimo che propone una metodologia inclusiva e accogliente, attraverso Un testo per iniziare. Ogni unità di Vividamente si apre, infatti, con un brano, tratto, per il volume 1, dalle Fabulae di Igino: qui gli studenti hanno il testo, ovviamente adattato, tradotto a fronte in italiano.

All’atto pratico, è opportuno accorpare, se si ha la tanto auspicata cattedra di italiano e latino, le ore di epica con quelle di latino, in modo che, nel corso della mattinata, si possa passare agilmente tra i due diversi contenuti; capita spesso, infatti, che i brani di versione mettano al centro dei miti o, al più, rielaborazioni di episodi tratti da Iliade, Odissea ed Eneide. In questo caso l’analisi del mito di Prometeo consente di spiegare la seconda declinazione agganciandole una “storia” da sviluppare, con più compiutezza, in Epica, attraverso passi della Teogonia di Esiodo.
Una risorsa davvero interessante è poi stata messa in rete dall’ottimo Alessandro Iannella, esperto in latino e digitale: il portale Latin fables contiene infatti delle favole latine inclusive, con la trascrizione audio della favola e la sua rappresentazione con disegni. L’elemento più efficace, a mio avviso, è però la scomposizione del brano in sintagmi, che consente anche l’anticipazione, tramite metodo induttivo, di argomenti che la grammatica normativa-traduttiva colloca alla fine del lungo percorso grammaticale.

Prendiamo, a titolo di esempio, questa frase:
Vulpes ad cenam dicitur ciconiam prior invitasse et illi in patina liquidam posuisse sorbitionem quam nullo modo gustare esuriens potuerit ciconia.
In due ore si possono, quindi, combinare la spiegazione del genere della favola, nella letteratura latina e italiana, con un apprendistato grammaticale e lessicale, senza perdere di scientificità, ma dando a tutto una cornice di senso che renderà la lingua latina più attrattiva.
Le ragioni del latino
Su Instagram spopolano i video di Jean.GPT, nome d’arte del poeta Gianluca Furnari, che attraverso l’AI crea video in cui animali parlanti dibattono di letteratura, filosofia, arte; in un video (recuperalo qui) la docente di Lettere Bua afferma orgogliosamente «Io ai miei alunni dico sempre che il latino è utile per la logica», ma è subito smentita dall’intervistatore “provocatore” che controbatte: «E allora perché non insegnare logica?».
Ironia a parte, nei primi approcci al latino va subito smontata questa corrispondenza che lo vede come lingua matematica; riprendendo Milanese, «che il latino insegni a ragionare è infatti vero, ma qualunque materia che si affronti e si studi con intelligenza aiuta a ragionare» (G. Milanese, Le ragioni del latino, Morcelliana, Brescia 2024, p. 6). Nei primi approcci va quindi sottolineata sempre, anche in modo martellante, la sua «funzione di educazione linguistica e storica non sostituibile in merito alla cultura europea e di origine europea» (Milanese, op. cit., p. 130). Solo battendo su questo punto si potrà ancora conservare il latino a scuola come palestra di civiltà, prevenendo quelle derive, penso al programma di Futuro Nazionale, che stanno strumentalizzando (e distorcendo) la tradizione romana per fini prettamente politici.
Come insegnanti, credo, possiamo fare molto per arginare queste tendenze che di scientifico hanno ben poco.