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Nella prima parte dell’articolo, uscito giovedì scorso (recuperalo qui), dopo il tipico preambolo autobiografico, riflettevo sulle criticità dell’insegnamento della lingua e letteratura italiana al biennio, passando in rassegna i moduli di epica, grammatica, scrittura per concentrarmi, infine, sulla mia croce, ovvero lo svolgimento del percorso di antologia. Le riflessioni miste a geremiadi proseguono in questa seconda parte. Buona lettura!
I Promessi sposi: croce e delizia dell’insegnante di lettere
«Sì, professore, E. mi racconta sempre delle lezioni che fate sui Promessi sposi. Le ho detto: porta pazienza, erano pesanti anche al mio tempo, ma vedrai che col tempo ne capirai l’importanza». Stralci di un colloquio di gennaio, con un genitore che mi riporta la percezione a casa del romanzo manzoniano, a cui dedico, come avrete capito, un cospicuo monte ore. Sarà stato il trauma del TFA (ne parlavo qui), in cui la docente di Didattica dell’italiano sosteneva la centralità dell’opera nel percorso di italiano del secondo anno (ripeteva sempre «Nei Promessi sposi, ragazzi, c’è tutto»); sarà stato il contatto con colleghi che stimo e che affrontavano con profondità il romanzo manzoniano, ma se dovessi calcolare le ore, credo di attestarmi sulle 50 ore sulle complessive 132 annuali del secondo anno!

F. Gonin, Don Rodrigo e il Griso
Nel corso del tempo, ho imparato però ad asciugare molto la parte introduttiva, sul contesto storico, la vita di Manzoni e la lunga elaborazione dell’opera, per concentrarmi maggiormente sul testo e sull’attività di analisi, commento e interpretazione. Famosa è un’altra frase di un mio alunno del Liceo Linguistico, R. O., che mi disse un giorno: «Prof., noi non abbiamo letto I promessi sposi, ma li abbiamo analizzati, è ben diverso»; il testo manzoniano, come ripeto sempre a mo’ di mantra, non va infatti letto per la trama (alla fine si sposano…), quanto per gli sguardi che consente sul mondo, ma anche su noi stessi.
Non sono solito assegnare capitoli per casa, quanto proporre un’introduzione schematica (con l’ausilio anche di presentazioni) al capitolo e passare alla lettura meditata, ad alta voce, avvalendomi di Rai Play e della recitazione chiara, vigorosa e coinvolgente di attori quali Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio e Paola Pitagora. Teatralizzare il testo, infatti, se gli studenti non sono bravi a leggere, lo può rovinare, così come portare a fraintendimenti e, quindi, salvo casi particolari di capitoli letti (malamente…) da me perché sottoposti a tagli drastici, meglio affidarsi a voci esperte.

Ovviamente, analizzare e non leggere il testo, implica la scelta di capitoli decisivi e un’operazione di collante da parte del docente che, in un percorso del genere, riveste un ruolo decisivo. In questa tabella, propongo la mia selezione di capitoli, inclusi in quel monte ore di 50, con una breve motivazione della scelta.
| Capitoli in progressione | Perché leggerlo/leggerli |
| 1 | Per la descrizione del ramo di Como, per l’inizio dell’azione narrativa e la possibilità di ragionare sulla giustizia nel Seicento e attuale |
| 2 | Per la presentazione dei promessi sposi e il rapporto tra Renzo e la scrittura |
| 3 | Per la comicità dell’episodio di Azzeccagarbugli e il fallimento del primo processo di miglioramento |
| 4 | Per l’analessi di Lodovico-fra Cristoforo e la riflessione sul cambiamento e il perdono |
| 5 | Per la presentazione di don Rodrigo attraverso il suo palazzotto e la discussione al banchetto |
| 6 | Per lo scontro tra don Rodrigo e fra Cristorofo, con quel Verrà un giorno ripreso nel cap. 33 |
| 8 | Per la notte degli imbrogli, una notte tipicamente italiana e l’addio ai monti, adatto a diverse attualizzazioni e riscritture da parte degli studenti (un esempio di Linda Cavadini qui) |
| 9-10 | Per la storia di Gertrude, un capolavoro narrativo e di psicologia. Per la possibilità di riflettere sull’educazione e sul rapporto tra padri e figli |
| 11, 13, 14, 15 (con tagli) | Perché rappresentano la descensus ad Inferos di Renzo e permettono a Manzoni di riflettere, come un sociologo, sulla massa |
| 17 | Per la riflessione sulla Provvidenza nella fuga di Renzo sull’Adda. Per la possibilità di introdurre il concetto di cronotopo bachtiniano |
| 19, 20,21 | Perché la vicenda dell’Innominato consente di riflettere su tematiche come il perdono, la giustizia e il cambiamento |
| 33 | Per la terribile notte di don Rodrigo, l’incubo più bello della letteratura pre-freudiana, il tradimento del fedel Griso e la strana descrizione della vigna di Renzo |
| 35 | Per il perdono di Renzo nei confronti di don Rodrigo, nel passo più emozionante del romanzo |
| 38 | Per il sugo della storia e la morale di Renzo. Per la possibilità di riflettere con la classe sul romanzo senza idillio secondo la definizione di Raimondi. |
La letteratura delle origini: uno svolgimento necessario
Mentre sto scrivendo questo articolo, ho appena steso il planning delle ultime settimane in classe terza, arrivando a questa conclusione: bisogna assolutamente iniziare il percorso di letteratura in seconda, affrontando il contesto medievale, le origini della lingua e poi della letteratura italiana, introducendo i concetti di chanson de geste, lirica provenzale, scuola siciliana, poesia religiosa e siculo-toscana. In caso contrario, risulta difficile affrontare in terza almeno uno dei grandi autori del Rinascimento, come Ariosto o Machiavelli.

Come affrontare però questi contenuti che, a mio avviso, possono risultare ancora complessi per studenti di 15 anni? Credo in due modi:
- da una parte, usandoli come palestra di lettura, per affinare le tecniche poetiche e ripassare la metrica, le forme della tradizione e potenziare le strategie di analisi del testo poetico;
- dall’altra parte, sfruttandoli per proporre brevi attualizzazioni e scritture tra il personale e l’argomentativo.
Si tratta del taglio che è stato dato alla Letteratura delle origini nell’unità intitolata Così lontani, così vicini all’interno dell’antologia Più vasto del cielo, a cui ho collaborato per alcune parti, tra cui questa, scritta a 4 mani con Linda Cavadini. Per fare un esempio, il Cantico di frate Sole viene prima analizzato nei suoi aspetti formali, contenutistici, tematici, ma nell’attività “La poesia mi riguarda” si propone una riflessione che leghi San Francesco ai movimenti ecologisti. Allo stesso modo, dal sonetto di Cecco Angiolieri S’i’ fosse foco si sviluppa una riflessione sulla satira nella società contemporanea. Credo che solo così la letteratura possa aver senso, al biennio, ma forse in tutto il percorso quinquennale.

Valutare il mappazzone
Un percorso di apprendimento così eterogeneo implica anche problematiche nella gestione della valutazione, che spesso è lasciata al libero arbitrio dell’insegnante. In assenza di una programmazione d’area (esiste la libertà di insegnamento, lo dice la Costituzione!), anche le prove di verifica risultano a volte, per numero e tipologia, molto diverse tra classi parallele dello stesso istituto, generando, talvolta, malumori nelle famiglie, specie se hanno fratelli nella stessa scuola. Non ho una risposta a questo problema, ma cerco di presentarvi con una tabella come programmo e valuto nel corso del biennio.
| Periodo e numero di ore per blocco | Valutazioni / prove di verifica e tipologia |
| I quadrimestre del primo anno > 3 ore di narrativa e 1 ora di grammatica/scrittura | 1 prova di comprensione e analisi del testo narrativo, 1 riassunto, 1 testo descrittivo o espressivo, 1 verifica di grammatica (pronome e verbo), 1 prova orale di narrativa > 5 valutazioni complessive |
| II quadrimestre del primo anno > 1 ora di narrativa, 2 ore di epica, 1 ora di grammatica/scrittura | 1 prova di comprensione e analisi del testo narrativo, 1 prova di analisi del testo di epica e 1 testo espositivo di epica, 1 prova orale di epica, 1 tema di attualità, 1 verifica di grammatica (sintassi della frase semplice) > 6 valutazioni complessive |
| I quadrimestre del secondo anno > 2 ore di epica, 1 ora di Promessi sposi, 1 ora di grammatica / scrittura | 1 prova di analisi del testo di epica (Eneide), 1 prova orale di epica, 1 testo argomentativo, 1 prova di grammatica (sintassi della frase semplice), 1 prova semistrutturata sui Promessi sposi (parte generale + primi 4 capitoli) > 5 valutazioni complessive |
| II quadrimestre del secondo anno > 2 ore di Promessi sposi, 1 ora di poesia con letteratura delle origini, 1 ora di grammatica/scrittura | 2 orali sui Promessi sposi (1 orale alla cattedra più 1 prova semistrutturata in caso di classe numerosa), 1 testo espositivo sui Promessi sposi o 1 comprensione di un passo dei Promessi sposi noto/non noto, 2 testi argomentativi, 1 prova di analisi del testo poetico, 1 prova di italiano sul modello dei test Invalsi > 7 valutazioni complessive |
Si tratta, come potete vedere, di un numero di verifiche, a mio avviso, elevato, ma necessario per riuscire a poter valutare lo studio di studenti del primo biennio, a cui vanno dati feedback più frequenti di quelli del triennio; la mole dei testi scritti non è comunque paragonabile a quella del triennio e anche la correzione, se la produzione si attesta sulle tre-quattro colonne, risulta gestibile. A queste “prove standard”, si aggiungono, nella scuola dove insegno ora, una serie di prove brevi, su un piccolo contenuto didattico (test computer based, domande dal posto, esposizione della lezione precedente), che servono a monitorare il processo di apprendimento. Anche volendo tagliare qualcosa, non si riesce, a mio avviso, a scendere sotto il numero delle 5, con un aggravio per il docente del biennio non indifferente (ne parlavo qui), che si aggiunge a quello di gestire spesso manuali con testi peregrini e poco noti, da rivedere prima di ogni lezione.
Autoassolversi
Arrivato alla conclusione di questo articolo “doppio”, che si è dilungato più del previsto, diventando esso stesso un mappazzone come quello che volevo denunciare, mi permetto una riflessione, che è anche un’autoassoluzione mia e di tutti gli insegnanti di lettere assegnati al primo segmento del II grado: progettare un percorso di italiano coerente ed equilibrato al biennio non è un’operazione semplice, ma credo che se avremo infuso negli studenti il piacere della lettura, dell’approfondimento delle tematiche letterarie e promosso delle buone competenze di scrittura, avremo fatto il nostro dovere, anche senza aver analizzato 12 capitoli dei Promessi sposi, 10 passi omerici o 30 testi di antologia sui due anni.
Dovremmo, a mio avviso, cercare di svincolarci da logiche prestazionali, per virare verso percorsi più snelli ed economici, ma il Ministero dovrebbe aiutarci in questo senso e non sommergerci di Indicazioni che, lo sappiamo bene, sono percepite da molti come prescrizioni. Il biennio, a mio avviso, dovrebbe essere la prosecuzione del I ciclo e quindi, nel limite del possibile, una palestra di lettura e scrittura, con tempi lenti, ahimé un po’ inconciliabili, ad oggi, col mappazzone che ho presentato nell’articolo. Speriamo quindi che le nuove Indicazioni Nazionali in arrivo migliorino la situazione, anche se, dopo aver visto quelle del I ciclo, non sono ottimista a riguardo…
Una opinione su "Di fronte a un “mappazzone”: insegnare italiano al biennio / 2^parte"