Di fronte a un “mappazzone”: insegnare italiano al biennio / 1^ parte

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Aule che somigliano a cucine di Masterchef

Iliade, Odissea, analisi della frase semplice, Promessi sposi, Invalsi, poesia, teatro, testo argomentativo, letteratura delle origini e via dicendo: gli argomenti che il docente di lettere deve affrontare al biennio assomigliano proprio a quel mappazzone reso celebre a Masterchef da Bruno Barbieri. Ricordo che, quando iniziai a insegnare, nel lontano settembre del 2010, ebbi parecchie difficoltà nello strutturare un percorso di apprendimento adeguato nella classe 2A Liceo della Comunicazione (…) in cui ebbi uno sciagurato “italiano”: la gestione dei tre manuali (grammatica, antologia, Promessi sposi in mille edizioni, ovviamente tutte diverse per non sforare il tetto di spesa) mi diede molti problemi e non rimasi soddisfatto del percorso fatto. Ben diverso fu (ed è tuttora) il discorso al triennio, dove lo studio della letteratura conferisce maggiore unitarietà al percorso, poiché i momenti laboratoriali sulla scrittura e sulla lingua italiana spesse volte traggono spunto da tematiche emerse durante la lettura dei classici.

Alla fine di ogni anno che trascorro al biennio sono invece attanagliato dalla medesima delusione, mista a sconforto: paura di aver lavorato male, di non aver potenziato la scrittura, di non aver riflettuto abbastanza sulla grammatica e aver fatto pochi passi di Omero e Virgilio; i sensi di colpa riguardano anche la lettura (ovviamente non integrale) dei Promessi sposi e l’utilizzo ridotto dell’antologia di Poesia e teatro del secondo anno.

I manuali del biennio: una pesantezza impossibile

A inizio maggio compileremo la lista dei libri di testo per l’a.s. 2025-2026 e, come sempre, i manuali di italiano del biennio la faranno da padrone; se consideriamo infatti un istituto tecnico di buon livello o un liceo, ci attestiamo su questa pletora di volumi, da far acquistare alle famiglie (con un costo non indifferente, che si attesta a 1/4 della spesa annua) e usare in classe:

  • una grammatica, che parte dall’articolo e arriva fino all’analisi del periodo, per una media di 500 pagine di cui se ne faranno a malapena, in due anni, 200;
  • un libro di antologia, strutturato in tre volumi: narrativa, epica, poesia e teatro;
  • i Promessi sposi, in edizione integrale o in antologia;
  • un volumetto di scrittura o per esercitarsi sulle prove Invalsi;
Alcuni dei manuali del biennio che ho avuto in adozione in questi 15 anni di insegnamento.

Un parco-manuali tanto esteso mi provoca sempre disagio: fare spendere 15 e passa euro per un volume B di Poesia e Teatro che useremo per 20 ore all’anno o 30 euro per un’edizione dei Promessi sposi di cui a malapena faremo 10 capitoli è, a mio avviso, qualcosa di non sostenibile; il quadro orario di italiano, poi, con 4 ore a settimana e 132 in un anno, ci suggerisce una didattica più snella, rispettosa anche dei tempi di apprendimento degli studenti, che vanno guidati, in questa fase, anche a scoprire sé stessi e la propria interiorità attraverso la lettura e scrittura, non inondati di conoscenze come se stessero all’Università.

In questo articolo, più riflessivo che operativo, pieno di dubbi più che di certezze, cercherò di spiegare come affrontare con buon senso tale mappazzone, cercando di farlo diventare il meno indigesto possibile per noi docenti e per gli studenti. Dato che non voglio predicare bene e razzolare male, eviterò di far diventare questo articolo stesso un mappazzone e lo dividerò in due parti, con la seconda in uscita tra pochi giorni.

L’ epica: tanto amata, quanto ostica

Quando si pensa all’esperienza di italiano al biennio, vengono in mente passi come l’incontro tra Ettore e Andromaca narrato nell’Iliade o lo scontro col Ciclope Polifemo nell’Odissea; l’epica, agli studenti, ma anche agli insegnanti, piace davvero molto, perché rappresenta l’archetipo di tutte le storie, e compone, a differenza dei brani antologici, un racconto organico. Tuttavia credo che dando una preminenza eccessiva all’epica, tanto omerica quanto latina, si stia coprendo con una foglia di fico la problematica di crescere lettori e scrittori esperti: posto che si può scrivere a partire dai passi omerici, credo che all’epica si debba dedicare un monte equilibrato, nell’ordine delle 25 ore sui due anni.

Una soluzione, che ho adottato a partire dagli ultimi anni, consiste nel collocare l’epica in un orizzonte temporale delimitato e circoscritto, immergendo gli studenti nel racconto epico, tra gennaio-febbraio della prima e ottobre della seconda. L’introduzione a Iliade, Odissea ed Eneide deve essere quanto più asciutta e sintetica, per lasciare spazio al contatto col testo, senza esagerare nel numero di brani ma, soprattutto, cercando, dopo i primi passi-modello, di far apprendere un metodo di lavoro.

Fondamentale, per me è che gli studenti di prima siano in grado di gestire in autonomia l’analisi di un testo epico, seguendo i passi delineati in questa tabella, ad usum magistrorum. Questa risulta, in realtà, anche un’ottima guida per il ripasso domestico e l’autovalutazione della propria preparazione.

Domande-guida
ContestualizzazioneCosa precede il passo? Cosa segue?
RiassuntoRiassumi gli snodi principali del passo.
TemiQuali sono i temi del passo? Ricorrono delle parole-chiave? Dei simboli?
Omero e noi / AttualizzazioneQuali aspetti del brano sono più vicini alla tua sensibilità? Quali elementi dell’epica ritrovi nella società contemporanea?

Il quarto passo può prevedere una piccola produzione, che solitamente limito al numero di parole, per avere la possibilità di leggere e correggere tutti; come sottolinea il compianto Adriano Colombo, consegne di scrittura chiare, sintetiche e frequenti allenano maggiormente la scrittura di un “tema” lungo 4-5 colonne ogni 3 mesi. Va da sé che, con un metodo un po’ oldish, non mi faccio mancare il tema espositivo di epica, ma non lo vedo come un peccato, quanto una modalità per imparare a esporre su dei contenuti che si possiedono saldamente.

Antologia: ovvero un mare magnum dove perdersi

Non ho mai amato le antologie, forse perché ne subisco la pesantezza e mi sento obbligato a fare il maggior numero di testi presenti. Intrise di strutturalismo, mi recano grande disagio, e rappresentano una perdita di tempo per la lettura di testi spesso peregrini o funzionali alla presentazione di un dato argomento. Se, per quanto riguarda la classe prima, riesco a utilizzare il volume di Narrativa per conoscere anche la classe e vedere come leggono e scrivono, per poesia e teatro il discorso cambia e, ahimé, devo fare delle scelte radicali, che mi portano a una messa in secondo piano rispetto agli altri contenuti.

Personalmente, sono un fan delle tre ore di antologia nel primo quadrimestre del primo anno: l’immersione nei racconti e nei passi di romanzi presenti serve da collante per dare unitarietà al programma di italiano. Sono solito concentrare le spiegazioni di narratologia nei primi due mesi dell’anno, accostando a essi la lettura di alcuni brevi romanzi che servono per creare un percorso di lettura adeguato all’età dei discenti; ottengono sempre un buon successo opere come Io e te di Niccolò Ammaniti, Le lacrime dell’assassino di Anne-Laure Bondoux, Il senso dell’elefante di Marco Missiroli, Lo spregio di Alberto Zaccuri e altri (come Il grande manca di Pierdomenico Baccalario o i libri di Giusppe Festa) proposti dalle librerie con cui si collabora.

Il problema si pone nel secondo anno, in cui la presenza dei Promessi sposi rende difficile dedicare tanto tempo all’antologia, che dovrebbe concentrarsi su poesia e teatro. Si tratta di fare delle scelte e, considerando che tutto il terzo anno sarà dedicato all’analisi del testo poetico, ritengo necessario sacrificare questo percorso rispetto ad altri: è fondamentale che i ragazzi conoscano le nozioni principali di metrica e come individuare temi, simboli e le principali figure retoriche, ma non mi addentro in percorsi su autori o particolari tematiche (p.e. amicizia, natura, sentimenti), che affollano le antologie, dilungandosi per pagine e pagine.

Due anni fa avevo proposto un percorso sulle poetesse femminili, con la presentazione di una lirica particolarmente significativa nell’ottica della divulgazione; durante la prima didattica a distanza dello sciagurato anno scolastico 2019-2020 avevo progettato un modulo intitolato video-poesie (recuperalo qui). Credo quindi che, una volta dedicate 10-12 ore agli aspetti tecnici e formali del testo poetico, sia possibile dedicarsi a dei compiti di realtà, mettendo gli studenti a contatto, in lavori di gruppo, con testi poetici.

La riflessione sulla lingua e la scrittura

Non è mia intenzione spendere molte parole su questi due snodi del percorso di italiano al biennio, dal momento che ne ho scritto diffusamente sia su questi schermi (per la grammatica il riferimento è questo) e sia su «La letteratura e noi» (articolo qui). Credo però che grammatica e scrittura debbano essere sempre più saldate, attraverso il contatto con testi veri e non con frasette ed esercizi stereotipati in stile Sensini. Dall’analisi del testo, di taglio espositivo o argomentativo, si possono proporre tracce di scrittura a vari livelli, lavorando sulla progressiva ampiezza, ma sempre tenendo ben fermo il precetto “occasioni di scrittura brevi, ma frequenti” e, aggiungo io, “in classe“, dato che assegnare elaborati per casa sta diventando sempre più complesso per l’intrusione di intelligenze artificiali di vario tipo (si legga il recente bel pezzo su LN della collega Antonello Ronca, intitolato Sgamare stanca), che si stanno sostituendo al cervello dei nostri studenti, se non siamo bravi a calibrare le consegne.

Il teatro, questo sconosciuto

Le Indicazioni Nazionali sottolineano la necessità di affrontare nel primo biennio anche il testo teatrale, in particolare la tragedia attica del V secolo, ma chi ha tempo, in un panorama del genere, di affrontare dei testi teatrali di cui, parlo per esperienza, non si hanno che conoscenze libresche o limitate agli aspetti essenziali? Se da una parte è frequente che all’Università tanti docenti (specie di lettere classiche) abbiano frequentato corsi di Storia del teatro classico e moderno, è altrettanto vero che, non insegnando al classico, questo ingrediente del mappazzone può essere ridotto all’osso, quando non evitato.

Immagine reperibile all’url: https://www.klpteatro.it/edipo-robert-carsen-recensione

Se si insegna in scuole di città, una valida e, a mio avviso, ben più efficace di ore e ore passate a leggere brani antologici di Sofocle, Euripide, Aristofane o Seneca è portare le classi a teatro: si tratta sempre di esperienze culturali importanti, che la scuola deve promuovere e che, dal mio punto di vista educativo, valgono più di mille attività spacciate come educazione alle emozioni. Numerose sono infatti le riletture in chiave moderna di tragedie (o commedie) classiche, ma non vanno neanche sottovalutate le rappresentazioni di evergreen come La locandiera di Goldoni o Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. Come in altre uscite e attività extracurricolari, decisivo è il ruolo del docente: se questa è preparata con indicazioni sulla trama e sui temi che si andranno a toccare, rimarrà un’attività significativa, da rielaborare in classe anche nelle ore successive.

Direi di non aggiungere, per oggi, altri ingredienti al nostro mappazzone. Nei prossimi giorni uscirà la seconda parte di questo articolo di didattica dell’italiano.

Per ora, vi aspetto nei commenti.

6 pensieri riguardo “Di fronte a un “mappazzone”: insegnare italiano al biennio / 1^ parte

  1. Mi trovo molto in linea con il tuo modo di gestire il mappazzone-biennio. Mi reputo meno efficace in seconda perché non ho ancora risolto la questione testo poetico: temo di non allenarli abbastanza in vista del triennio. Sul teatro calo un velo pietoso perché non riesco a farlo quasi mai. Mi dedico molto al testo argomentativo e al Debate. Ma, si sa, ognuno di noi insegna meglio quello che ama di più.

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  2. Mi interesserebbe, se possibile, conoscere la ripartizione oraria indicativa delle poche ore settimanali di italiano previste per il biennio.

    Ovvero, come lei organizza il tempo.

    Sono perfettamente d’accordo in merito a molte delle affermazioni scritte, sopratutto sulla narrativa e la scrittura.

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    1. Caro Andrea, le gestisco grossomodo così. In prima nel I periodo 3 ore di narrativa e 1 ora di grammatica; nel II periodo 2 ore di epica, 1 di narrativa e 1 ora di grammatica. Scrittura si lega a grammatica o a narrativa. In seconda nel I periodo 1 ora di grammatica, 2 di epica, 1 di Promessi sposi; nel II periodo 1 ora di grammatica, 2 di Promessi sposi e 1 di poesia. La scrittura si lega a grammatica o Promessi sposi.

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  3. Rispolvero questo articolo in un momento dedicato alla progettazione del prossimo anno. Mi trovo d’accordo con molte delle proposte di questo articolo (le consegne di scrittura brevi ma frequenti, l’accorpamento dell’epica in un percorso continuativo e non per singole ore settimanali, l’uscita a teatro).

    Mi chiedevo, a proposito dei brevi romanzi che citi abbinati allo studio della narratologia, come li proponi: lettura collettiva in classe o a casa? Ci lavori in classe dopo la lettura? Come?

    Grazie per la condivisione

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    1. Cara Stefania, i romanzi sono assegnati come lettura domestica e dedichiamo 1-2 ore in classe. Gli studenti devono trascrivere delle citazioni che hanno colpito la loro attenzione e condividerli con i compagni. Solitamente poi avviene un momento di Caffè letterario e, prima dell’avvento dell’AI, di scrittura a casa, che sostituisco con brevi testi in classe, del tipo, consiglia il romanzo a un coetaneo, oppure 5 ragioni per leggere questo romanzo. Si tratta sempre di letture, lo preciso, brevi, spesso legate a giornate del calendario civile (25 novembre, 8 marzo, 27 gennaio), talvolta non legate a valutazione, ma solo per promuovere il piacere della lettura.

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