Prima prova vintage: il mio commento alle tracce

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Un vecchio adagio recita che, durante gli Europei e i Mondiali, tutti gli italiani diventano allenatori di calcio; una dinamica simile è avvenuta nei giorni scorsi in occasione della prima prova dell’Esame di Stato, che è stata commentata sul web, all’inizio di ogni telegiornale e ha occupato, il giorno successivo, le prime pagine delle testate più importanti, con polemiche legate a tracce bollate come “sovraniste”. Da qualche anno a questa parte, anche per la cassa di risonanza rappresentata dai social, si crea un’attesa febbrile per il contenuto del plico telematico, che è stato aperto mercoledì 21 giugno alle 8.30; dopo giorni di correzioni sfiancanti, tra due scuole, in aule-forno e con all’esterno più di 30 gradi, ho trovato finalmente anche io il tempo di commentare le tracce della sessione ordinaria del 2023, con la consapevolezza derivante dai 40 svolgimenti che ho letto e valutato come commissario esterno.

https://www.corriere.it/scuola/maturita/notizie/tracce-di-destra-maturita-sovranista-3c78ab94-1038-11ee-bc1e-12c4aba14b7e.shtml

Sono sincero: quando la collega di inglese mi ha consegnato alle 8.50 i pochi fogli cartacei pinzati e da distribuire agli studenti, ho pensato che mancasse qualcosa; le pagine, a differenza delle solite 7-8, erano 6, a indicare, oltre al desiderio di risparmiare un po’ di carta, una spinta verso l’essenzialità delle tracce che, se a prima vista può sembrare positiva (e inclusiva), presenta invece lati negativi, specie nella tipologia B, l’analisi e produzione di un testo argomentativo.

Ma andiamo con ordine. Per la tipologia A, i due testi proposti erano una lirica di un tardo Quasimodo e un passo da Gli indifferenti, di Moravia, due autori che non sono neanche citati nelle Indicazioni Nazionali; in un anno siamo quindi passati dall’inserimento di colossi quali Pascoli e Verga (qui le tracce del 2022), a due scrittori che raramente vengono approfonditi negli itinerari di apprendimento della classe quinta. Di Quasimodo, solitamente, vengono talvolta affrontate le liriche Ed è subito sera, espressione dell’Ermetismo, ma anche Milano, agosto 1943 e Alle fronde dei salici, che si inseriscono nel contesto della seconda guerra mondiale e della Resistenza. Se, però, come ripeto da anni fino allo sfinimento, fare un autore equivale ad affrontarlo per almeno 6-8 ore con un certo grado di approfondimento e la lettura di 4-5 suoi testi, non credo si possa utilizzare questo verbo per il Premio Nobel del 1959, messo ormai in secondo piano dalla triade Montale, Ungaretti e Saba.

Immagine reperibile all’url https://www.raicultura.it/speciali/salvatorequasimodo

Se la lirica risulta un po’ piatta, specie se decontestualizzata, le domande non ne elevavano il livello: oltre a chiedere il riassunto e la nota metrica, si proponevano quesiti che volevano far ragionare lo studente sullo stacco tra la prima strofa in cui, riprendendo la Genesi, Quasimodo descrive la creazione del mondo da parte di Dio e la seconda, nella quale il nuovo creatore, l’uomo, ha lanciato in orbita lo Sputnik I. Le domande si soffermavano sulla ricorrenza di determinate aree semantiche e scelte lessicali, mentre la richiesta di analizzare la chiusura della lirica non spicca per originalità, anche perché il quesito stesso («A conclusione del componimento il poeta utilizza un vocabolo che conferisce al testo un andamento quasi liturgico; commenta questa scelta espressiva») indirizzava già la risposta. Nell’interpretazione si scrive: «Facendo riferimento alla produzione poetica di Quasimodo e/o ad altri autori o forme d’arte a te noti, elabora una tua riflessione sulle modalità con cui la letteratura e/o altre arti affrontano i temi del progresso scientifico-tecnologico e delle responsabilità della scienza nella costruzione del futuro dell’umanità». Qui ci troviamo di fronte a un dilemma: in una proposta del genere è richiesto un riferimento alla produzione di Quasimodo? Dal mio punto di vista no, ma quanti non la penseranno come me e invece avranno penalizzato gli studenti che, incuranti di Quasimodo, avranno iniziato a citare, per esempio, Leopardi, Mary Shelley, il Futurismo e il romanzo di Pirandello I quaderni di Serafino Gubbio operatore? Per tutte queste criticità do alla traccia un misero 6.

Passiamo alla tipologia A2, il passo da Gli indifferenti di Moravia: il brano era molto ridotto (una costante di tutte le tracce) e metteva in scena un dialogo tra Mariagrazia e i figli Carla e Michele, in procinto di essere sfrattati dalla loro villa per le manovre di Leo Merumeci, amante della madre. Le poche righe di introduzione non aggiungevano poi nulla al testo né sottolineavano la complessità del romanzo del 1929; sarebbe stato invece interessante spiegare il significato del titolo e dare qualche breve informazione sullo statuto dei personaggi.

Dopo il riassunto, seguivano domande di comprensione, a cui si poteva rispondere leggendo il testo senza particolari problemi, come se si trattasse di una prova di prima superiore; l’interpretazione invece recitava: «Commenta il brano proposto, elaborando una tua riflessione sulla rappresentazione del mondo borghese come delineato criticamente da Moravia. Puoi mettere questo testo in relazione con altri suoi scritti o far riferimento anche ad autori italiani e stranieri che hanno affrontato il tema della rappresentazione dei caratteri della borghesia». Su Moravia sfido chiunque ad averlo inserito nel programma di Italiano e aver letto dei suoi testi: a questo punto lo studente poteva virare sulla rappresentazione della borghesia nei romanzi inglesi di fine Ottocento, ma anche in Svevo, Pirandello o altri autori affrontati nelle letterature straniere. Si trattava quindi di una traccia salvagente, per chi ha problemi con la scrittura e si affida a conoscenze derivanti dallo studio; per questo motivo il mio voto è 7.

La tipologia B1, di ambito storico, presentava un passo dall’ostico volume L’idea di nazione di Federico Chabod in cui, attraverso le posizioni di Camillo Benso e di Giuseppe Mazzini, si rifletteva sul principio di nazionalità nel XIX secolo.

Lo storico Federico Chabod

Si trattava, a mio avviso, di un testo più espositivo che argomentativo e anche le domande incorrevano in un problematica spesso presente nella tipologia B: la ripetizione di quanto già richiesto nel riassunto. La mia impressione è che gli studenti che hanno scelto questa traccia non abbiano potuto “uscire” dal rigido steccato della traccia, si siano distesi in lunghi ragionamenti ripetitivi e, magari privi di un’idea ben definita sul concetto di nazione, si siano limitati a riprendere elementi del brano proposto. Si trattava di un testo che intercettava poi dei contenuti tipicamente di classe quarta, adatto solo a studenti con buon senso critico e in grado di argomentare una loro posizione sul tema di nazione come elemento che, se frainteso con nazionalismo, può portare alla chiusura verso l’altro. Ha fatto una bella riflessione sulla traccia Luciano Canfora, chiarendo la differenza tra nazione e nazionalismo e invitando tutti a rimanere ancorati al testo, senza vedervi derive sovraniste legate alle posizioni di Fratelli d’Italia. Ma la mia domanda, leggendo la traccia mercoledì, è stata la seguente: quanti studenti avranno il coraggio di sceglierla e di prendere posizione sul tema, data la loro proverbiale assertività? 4 studenti su 100, come evidenzia bene il dato statistico pubblicato dal MIM nella foto sotto. Voto alla traccia: 5, ma da riciclare come compito in classe per chi ha classi quarte.

Un buon successo ha riscosso il cosiddetto testamento spirituale di Piero Angela, il passo tratto da Dieci cose che ho imparato; a differenza della tipologia B1, il riassunto chiedeva di evidenziare gli snodi argomentativi del brano, che non venivano però ripresi nelle domande successive, volte invece a chiarire singoli concetti o espressioni.

Va rilevato però che il testo era troppo tagliato e, quando ciò accade, tutto il ragionamento tende a essere banalizzato e ripetitivo. La tesi fondamentale consiste nell’importanza della creatività, dell’innovazione in un panorama mondiale ricco di cambiamenti che ha visto crollare dei colossi che non si sono adeguati ai nuovi mercati (emblematico è il caso della Kodak) ma chi, onestamente, potrebbe esprimere una posizione diversa? Chi non condividere le riflessioni dell’illustre uomo di scienza e divulgatore? Il rischio è di aver scritto un’argomentazione di sostegno, eccessivamente assertiva; insomma, ritornano le criticità che avevo evidenziato lo scorso anno nell’articolo su «La letteratura e noi» (recuperalo qui). Si trattava, a mio avviso, di un brano quindi adatto agli Istituti tecnici, ma anche agli studenti che hanno fatto esperienze di PCTO in aziende di ambito informatico (e quindi può portare qualcosa di personale) o si siano documentati sul fenomeno della “fuga dei cervelli”; una traccia che poteva valorizzare gli studenti dal pensiero divergente e quindi mi sento di approvarla nella mediocrità generale di queste proposte: voto 8.

Il brano di Oriana Fallaci, Intervista con la storia, non era invece, mi spiace dirlo, un testo da proporre come tipologia B: si trattava di 15 righe condensate, tagliuzzate e ricche di riferimenti che potevano spiazzare il maturando, specie nel riassunto, da evitare per un testo tanto breve. Il passo poteva, invece, essere usato come spunto per la tipologia C, sostituendo una traccia francamente discutibile (vedi infra).

Immagine reperibile all’url: https://www.ibs.it/intervista-con-storia-libri-vintage-oriana-fallaci/e/2570161667896?lgw_code=1122-W2570161667896&gclid=CjwKCAjwhdWkBhBZEiwA1ibLmLBgAKX-n-9q3upbaoM9jNLXQqykwaQNd9l0qlTCnpUmyFNo1CTDbBoCBLQQAvD_BwE

Le domande di analisi, poi, risultavano già di interpretazione, perché non si chiedeva al candidato di rimanere ancorato al testo, ma già di prendere posizione sulla tematica proposta, ovvero il ruolo del popolo o dei potenti nella storia. Ricordo però bene un webinar della Prof.ssa Rocchi che criticava la scelta di separare rigidamente “comprensione e analisi” e “interpretazione”, perché le prime sono già operazioni di interpretazione di un testo: che sia stata quindi lei ad aver creato questa traccia? La produzione invece “invitava a nozze” lo studente interessato alla geopolitica, perché proponeva un’attualizzazione del brano e delle questioni poste come le tensioni tra Stati, la minaccia nucleare, la guerra Russia-Ucraina. Insomma, si trattava di una traccia che, meno tagliuzzata, poteva dare la possibilità di buoni riferimenti; io stesso ho letto uno svolgimento molto interessante sul potere delle masse nel provocare cambiamenti politici e quindi alla base c’era del potenziale. Voto: 6.5.

Sulla tipologia C1, la lettera aperta la Ministro Bianchi, non spendo più di una riga (voto: 3) e mi dirigo verso la C2, che è stata scelta da quasi la metà dei candidati ed è nota oramai come la “traccia di Whatsapp”; in realtà l’articolo del Prof. Belpoliti invitava a riflessioni molto profonde sul tema dell’attesa nella civiltà del “tempo reale”, sulla cosiddetta “efficienza compulsiva”, sul rancore, sentimento forte che si genera di fronte ad attese a cui non siamo più abituati. Una traccia filosofica, insomma, in cui si potevano citare, per esempio, Leopardi, Schopenhauer, Bauman o altri pensatori affrontati nel percorso di studi, ma che è stata da molti banalizzata e sviluppata su questioni non centrali: la tecnologia nella società, la dipendenza dallo smartphone, le crisi di astinenza da dispositivi elettronici. Per questo motivo il mio voto è 6, che corrisponde a 12/20, il punteggio che molti avranno preso scegliendo questa traccia…

Ho intitolato questo articolo Prima prova vintage perché molte di queste tracce avrebbero potuto essere assegnate dieci o venti anni fa: ciò che mi ha colpito, leggendole, è stata l’assenza di tematiche care alla Generazione Z, ovvero la crisi climatica, la parità uomo-donna, la GPA, l’intelligenza artificiale, le risorse rinnovabili, i diritti della comunità LGBT+. È come se il mondo al di fuori della scuola fosse stato ignorato, o messo tra parentesi, per sei ore: abbiamo allenato i ragazzi ad analisi del testo su autori fondanti della tradizione italiana, introducendo anche le autrici, proposto incontri con esperti su temi legati ad Agenda 2030, attivato il progetto del “Quotidiano in classe” per rimanere ancorati all’attualità per poi ritrovarci Quasimodo, Moravia, Fallaci, Chabod e la lettera al Ministro Bianchi. Credo che come studenti che hanno scritto il loro ultimo “tema” della vita e docenti che si sono impegnati nella correzione degli scritti ci saremmo meritati, in tutta onestà, di meglio.

Vi aspetto nei commenti!

3 pensieri riguardo “Prima prova vintage: il mio commento alle tracce

  1. Sono commissario esterno in un liceo scientifico, scienze applicate. Hanno scelto soprattutto la traccia B2 (correggerne una ventina è stato impegnativo), ma anche l’A1 si prestava a diversi commenti interessanti. Chi dice che non erano tracce politiche a mio avviso pecca d’ingenuità. Il tema del declassamento sociale in Moravia, il concetto di nazione, la Fallaci, l’elogio del know how tecnologico nel brano-testamento di Piero Angela, lo stralcio di Belpoliti sulla nostalgia dell’attesa… Cosa dovevano mettere, D’annunzio e Marinetti per essere più espliciti?
    Non dico bisognasse inserire tematiche spinose come quelle di stretta attualità, però era doveroso pensare a temi che permettessero collegamenti a storia dell’arte, a filosofia e magari altre letterature straniere. Si è peccato di eccessiva moderazione e mancanza di originalità.
    Concordo con te, Matteo, sulla qualità delle domande di analisi del testo, sono state scritte in cinque minuti e non sono granché.
    La traccia C1 è qualcosa che passerà alla storia per la sua assurdità, un autogol totale. Se si voleva proporre una traccia di taglio pedagogico (per le Scienze umane?) c’erano altri spunti cui attingere.
    Ho trovato un po’ frustrante, infine, non avere rimandi a Calvino e Svevo, ricorrono quest’anno i cent’anni dalla nascita del primo e della pubblicazione dell’opera più significativa del secondo.
    Mettendomi nei panni dei maturandi, alla loro età avrei scelto probabilmente Moravia, avevamo letto il romanzo in quinta, ma sarei comunque stato incerto nella scelta della traccia

    Ps nella C2 inserire Leopardi e Schopenhauer è un rischio, in un caso ho dovuto penalizzare l’elaborato perché poco pertinente. Un conto è l’attesa, un altro il tema del dolore, della noia, ecc…

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  2. D’accordo con te (anche sui voti); in particolare ho sofferto che i testi fossero degli stralci molto poco significativi e che le domande di analisi fossero troppo generiche. Almeno per me.

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    1. L’impressione è stata peggiore del loro effettivo valore. Spiace che si promuovano competenze di analisi profonda per poi ritrovarsi delle tracce simili. Forse è davvero il caso di differenziare le prove tra Licei e istituti tecnici e professionali.

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