Educare alla lettura ad alta voce

Un tempo, quando la scuola era solo in presenza e si potevano osservare davanti ai nostri occhi gli studenti, non ridotti a icone parlanti in videochiamata, uno dei metodi per saggiare il grado di scolarizzazione di una classe prima era la lettura ad alta voce. Nel primo biennio, infatti, si affrontano brani antologici, si leggono versi dei poemi omerici e, ovviamente, il secondo anno è dedicato, negli indirizzi liceali, ai Promessi sposi. Lungi da me assurgere a laudator temporis acti, ma negli ultimi 5-6 anni ho notato che, al netto di disturbi degli apprendimento, la percentuale di studenti che sanno leggere bene ad alta voce, con intonazione, proprietà, scandendo bene le parole e le sillabe è sempre più diminuita.

Non è mia intenzione indagare le ragioni di tale carenza, che credo vada ricercata nel primo ciclo , ma riflettere su cosa si possa fare in un contesto di scuola superiore per incentivare la lettura ad alta voce, per attivare un approccio emozionale al testo letterario che passi dall’ascolto di una “voce” e che si manifesti, in modo attivo, in una “lettura” espressiva, indice, com’è noto, di una profonda comprensione del testo.

Tutti noi, chi più e chi meno, associamo infatti un’opera letteraria a una o più voci che ce l’hanno trasmessa o insegnata; ricordo ancora la voce della Lucia dei Promessi sposi nella lettura fatta nel biennio del liceo dalla mia professoressa di latino, una giovane insegnante supplente di Catania di cui ricordo ancora lo sguardo sognante mentre si toccava i capelli neri e si sistemava gli occhiali che scivolavano sul naso per l’accoramento della lettura; vivida nella mia memoria è anche la voce della professoressa di letteratura italiana all’Università, mentre recitava le terzine di Inferno XIII, lei, profonda conoscitrice della Magna Curia, a sua volta infiammata mentre Pier delle Vigne si discolpava dall’accusa di aver tradito il suo sovrano: «Io son colui che tenni ambo le chiavi / del cor di Federigo». Non dimenticherò mai la voce sinuosa, calda e passionale della professoressa di letteratura tedesca che, in freddi e limpidi pomeriggi autunnali, leggeva Celan, Trakl e Rilke, sorta di profetessa laica che ci introduceva ai misteri della germanistica. Insomma, ogni voce tocca al cuore se è attraversata, toccata, a sua volta, dal desiderio di trasmettere il contenuto letterario all’uditorio. Chi poi, nella pratica scolastica, non ha utilizzato le letture di Vittorio Gassman, Vittorio Sermonti e Roberto Benigni per dare sostanza e solennità alla Commedia di Dante? Sono sicuramente tre ottimi attori, oltre che tre profondi conoscitori del Sommo Poeta e la propensione per l’uno o per l’altro definisce quello che è “il nostro Dante”.

Leggere ad alta voce equivale, infatti, a “leggere due volte”: per se stessi e per l’altro; la lettura ad alta voce, d’altra parte, attiva dei processi cognitivi, ben analizzati da Federico Batini sull’Enciclopedia Treccani: «Gli studi degli ultimi dieci anni dimostrano come la lettura, e in particolare la lettura ad alta voce di testi narrativi, faciliti l’attivazione della corteccia cerebrale e come queste attivazioni siano in accordo con le diverse componenti della narrazione (che si riferiscono al soggetto, al fine, alle caratteristiche  delle situazioni presentate, ecc.). […] Il contributo che la Lettura ad Alta Voce può dare ai processi cognitivi, ai processi di memoria, al riconoscimento e alla gestione delle emozioni, al rinsaldare legami e creare relazioni, è davvero importante».

L’ultima parte della citazione è interessante soprattutto se commisurata alla situazione di didattica a distanza che stiamo vivendo e in cui le relazioni sono davvero diventate effimere ed evanescenti: la lettura però ad alta voce di un’opera letteraria, tanto da parte dell’insegnante quanto da parte degli studenti, consente davvero di creare un ponte, una relazione e di recuperare parte del corpo che la distanza ha irrimediabilmente annullato.

Quali strategie si possono attivare per promuovere il recupero di una lettura ad alta voce sempre meno praticata e vicina all’esperienza degli adolescenti, la cui chiusura si è ancora più acuita in questo contesto emergenziale? Riporto due esperienze didattiche attuate la prima, in piena pandemia, nel secondo quadrimestre dell’anno scolastico 2019-2020, la seconda nell’anno scolastico in corso. Entrambe sono destinate al biennio, non perché non si possano proporre anche per gli anni successivi, ma perché, dal mio punto di vista, sono adatte al percorso di analisi del testo poetico che trova la sua realizzazione in classe seconda. In realtà, se si propone una lettura ad alta voce di passi celeberrimi dei Promessi sposi, si possono destinare senza problemi a una classe quarta.

La prima sperimentazione ha visto la realizzazione di “video-poesie” su Montale, uno dei miei autori del cuore che ho imparato ad amare dalla voce di un docente universitario; questo progetto (qui trovate il link ad alcuni prodotti finali) ha avuto il grande vantaggio di far avvicinare gli studenti a un autore chiave per il Novecento e alla sua poesia-narrativa (si pensi agli Ossi o a La bufera e altro), ideale per una lettura, appunto, ad alta voce. Ma cosa è una “video-poesia”? Un prodotto costituito da un video in cui viene letta una poesia, mentre sullo schermo si susseguono immagini legate al contenuto del testo; si possono anche inserire effetti sonori o musica di sottofondo e, ancora, le parole del testo in sovraimpressione. I risultati sono stati davvero pregevoli, tanto a livello di profondità della lettura, quanto a livello di grafica. La lettura ad alta voce, infatti, lungi dall’essere un’attività estemporanea, presuppone la comprensione del testo, la sua scansione in nuclei concettuali, la corretta divisione in sillabe, una adeguata accentazione e, per le liriche, l’ individuazione di cesure; insomma, per leggere ad alta voce bisogna aver “fatto proprio il testo”, per porlo, come “dono” agli altri.

La seconda esperienza con la lettura ad alta voce è stata attuata durante la didattica mista e, più che un progetto vero e proprio, si è trattato di un “esperimento“, nel senso scientifico del termine. Si richiedeva, infatti, di registrare la lettura ad alta voce della poesia prima e dopo la sua analisi attraverso il corredo di esercizi e di stimoli proposti dal manuale in adozione. Il testo proposto era Città vecchia di Saba, poesia che si presta molto bene alla recitazione ad alta voce. In classe è poi seguito un dibattito sulle acquisizioni di tale esperimento: i più si vergognavano (giustamente) nel far ascoltare la prima versione, mentre erano più disponibili a far sentire la loro lettura ad alta voce nella seconda versione. Evidenti erano, d’altra parte, le differenza tra la prima e la seconda lettura, quasi si trattasse di due liriche diverse.

Quali applicativi usare per attività che prevedano la lettura ad alta voce di testi letterari, incipit famosi (interessantissima sarebbe l’applicazione di questa pratica didattica agli incipit dei romanzi tra Otto e Novecento) o passi dei Promessi sposi? Le possibilità sono numerose, a seconda della competenza tecnica del gruppo-classe, della dotazione tecnologica di ognuno, ma per la sua semplicità consiglio Adobe Spark Video, della suite Adobe, che consente anche a chi non ha doti di montaggio di realizzare ottimi video, con la fusione di immagini, musica e ovviamente, voce.

E, a proposito di voce, ecco la mia lettura, ad alta voce, di alcuni passi dell’Inferno per il Dantedì dei 700 anni. Buon ascolto!

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