Quer pasticciaccio brutto del colloquio all’Esame di Maturità

Young woman interviewed by three panelists at tables with documents

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Presagi sinistri

Ore 14.30 di giovedì 21 maggio: salgo in macchina dopo aver svolto, insieme ad altre 3 colleghe, la simulazione del colloquio orale dell’Esame di St…eh Maturità. Lo studente prescelto ha fornito una prova discreta, che dovrebbe preludere a una buona prestazione a giugno, ma quel colloquio non mi ha soddisfatto: abituato al materiale di partenza e ai collegamenti strampalati, che dall’Anguilla di Montale portavano alla guerra delle correnti, sembra che mi sia mancato qualcosa e, lo ammetto, mi sono annoiato nei lunghi minuti in cui le colleghe stavano dialogando faccia a faccia col candidato sulle loro discipline, risolvendo limiti, approfondendo Stalin e definendo idrocarburi di vario tipo.

Il colloquio, dovrebbe (cito dall’Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo), «verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri di ciascuna disciplina, la capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite e di argomentare in modo critico e personale, nonché il grado di responsabilità e maturità raggiunto», differenziandosi, quindi, dall’ennesima “interrogazione”. In realtà, il rischio è che questa prova, così strutturata, si riduca a verificare, per l’ennesima volta, conoscenze tra di loro scollegate, venendo meno, in sostanza, nei Licei, agli obiettivi previsti dal PECUP, che sottolineano l’interdisciplinarità e l’unitarietà del sapere. Le “premesse”, d’altra parte, non sono positive: molti colleghi sono ora ben felici (cito) di “stare sulla mia disciplina che è piuttosto tecnica e precisa”, “verificare che sappia davvero Mussolini e il Fascismo” e non li “sorvoli” in quei collegamenti generati dal materiale di partenza che “premiava chi era in grado di vendersi bene, non chi sapeva davvero i contenuti”. Insomma, si profila una maturità veramente noiosa e, a mio avviso, un po’ retrograda.

Materie ridotte all’osso

Tra le novità più eclatanti dell’Esame di Maturità c’è stata, sicuramente, la riduzione del numero di commissari che, da 6, passano a 4, con i docenti delle materie oggetto di prima e seconda prova scritta presenti anche al colloquio orale. Questa contrazione, motivata da ragioni di risparmio, ha però, a mio avviso, provocato due effetti collaterali, soprattutto per la tempistica di comunicazione delle materie, ovvero il 30 gennaio, con davanti ben 4 mesi pieni di scuola:

  • alcune discipline, all’apparenza minori, ma essenziali per il colloquio (penso a Storia dell’arte o Filosofia) sono state escluse dalla maggior parte degli indirizzi, “castrando” molti collegamenti pluridisciplinari: parlare, per esempio, di Zang Tumb Tumb di Marinetti senza poter far riferimento al movimento del Futurismo oppure trattare Svevo senza cenni a Freud limita prima di tutto il candidato stesso;
  • una comunicazione così precoce delle discipline previste all’Esame ha demotivato docenti e studenti dallo studio delle materie non previste alla Maturità: in alcuni indirizzi, lo dico apertis verbis, certe discipline non si sono più fatte da febbraio.

Va rilevato che tanto nel corso di preparazione per Commissari, su Scuola Futura, quanto nei webinar di vari esperti, tra cui la sempre ottima Paola Rocchi (corso fruibile qui), si sottolinea la possibilità, per i candidati, di fare collegamenti con discipline non presenti all’orale, precisando subito, però, che, in caso questi riferimenti risultassero non corretti o pertinenti, non possano essere tenuti in considerazione per la valutazione del colloquio (sembra una barzelletta, lo so). Va infatti puntualizzato che, a differenza degli scorsi Esami di Stato, i docenti non possono fare domande o interagire col candidato su tutte le discipline in cui sono abilitati, ma devono limitarsi alle 4 stabilite dall’ordinanza. Insomma, una vera e propria gabbia.

https://esame-di-maturita.loescher.it/il-colloquio-nel-nuovo-esame-di-maturita

E qui si crea, a mio avviso, il primo pasticciaccio brutto non di via Merulana, ma di Viale Trastevere, perché, tanto a titolo di esempio, nei tecnici il docente interno di Italiano è anche di Storia, ma non potrà fare domande di Storia; stesso discorso per il commissario di Storia al Liceo Scientifico che non potrà addentrarsi nella Filosofia. Sempre al Liceo Scientifico, la Fisica non sarà oggetto di colloquio orale anche in presenza di un commissario della classe di concorso A-27.

Il destino “segnato” di alcune discipline

Ridurre così drasticamente il numero delle discipline crea una maturità dimidiata, dal momento che gli studenti sono venuti a contatto, per cinque anni, con all’incirca 10 materie, ma poi se ne trovano solo 4 all’Esame e all’orale. Se la prima prova sarà sempre di Italiano e la seconda, negli Scientifici, di Matematica e nei classici di latino o greco (quest’anno addirittura assente!), il destino di alcune discipline è segnato, per pure ragioni statistiche:

  • Fisica, con Matematica sempre oggetto di seconda prova, non uscirà probabilmente mai all’orale dello Scientifico;
  • Latino, nello Scientifico e nelle Scienze umane tradizionali, con Italiano oggetto di seconda prova, verrà sempre escluso dal colloquio;
  • La seconda e terza lingua straniera, al Liceo Linguistico, verranno bypassate ad anni alterni.

Una dimensione…nostrana

Tra i pasticciacci c’è, sicuramente, l’esclusione, in numerosi indirizzi, della lingua inglese e il mancato accertamento delle competenze linguistiche nella lingua internazionale per eccellenza; se si naviga nel Motore di ricerca delle discipline, si scoprirà che inglese è presente, negli indirizzi liceali, solo alle Scienze umane, nei tecnici all’indirizzo Trasporti e Logistica, ma non al Turismo (follia!) o ad Amministrazione Finanza e Marketing.

Reputo questa mancanza molto grave, al punto che auspicherei, come nei concorsi, la presenza, in futuro, di un commissario volto ad accertare le competenze linguistiche dei candidati; siamo passati, in un decennio, dalle berlusconiane tre I (internet, inglese, impresa) a maturare studenti che, magari, non sanno spiaccicare una parola in inglese o non hanno raggiunto il livello B2 richiesto a fine quinquennio.

Una griglia problematica

Altro pasticciaccio è sicuramente la Griglia di Valutazione del colloquio, ovvero l’Allegato A dell’Ordinanza Ministeriale; se, infatti, per la prima e seconda prova il MIM ha fornito solo degli Indicatori, che le singole scuole hanno trasformato in griglie con descrittori, tutte le commissioni del Bel Paese dovranno invece avvalersi per il colloquio della griglia che vi allego (recuperala qui).

Se l’Indicatore 1 è rimasto uguale dalla precedente griglia, così come il 3, risultano problematici tanto il 2, quanto, soprattutto, il 4:

  • nel 2, infatti, si sommano “le mele con le pere”, per usare la bella espressione di Paola Rocchi durante il suo webinar, dal momento che, nello stesso indicatore, si valutano tanto la capacità di raccordare (mi spiegherete poi cosa…) quanto la padronanza lessicale dimostrata in sede di colloquio. Se uno studente, infatti, si esprime in modo stentato, con lessico improprio, povero o approssimativo, ma fa dei collegamenti intradisciplinari corretti, come mi posizionerò nei diversi descrittori? Il buon senso suggerisce di dare a mente due voti separati, fare la media, e cerchiare l’indicatore risultante;
  • nel 4, si richiede di valutare, a mio avviso, qualcosa di molto soggettivo e che esula dall’ambito scolastico, ovvero il grado di maturità di uno studente: con che coraggio possiamo, per esempio, barrare l’indicatore «Ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto» oppure assegnare una valutazione negativa a dei candidati che alla fine dichiariamo “maturi”? A mio avviso, nella misura in cui si supera un Esame di Maturità, con il Ministro Valditara che ha sottolineato più volte come il cambio di nome non sia solo nominalistico, si dovrebbe assegnare, di default, dal 3 in su.

Poniamo poi il caso di candidati esterni o di studenti che hanno frequentato scuole serali: madri di famiglia, artigiani, operai e altre persone che non hanno potuto seguire un corso di studi regolare, per i motivi più svariati. Come possiamo arrogarci il diritto di valutare la maturità di queste persone, che hanno profuso uno sforzo immane per arrivare al colloquio dell’Esame portando avanti studio e lavoro a tempo pieno?

Se questo indicatore, pur opinabile, può essere valutato, alla fine, dai commissari interni, che conoscono i candidati da più anni, che cosa potrà dire, in merito, un Presidente e un commissario esterno, che è venuto a contatto con lo studente per 60 minuti? La maturità di una persona è valutabile, davvero, in così poco tempo?

L’autopresentazione: la maturità-show

Tra le varie parti, però, quella che mi disturba maggiormente, è l’attacco del colloquio che, precisa l’articolo 22 dell’Ordinanza, «ha inizio con una breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e personale, anche alla luce delle informazioni contenute nel Curriculum della studentessa e dello studente». Visto che il diavolo sta nei dettagli, quell’anche suggerisce di pescare le informazioni da quella sorta di CV ante-litteram che è il Curriculum della studentessa e dello studente. Sottoscrivo, in toto, le considerazioni e gli auspici della collega Marta Bastinello su Roars (recupera il pezzo qui), che scrive:

In cuor mio spero di non assistere ad una sequenza di rappresentazioni celebrative di sé stile talent show, né a colloqui simili ad una performance presso un’agenzia di risorse umane (nell’ E-Portfolio è presente pure la sezione albo delle eccellenze…); spero, piuttosto, di incontrare studenti che raccontino come e perché la Scuola è stata una parte importante della loro vita: una poesia, un teorema, un’opera d’arte, una pagina di Filosofia, una Lingua diversa dalla propria, un Museo visitato, una particolare rappresentazione teatrale e così via.

Tuttavia temo che, specie in alcune commissioni e indirizzi, si spingerà molto sul Curriculum e sulla sua esposizione orale durante il colloquio; il rischio è che però si crei una spaccatura tra due tipologie di studenti:

  • chi ha la possibilità di accedere a corsi estivi, certificazioni, esperienze all’estero, potenziamenti vari, sport in strutture private sarà certamente valorizzato in sede di colloquio;
  • chi, invece, si dedica al solo studio e, magari, svolge un lavoretto per pagarsi i libri e le gite, con un conseguente CS assai magro potrà raccontare ben poco di sé in questi 5-6 minuti iniziali.

Ironicamente, riflettevo sul fatto che, in un Esame di questo tipo, uno studente come me, che aveva come unica preoccupazione lo studio e non faceva attività sportive o culturali, sarebbe stato ben penalizzato, con il rischio, nella parte di autopresentazione, di non sapere cosa dire. D’altra parte, riprendendo le parole di un collega, credo che anche lo studio sia un lavoro, anzi, il più nobile dei lavori.

In un recente collegio docenti, una collega chiedeva come comportarsi di fronte a uno studente che al tutor dell’Orientamento, aveva detto: «Io non compilerò nulla nel Curriculum perché quello che faccio al di fuori della scuola non vi deve interessare». Personalmente, a uno studente simile, non posso che stringere la mano, ma in tutta onestà, questa sua provocazione mette in evidenza come noi saremmo chiamati a giudicare quanto succede a scuola e, scusatemi, non quello che accade all’oratorio, in palestra, sulle piste da sci o di atletica. Le certificazioni extra-scolastiche, infatti, sono già state valorizzate nell’attribuzione del credito, sin dalla terza. Non confondiamo la scuola con un centro estivo o un oratorio…

Un’idea di scuola

Chiudo questo articolo polemico per sottolineare come, alla base del nuovo colloquio e, in generale, dell’Esame di Maturità, ci sia una ben precisa idea di scuola, che si vuole cercare di promuovere, nella resistenza (vivaddio) degli insegnanti: una scuola in cui le discipline sono sempre più esautorate per attività più spendibili come FSL, progetti vari, Orientamento (ne scrivevo qui); una scuola in cui ci si chiude nel patriottismo e nelle tradizioni, chiudendo gli occhi di fronte all’altro, al diverso, al multiculturalismo (basti leggere le Nuove Indicazioni Nazionali del primo ciclo, dove si scrive che «solo l’Occidente conosce la Storia»); una scuola in cui ci si riempie la bocca di Internazionalizzazione e poi non si inserisce (se non in pochi indirizzi) la valutazione delle competenze linguistiche in inglese; una scuola in cui il risparmio sta facendo colare a picco degli apprendimenti; una scuola in cui si riducono le ore scolastiche e si prepara già al lavoro al biennio, perché, si sa, un cittadino pensante potrebbe far paura a imprenditori e capi-cantiere; una scuola, infine, in cui si ambisce addirittura a valutare la maturità degli studenti in 60 minuti, quando bisognerebbe tacciare di immaturità tanti ministri o politicanti.

Una scuola, ahimé, che da qualche anno ha iniziato a non piacermi più, ma che voglio comunque continuare a frequentare perché credo che riflettere con gli studenti di quello che non va e su come si possa cambiare sia importante e, nel suo piccolo, rappresenti un atto di resistenza in grado di farli davvero, in questo caso, maturare come individui.

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