Partire dalla voce degli autori: una didattica “rovesciata”

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Cambiare a partire dai manuali

Tra i capitoli più godibili del volumetto di Marco Lodoli intitolato Il rosso e il blu, c’è sicuramente quello legato ai rincari dei libri di testo; qui il professore romano dipinge un quadro spietato della stanca classe docente italiana che, nei mesi primaverili, deve arginare l’assalto dei rappresentanti delle varie case editrici, decisi a «ipnotizzare gli insegnanti e convincerli che è arrivato il momento di cambiare il libro della loro materia. E i professori, che non decidono mai niente, che passano l’anno subendo programmi assurdi e riunioni dadaiste, vivono questi incontri come attimi di gloria: vengono vellicati, omaggiati, lisciati e inevitabilmente cadono nella trappola e cambiano il libro di testo adottato l’anno prima» (p. 26).  Il risultato di questi incontri che, a dir la verità, spesso si concludono con un nulla di fatto, è però la possibilità di poter visionare (e, nel mio caso, portare a casa) dei volumi che si rivelano delle vere e proprie “chicche” ma che, per la necessità di convergere verso un’adozione per classi parallele e quanto più “nazionalpopolare” (si spiega così il successo dei diversi manuali a firma Baldi-Giusso), rimangono soltanto in consultazione personale. Tra questi colpisce per originalità di impostazione un recente volume di letteratura italiana edito da Zanichelli, L’ottima compagnia, di Marzia Fontana, Laura Forte e Maria Teresa Talice, in cui ogni classico è introdotto con due pagine intitolate A tu per tu con l’autore, che presentano, prima della biografia, un testo significativo corredato da domande volte a stimolare la riflessione della classe, secondo una modalità, quindi, in linea con il metodo induttivo. Allego, a titolo di esempio, una schermata relativa alla presentazione di Giovanni Verga attraverso un passo dal capitolo XI dei Malavoglia.

Nel presente articolo, che riprende un pezzo a quattro mani scritto con Emanuela Bandini su «La letteratura e noi» (recuperalo qui), cercherò di delineare i punti di forza di un tale approccio con gli autori, fornendo un esempio di unità didattica su Pascoli, ma anche spunti per il terzo e quarto anno e, per la letteratura del Novecento, una proposta a partire da un testo di poetica. Come si sottolinea nel recente Insegnare letteratura di Emanuele Zinato, è opportuno, nella scelta dei libri di testo, «privilegiare quei manuali che non frappongono troppe pagine prima di far incontrare lo studente con i testi» (p. 26) ma, a mio avviso, a prescindere dalla letteratura italiana in adozione, si può tranquillamente “ribaltare” la modalità di presentazione di un autore all’interno di un manuale con scansione tradizionale partendo proprio da un testo significativo. D’altro lato la sperimentazione dovrebbe essere una delle doti del bravo docente, non solo di lettere…

Il pericolo della marginalità del testo

Tra le parole d’ordine dell’insegnamento della letteratura (sottolineate anche da Indire), ci dovrebbe essere la centralità del testo ma, man mano che si va avanti negli anni, mi sembra che a questo venga ricavato uno spazio sempre minore; provo a indagarne le cause: la letteratura è, per sua definizione, indocile e le nuove generazioni sempre meno avvezze all’approccio con testi difficili e che necessitano di essere compresi anzitutto nel loro significato letterale, prima di passare a un’attività di analisi e interpretazione; venerdì scorso discutevo con una cara collega della lingua di Primo Levi che, se anni fa era del tutto accessibile (anche al I grado), ora presenta qualche ostacolo pure al II grado, per la povertà lessicale delle nuove generazioni. Sfogliando il Decameron di Boccaccio sul manuale di letteratura in adozione nel mio Istituto, ho poi notato (con mio grande sconcerto) che a piè di pagina le novelle sono interamente parafrasate, segno che il testo del Trecento è ormai qualcosa di inaccessibile per uno studente del 2024. Il percorso che propongo, invece, vuole dare centralità al testo, partendo proprio da uno significativo, prima di ammorbare gli studenti di vita, opere e poetica.

La novella di Andreuccio da Perugia interamente parafrasata.

Ma come si affrontano oggi gli autori? Come negli anni Novanta…la litania, infatti, è ancora la seguente: vita, opere e poetica. La biografia si sofferma spesso su particolari talvolta insignificanti, ma che diventano talvolta ben più memorabili dell’autore stesso; di Pascoli va indagato il rapporto morboso con la sorella, di Svevo la grigia vita impiegatizia, di Parini il rapporto con la zia e la carriera da abate, di Boccaccio gli spostamenti tra Napoli e Firenze. Non voglio dire che si debba evitare la biografia, tanto importante per i privatisti che agli Esami si ricordano solitamente due cose, quando è nato e morto un autore, quanto relativizzarla per dare maggiore spazio alla voce del testo. Anche la poetica può essere fatta emergere dai testi, o da un testo di poetica, specie per il Novecento (penso, per esempio, al Fanciullino di Pascoli o allo scritto Quel che resta da fare ai poeti di Saba per rimanere nella letteratura contemporanea). Ritardare l’inizio del contatto col testo può provocare negli studenti noia, così come la percezione che la letteratura si riduca a un riassunto del docente o, meglio, alla rimasticatura di contenuti da parte di un esperto.

Pascoli e la sorella Maria, chiamata Mariù.

Nella metodologia tradizionale, le opere vengono spiegate poi come un asettico elenco della spesa, appiattendone l’importanza nella produzione dell’autore, mentre la poetica e i temi sono presentati prima ancora di leggere un testo, in modo teorico, astratto e, quindi, di poca (o nulla) presa sugli studenti; insomma, possono passare anche 4 ore prima che si affronti un testo di un autore. Mi pare onestamente un modo di procedere lontano dalle abitudini di apprendimento degli adolescenti e poco in linea con la didattica delle letterature moderne, in cui la componente biografica e di poetica è molto ridotta, a favore di una precoce immersione nella produzione dell’autore.

Un testo per cominciare: Pascoli e altri

Vediamo quindi come impostare il nostro percorso induttivo, prendendo, come esempio, Giovanni Pascoli, uno degli imprescindibili del “programma implicito” di quinta che ci autoinfliggiamo ogni anno. Nella tabella sottostante è presente una scansione dell’autore secondo l’idea di “Un testo per cominciare”. La scelta della celebre lirica X Agosto consente infatti di presentare l’autore attraverso un testo che reca echi evidenti della sua biografia, con la trasposizione letteraria dell’evento drammatico rappresentato dalla morte del padre Ruggiero avvenuta il 10 agosto 1967. Ma il valore di X Agosto non si esaurisce al mero dato biografico: la lettura della lirica consente di introdurre i concetti di frammentismo riferiti a Myricae, le innovazioni a livello metrico, la democrazia linguistica, ma anche tematiche come il nido violato e la visione della natura come «madre dolcissima», che si oppone alla malvagità umana. Si precisa che con “Lezione n. 1” non si intende l’ora di lezione, quanto un segmento all’interno della scansione dell’unità didattica.

Scansione dei contenutiContenuto
Lezione n. 1Un testo per cominciare: X Agosto. Analisi e commento con lezione dialogata
Lezione n. 2Dopo la lettura della lirica X agosto, si delineano gli elementi biografici essenziali avvalendosi di una linea del tempo (o infografica) oppure di un video
Lezione n. 3La poetica di Pascoli: lettura, analisi e commento di passi dallo scritto teorico Il fanciullino
Lezione n. 4Un’idea di Myricae: lettura della Prefazione (recuperala qui)
Lezione n. 5Antologia pascoliana: Novembre, L’assiuolo, Temporale
Lezione n. 6Le parole chiave di Myricae: frammentismo, impressionismo e democrazia linguistica. Pascoli come primo poeta del Novecento per Colasanti
Lezione n. 7Affondo sui grandi temi della produzione di Ungaretti: il nido violato, la natura, la morte. Letture da Myricae: il dittico Il lampo e Il tuono
Lezione n. 8Approfondimento tematico: la natura nella poesia di inizio Novecento. Analisi contrastiva d’Annunzio-Pascoli-Montale. Analisi delle poesie La pioggia nel pineto e di Meriggiare pallido e assorto (ripresa di una lirica già affrontata e anticipazione di un autore successivo)
Lezione n. 9Oltre il frammentismo: lettura, analisi e commento della lirica Il gelsomino notturno e spiegazione dei tratti fondamentali dei Canti di Castelvecchio. Con la classe creazione di una tabella di confronto tra le due raccolte.

In un approccio di questo tipo è fondamentale la scelta del testo, che deve già orientare la classe come comunità coinvolta nel processo di apprendimento e negoziatrice di significati letterari; questo non vuol dire che la trattazione di un autore si esaurisca al testo, ma da questo possono partire delle piste che conducono, alla fine, a una visione d’insieme. È come se “il testo per cominciare” rappresentasse solo una prima pennellata di un quadro che si completerà alla fine dell’unità didattica. Per chi vuole avventurarsi in questo modo diverso nella didattica degli autori, fornisco qualche esempio di “testo per cominciare” in una tabella da usare a fini didattici:

AutoreIpotesi di “un testo per cominciare”
Dante AlighieriEpistola all’amico fiorentino del 19 maggio 1315 (Ep. XII) > recuperala qui
Francesco PetrarcaVoi ch’ascoltate in rime sparse il suono (RVF 1)
Giovanni BoccaccioLa “novelletta delle papere”, prefazione alla IV giornata del Decameron
Niccolò MachiavelliLa lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513
Ludovico AriostoLa Satira I, col rifiuto di seguire il cardinale Ippolito d’Este in Ungheria (recuperala qui)
Carlo GoldoniIl Mondo e il Teatro
Vittorio AlfieriIl sonetto Tacito orror di solitaria selva / un passo della Vita (p.e. Epoca III, cap. VIII, recuperabile qui)
Giovanni VergaLa Prefazione dei Malavoglia
Italo SvevoLa lettera a Valerio Jahier sulla psicanalisi
Umberto SabaCittà vecchia

Raccontare gli autori del Novecento a partire da un testo di poetica

Tuttavia, per la letteratura contemporanea, l’approccio con un autore può avvenire anche attraverso un testo di poetica; la maggiore maturità degli studenti con il dato letterario può infatti consentire un primo contatto attraverso un testo saggistico. Quindi, prendendo un autore che amo, Umberto Saba, si potrebbe iniziare la sua trattazione dall’articolo Quel che resta da fare ai poeti, inviato nel 1911 alla rivista fiorentina «La Voce», ma pubblicato postumo nel 1959.

Ai poeti resta da fare la poesia onesta. C’è un contrapposto che se può sembrare artificioso, pure rende abbastanza bene il mio pensieri. Il contrapposto è tra i due uomini nostri più compiutamente noti che meglio si prestano a dare un esempio pratico di quello che intendo per onestà e disonestà letteraria: è fra Alessandro Manzoni e Gabriele D’Annunzio: fra gli Inni Sacri e i Cori dell’Adelchi e il libro delle Laudi e la Nave: fra versi mediocri e immortali e magnifici versi per la più parte caduchi. L’onestà dell’uno e la nessuna onestà dell’altro, così verso loro stessi come verso il lettore (perché chi ha un candido rispetto per l’anima propria lo ha anche, all’infuori della stima o disistima per quella cui si rivolge), sono i due termini cui può benissimo ridursi la differenza dei due valori. A chi sa andare ogni poco oltre la superficie dei versi apparisce in quelli del Manzoni la costante e rara cura di non dire una parola che non corrisponda perfettamente perfettamente alla sua visione: mentre vede che l’artificio del D’Annunzio non è solo formale ma anche sostanziale, egli si esagera o addirittura si finge passioni e ammirazioni che non sono mai state nel suo temperamento; e questo imperdonabile peccato contro lo spirito egli lo commette al solo e ben meschino scopo di ottenere una strofa più appariscente, un verso più clamoroso.

Il riferimento a d’Annunzio può consentire anche un riferimento alla celeberrima espressione «attraversare d’Annunzio» coniata da Montale per Gozzano e che riconosce il debito dei poeti del primo Novecento verso il poeta-vate. Continua poi Saba:

L’onestà letteraria è prima un non forzare mai l’ispirazione, poi non tentare per meschini motivi di ambizione o di successo di farla parere più vasta e trascendente di quanto per avventura essa sia: è reazione durante il lavoro, alla pigrizia intellettuale che impedisce allo scandaglio di toccare il fondo; reazione alla dolcezza di lasciarsi prendere la mano dal ritmo, dalla rima, da quello che volgarmente si chiama la vena.

L’apertura dell’autore con Quel che resta da fare ai poeti può condurre a un’analisi della cosiddetta linea sabiana o antinovecentista, da approfondire, magari, con un (secondo, a questo punto) testo per cominciare, ovvero la lirica Città vecchia, che esemplifica bene il modo di fare poesia di Saba e può ricondurre alla biografia triestina.

Se volessimo ripetere l’operazione con Eugenio Montale, ci potremmo affidare, invece, all’Intervista immaginaria, pubblicata nella rivista «La rassegna letteraria» n.1 gennaio 1946 (oggi in Eugenio Montale, Sulla poesia, Milano, Mondadori, 1976); qui Montale parla di sé rispondendo alle domande di un immaginario intervistatore di nome di Marforio ed espone la sua poetica in riferimento alle prime due raccolte, Ossi di seppia e Le occasioni (recupera il testo qui). Altri testi da cui partire possono essere, ovviamente, L’umorismo per Pirandello, ma anche le Pagine di diario e sparse di Svevo contengono riflessioni che illuminano sulla sua visione di letteratura, come questo passaggio del 2 ottobre 1899.

Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che di scribacchiare giornalmente. Si deve tentar di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che non sia il o non sia puro pensiero, che sia o non sia puro sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti facilmente si cade, – il giorno in cui si crede d’esser autorizzati di prender la penna – in luoghi comuni e si travia quel luogo che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori della penna non c’è salvezza. Chi crede di poter fare il romanzo facendone la mezza pagina al giorno e null’altro, s’inganna a partito.

Appiattire gli autori o valorizzarli? Un bilancio del metodo induttivo

Ma trattare un autore in questo modo è svilente, pressapochista e banalizzante? L’accusa da parte dei partigiani della sequenza vita, opere, poetica è di voler ridurre gli autori a “spot” nella forma di testi significativi, perdendo l’imprescindibile scansione cronologica. A dimostrazione di ciò, un mio “carosello” su Instagram (recuperalo qui), relativo a questo modo di affrontare gli autori ha ricevuto parecchie critiche dai colleghi ancorati alla triade vita-opere-poetica. In realtà, credo che il metodo induttivo, oltre a essere più adatto agli stili di apprendimento delle nuove generazioni, possa restituire quel valore alla lettura che si sta sempre più perdendo. Dobbiamo sempre ricordare, infatti, che non stiamo preparando gli studenti all’Esame di Letteratura 1 del corso di Laurea in lettere, quanto fornendo loro, attraverso la letteratura italiana, chiavi per comprendere il mondo e abituarsi alla complessità, che troveranno in qualsiasi ambito, anche lavorativo.

Iniziare da un testo mette al centro la viva voce dell’autore e, quindi, fa entrare in contatto con chi ha scritto l’opera più che con la rimasticazione che ne ha fatto il docente. Siamo sinceri: i contenuti letterari sono complessi, i testi difficili e spesso da parafrasare completamente, dunque la tentazione è quella di fare non letteratura italiana, ma riassunti della letteratura italiana. Approcciare un autore a partire da un testo significativo consente invece di passare da una impossibile storia della letteratura (che si scontra con un monte-ore sempre più ridotto) alla letteratura come strumento per educare alla complessità e come finestra su altri mondi e, soprattutto, sul proprio mondo. La biografia, poi, in questa metodologia, è recuperata attraverso un’opera significativa, che pone luce su quelli che sono davvero gli eventi decisivi; una delle criticità maggiori è, infatti, l’incapacità degli studenti di distinguere dati importanti e dati secondari.

Quali sono, per concludere, i vantaggi di questo approccio all’autore che parte da un testo e poi risale alla biografia, alla poetica e ai grandi temi?

  • la trattazione di un autore risulta più stimolante per la classe e consente una didattica più laboratoriale e una lezione dialogica, in luogo dello “spiegone” vita, poetica, opere spesso erogato con lezione frontale old-style del tipo “Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896…”
  • si possono recuperare le preconoscenze letterarie e potenziare l’analisi del testo in previsione della tipologia A.
  • in indirizzi in cui la letteratura italiana è materia di serie B (oserei dire ormai in quasi tutti, tranne al classico e, forse, al liceo delle scienze umane tradizionale), partire dal testo dà la possibilità di sperimentare un’esperienza letteraria diretta con l’autore, senza la continua mediazione del docente come rimasticatore di contenuti.
  • Si velocizza l’approccio con l’autore e si può già, dopo la prima lezione, aver “affrontato “messo in cassaforte” un testo e acquisito una visione generale dell’autore, da approfondire con lezioni successive.

Va da sé che, a mio avviso, conta molto anche la tipologia di classe in cui si propone questo approccio agli autori, che è l’ideale per classi frizzantine, con una grande partecipazione e buone competenze di partenza; se invece la classe è timida oppure debole, meglio procedere cum grano salis e integrare questo approccio con uno più tradizionale, che dalla vita porti alle opere, dando sempre comunque centralità ai testi. Per il numero di testi da affrontare, valgono le riflessioni a cui ho dedicato uno degli articoli di maggior successo su questo blog, Fare un autore al triennio (recuperalo qui). L’importante è che, a mio avviso, la voce dell’insegnante, pur bravo, non sovrasti quella dell’autore, di cui siamo, ricordiamolo sempre, al servizio.

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