Orientare…con Foscolo

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Orientatore, docenti tutor, curricolo orientativo di istituto, mentoring: parole nuove che, a partire da settembre, circolano nei collegi docenti e nei consigli di classe, sommandosi alle diverse educazioni (civica, affettiva e via dicendo) che stanno sempre più modificando il volto della scuola italiana. Com’è noto, il DM n. 328 del 22 dicembre 2022, contenente le Linee guida per l’orientamento, relative alla riforma 1.4 “Riforma del sistema di orientamento”, nell’ambito della Missione 4 – Componente 1- del Piano nazionale di ripresa e resilienza (se vuoi andare alle fonti, recuperalo qui), ha stabilito che, a partire dall’anno scolastico 2023-2024, le classi del triennio delle superiori vengano coinvolte in moduli di orientamento di almeno 30 ore l’anno; negli anni successivi, l’azione si estenderà anche al primo biennio e, progressivamente, fino alla scuola primaria.

Immagine reperibile al link: https://www.istitutosuperiorefeltre.edu.it/linee-guida-orientamento/

Non si tratta, come molti erroneamente pensano, di una riforma nata dal nulla: la Direttiva Ministeriale n. 487 del 1997 e le diverse Linee guida per l’orientamento permanente e lungo l’arco della vita (chiamate pomposamente lifelong learning) già dagli anni 2000 indicavano una serie di azioni da promuovere per far sì che l’orientamento fosse un’azione di sistema e non si riducesse alla mera trasmissione di informazioni sui percorsi post-lauream (in pratica, a un orientamento prettamente informativo). Nelle Linee guida del 2023 si scrive che «I moduli di 30 ore non vanno intesi come il contenitore di una nuova disciplina o di una nuova attività educativa aggiuntiva e separata dalle altre. Sono invece uno strumento essenziale per aiutare gli studenti a fare sintesi unitaria, riflessiva e interdisciplinare della loro esperienza scolastica e formativa, in vista della costruzione in itinere del personale progetto di vita culturale e professionale, per sua natura sempre in evoluzione» (p. 4). Inoltre (ed è la parte più rilevante per noi docenti) tali moduli privilegeranno una didattica collaborativa e laboratoriale, anche con l’introduzione di pratiche di peer tutoring tra studenti e studentesse anche di diversi cicli, vedranno la realizzazione di un prodotto e saranno documentati nell’E-portfolio; per quest’ultimo aspetto, il docente tutor della classe (che si è formato nella scorsa estate in modalità online) aiuterà a sistematizzare le attività formative sulla piattaforma digitale. Nelle Linee guida si sottolinea infine che «L’attività didattica in ottica orientativa è organizzata a partire dalle esperienze degli studenti, con il superamento della sola dimensione trasmissiva delle conoscenze e con la valorizzazione della didattica laboratoriale, di tempi e spazi flessibili, e delle opportunità offerte dall’esercizio dell’autonomia». Insomma l’Orientamento non è una nuova disciplina come l’Educazione Civica, con cui spesso è confuso, ma un nuovo modo di fare scuola che privilegia metodologie attive e innovative e, giova ricordarlo, attraverso le discipline mira a “orientare” gli studenti nella vita fuori dalla scuola.

La didattica orientativa serve quindi a promuovere quelle competenze trasversali che vengono tanto ribadite nella normativa italiana ed europea, che si inseriscono nelle programmazioni di inizio anno ma che, a mio avviso, raramente vengono messe in campo nell’agire didattico di ogni giorno (ancora prevalentemente trasmissiva) se non per spot. Ci sono però a mio avviso due elementi che rappresentano delle spinte per modificare la nostra didattica, per renderla più moderna e non imbalsamata: in primo luogo la valorizzazione dell’esperienza dello studente e il suo rapporto con le domande di senso che il testo letterario pone; in secondo luogo la possibilità di generare apprendimenti significativi, con una forte valenza metacognitiva. 

Ma quindi la letteratura orienta? È insito nella letteratura orientare lo studente a delle scelte, a scoprire meglio la propria identità e a sapersi muovere meglio nel mondo esterno? A mio avviso la risposta è negativa, ma credo anche che si possano comunque creare, a partire da uno spunto letterario significativo, delle attività didattiche molto interessanti, che possano condurre lo studente a riflessioni su se stesso, sulla realtà che lo circonda e sulle scelte per il futuro.

Dante, citato nei webinar della formazione sull’Orientamento come prototipo dell’adolescente che ha bisogno di un tutor, Virgilio, per orientarsi…

Un’idea di modulo orientativo mi è venuta frequentando a dicembre il corso di formazione di Paola Rocchi e Tommaso Gennaro intitolato La letteratura per orientarsi. Percorsi di didattica attiva (recuperabile qui): qui gli autori Loescher hanno proposto, dopo un’inquadramento teorico dell’Orientamento, esempi di moduli per il triennio e hanno assegnato un’esercitazione per “provare” a sperimentare in classe percorsi di didattica orientativa con la letteratura. Un’illuminazione mi ha portato a Foscolo e a uno dei passi, a mio avviso, più belli dell’Ortis, quella Lettera del 19 e 20 febbraio 1799 in cui l’esule Jacopo si lascia andare a riflessioni sul futuro dell’Italia, delle nazioni e sulla natura. Nel presente articolo dettaglierò meglio la proposta didattica dal titolo “Jacopo e noi: l’Italia e il futuro nostro e del pianeta”, scelta dai formatori tra le 10 più interessanti e condivise nel secondo webinar.

Quali sono, a mio avviso, gli spunti che la lettera da Ventimiglia può avere in un’ottica orientativa? In primo luogo consente agli studenti una riflessione sulla realtà che li circonda, emuli di Jacopo che, al confine con la Francia, ragionava sulla condizione dell’Italia oppressa dallo straniero e sul susseguirsi nella storia di potenze violente, che si avvicendavano in modo ciclico; in secondo luogo consente tutta una serie di attività di dibattito e riflessione a partire dal testo, che diventa dotato di senso per lo studente; da ultimo, permette di ragionare su se stessi e sulla scelta, perché alla fine l’esule Ortis decide di ritornare in patria sui Colli Euganei, mentre la reazione di molti giovani italiani alle difficoltà del Paese è la fuga all’estero.

Cerchiamo di dettagliare la proposta di modulo orientativo, che prende come spunto un passo della Lettera da Ventimiglia, che svolgerà il ruolo di problem posing. Il modulo si articola in un totale di 4 ore, preferibilmente scandite in due incontri da due ore.

I tuoi confini, o Italia, son questi! ma sono tutto dì sormontati d’ogni parte dalla pertinace avarizia delle nazioni. Ove sono dunque i tuoi figli? Nulla ti manca se non la forza della concordia. Allora io spenderei gloriosamente la mia vita infelice per te: ma che può fare il solo mio braccio e la nuda mia voce? – Ov’è l’antico terrore della tua gloria?  Miseri! noi andiamo ogni dì memorando la libertà e la gloria degli avi, le quali quanto più splendono tanto più scoprono la nostra abbietta schiavitù. Mentre invochiamo quelle ombre magnanime, i nostri nemici calpestano i loro sepolcri. E verrà forse giorno che noi perdendo e le sostanze, e l’intelletto, e la voce, sarem fatti simili agli schiavi domestici degli antichi, o trafficati come i miseri Negri, e vedremo i nostri padroni schiudere le tombe e disseppellire, e disperdere al vento le ceneri di que’ Grandi per annientarne le ignude memorie: poiché oggi i nostri fasti ci sono cagione di superbia, ma non eccitamento dell’antico letargo. Così grido quand’io mi sento insuperbire nel petto il nome Italiano, e rivolgendomi intorno io cerco, né trovo più la mia patria. – Ma poi dico: Pare che gli uomini sieno fabbri delle proprie sciagure; ma le sciagure derivano dall’ordine universale, e il genere umano serve orgogliosamente e ciecamente a’ destini. 

Dal testo il docente passerà, nel corso della prima lezione, all’attualità e al comunicato del CENSIS del dicembre 2023, intitolato significativamente I sonnambuli (recuperalo qui) e nel quale si delinea un Paese sempre più in declino, che nel 2050 avrà quasi 8 milioni di persone in età lavorativa in meno, con prospettive sul futuro sempre più cupe e una sempre crescente incomunicabilità tra generazioni (chi vive la scuola percepisce ogni giorno sempre più questo aspetto).

Dal rapporto emerge la preoccupazione degli Italiani per le guerre nel mondo, l’ecoansia, così come il desiderio di lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero.

La seconda fase della prima lezione, in linea con le caratteristiche della didattica orientativa, vedrà come protagonisti gli studenti, che saranno invitati a diversi in piccoli gruppi e a leggere estratti del comunicato del CENSIS, ma anche due editoriali molto interessanti, che saldano tematiche del testo letterario e attualità: il primo è di Carlo Marroni, I giovani hanno paura della guerra in Europa. E vogliono più spese militari, uscito sul «Il Sole 24 ore» il 14.05.2022 (recuperalo qui) e dialoga con il passo in cui Ortis annota: «Le nazioni si divorano perché una non potrebbe sussistere senza i cadaveri dell’altra. […] La Terra è una foresta di belve»; il secondo, invece, trae spunto (in un collegamento, forse, un po’ forzato) dalla frase «La Natura siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi», per far riflettere gli studenti sull’eco-ansia e sulle misure per prevenirla. Come sempre ci viene in aiuto «Internazionale» miniera di spunti per la didattica della scrittura: l’articolo di Jia Tolentino, Come affrontare l’ecoansia, (recuperalo qui) apparso il 24.08.2023, consente di problematizzare in gruppo delle urgenze molto sentite dalle giovani generazioni. Per mettere al centro gli studenti, si dovrà prevedere un momento di riflessione in plenaria, in cui il docente, nel ruolo di facilitatore, dovrà guidare la conversazione a partire da domande-stimolo come queste:

  • L’Italia è un Paese per giovani?
  • Cosa stanno facendo le Organizzazioni internazionali per affrontare problemi come il cambiamento climatico e le guerre in Ucraina e Medio Oriente?
  • Gli Obiettivi 13 (Lotta al cambiamento climatico) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) di Agenda 2030 sono realisticamente raggiungibili o i destini delle nazioni sono regolati, come scriveva Foscolo più di 200 anni fa, dalla forza e dalla sopraffazione reciproca?

Opportuno è poi guidare il singolo studente a una riflessione domestica, nella forma di breve elaborato su piattaforma, con la seguente traccia vincolata nelle battute: “stendi una breve riflessione su piattaforma, di 1500 battute, su quali dei temi del passo foscoliano consideri più vicini alla tua sensibilità. Argomenta facendo riferimento all’attualità e alla tua esperienza”.

La seconda lezione del modulo orientativo prevede invece la ripresa dei contenuti della prima e un affondo sull’Italia nella rappresentazione letteraria. Il docente proietterà altri passi celebri della letteratura italiana incentrati sull’idea di Italia (Purg. VI, ma la scelta può ricadere anche sul finale del Principe di Machiavelli oppure su un passo di Leopardi tratto dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani, del 1824) e ragionerà insieme agli studenti, a partire dal saggio di Barberis, Il bisogno di patria, edito da Einaudi nel 2010 (acquistabile qui) su cosa ci fa sentire italiani oggi.

Immagine reperibile all’url https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/il-bisogno-di-patria-walter-barberis-9788806204648/

Gli studenti saranno invitati a dividersi in gruppi da tre e riflettere sulle tre domande-stimolo del docente

  • Quali sono i momenti in cui ci si riscopre patriottici?
  • Quali sono gli elementi più attuali del canto di Sordello e del passo foscoliano?
  • Quali sono gli stereotipi che caratterizzano ancora nel XXI secolo il popolo italiano, retaggio del passato?

Nella seconda parte della lezione, il docente proietterà i dati CENSIS sull’emigrazione e ragionerà, in ottica orientativa, sulla possibilità di un futuro all’estero, sia per lo studio che per il lavoro. Dopo una definizione del fenomeno della “fuga dei cervelli”, si apre un’attività che ricorda il debate: studiare e lavorare all’estero è una conquista di cui essere fieri o una sconfitta per l’Italia? I ragazzi saranno chiamati a esporre le loro idee e a schierarsi in due gruppi contrapposti, che argomenteranno le loro posizioni. Sebbene il debate sia più strutturato e regolamentato, se ne prenderanno gli elementi salienti, dal momento che il tema è, per sua natura, controverso.

Immagine reperibile all’url https://www.helmholtz.de/en/newsroom/article/brain-drain-a-threat-to-the-european-research-area/

Come evidenziato nelle Linee guida, ogni tutor dovrà aiutare gli studenti nella scelta «di almeno un prodotto riconosciuto criticamente dallo studente in ciascun anno scolastico e formativo come il proprio “capolavoro”»; ciò non vuol dire che ogni modulo debba dar vita a un “capolavoro”, ma sarebbe auspicabile, anche per “tenere traccia”, proporre delle attività di rielaborazione o scrittura, anche breve. Per questo modulo non ho pensato ai classici podcast o video, poco adatti a una tematica che alla fine vira verso l’argomentativo, quanto a un testo nella forma di e-mail formale indirizzata al Dipartimento per le politiche giovanili in cui si chiedono interventi a tutela del futuro delle nuove generazioni sia per quanto riguardo il percorso di studio post-diploma sia per quanto concerne l’inserimento in ambito lavorativo. Scrivere un’e-mail può sembrare una proposta banale, ma si tratta invece di un’abilità non scontata e che presuppone l’uso di formule specifiche e di un registro linguistico adeguato.

Arrivati alla conclusione di questa proposta didattica, ci si potrà chiedere se tale attività abbia rispettato il testo foscoliano, o questo sia stato solo un pretesto per dare un taglio orientativo ad attività accozzate alla bella meglio; è innegabile che attualizzare un autore e proporlo come spunto per comprendere la realtà sia un’operazione rischiosa, ma altrettanto è limitarsi a parlare solo di letteratura perseguendo uno specialismo che porterà all’emarginazione o alla messa in secondo piano del dato letterario (interessanti sono le riflessioni affidate al volumetto di Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo). L’Orientamento (così come l’Educazione civica) sono dati di fatto ed è inutile assumere un atteggiamento ostativo: nessuno di noi, credo, fa letteratura come 10 anni fa, per le generazioni mutate, la riduzione del numero di ore, l’essenzializzazione dei manuali. Si tratta di una sfida, che va accolta come spunto per formarci e per confermare il ruolo dell’insegnante di lettere come ultimo intellettuale, capace di guidare gli studenti in un approccio critico alla realtà.

Gli ostacoli a un nuovo modo di fare scuola ci sono: aule con un setting ancora tradizionale, classi con ancora più di 25 alunni, con conseguente difficoltà a proporre una didattica personalizzata tanto auspicata nelle varie circolari ministeriali, dotazioni informatiche non all’altezza, aule strutturate come ambienti di apprendimento ancora mosche bianche: l’impressione di chi legga le Linee guida sull’orientamento è che il legislatore voglia fare le nozze con i fichi secchi. Ritengo però che ogni professionista debba adattarsi al mutato contesto in cui agisce, traendone opportunità e piegandole a suo vantaggio, per rimodellare la didattica, senza svilirla o stravolgerla. Come possiamo essere modelli per gli studenti, adulti capaci di muoverci in un un contesto ipercomplesso, se per primi noi ci opponiamo alla novità? Lascio a voi la risposta e vi aspetto carichi nei commenti.

3 pensieri riguardo “Orientare…con Foscolo

  1. Tutto bellissimo, Matteo, attività meritoria, mi chiedo tuttavia il senso di separare l’attività di orientamento così com’è stato per educazione civica. Tra l’altro un tema come l’ecoansia è per sua natura interdisciplinare… Citi Foscolo, ma anche Leopardi spalanca scenari di un’attualità sconcertante (specie le Operette Morali, ma non solo), la letteratura è più utile di quanto appaia. Sarebbe interessante, inoltre, approfondire le biografie dei vari autori studiati e soffermarsi proprio sulle loro scelte di studi universitari, spesso non coincidenti con la loro passione per le lettere.
    Tornando all’attuale situazione della scuola italiana, quest’anno sarà tutto ancora “sperimentale” e sono pochi i docenti che hanno fatto le ore di formazione ad hoc. Quello che mi sembra emerga dalle parole degli studenti (specie di quinta) è la richiesta di un aiuto concreto nella scelta della facoltà universitaria. Ormai c’è una scelta così vasta che si fatica a orientarsi. Il mondo accelera e alla scuola non si può chiedere di snaturarsi per diventare un ircocervo. Ogni anno scolastico diventa una corsa a ostacoli per cercare di “armonizzare” i vari impegni e incombenze. Cui prodest?

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  2. Qualunque docente degno di questo nome fa riflettere su quanto si legge e si studia, francamente mi sfugge la novità! A meno che per novità si intenda ingabbiare la riflessione in caselle preordinate e assunte come universali o, ancor peggio, attuali! Qualunque persona pensante comprende che la novità non c’entra e che il meccanismo è ideologico. Peraltro alle giovani generazioni, così impoverite nella profondità storica, serve in caso uscire, sfondare la presunta attualità nella quale siamo tutti schiacciati senza nessuna sollecitazione all’azione organizzata. Davvero pensiamo che il pianeta si possa salvare perché affrontiamo l’ecoansia individuale? Non vi rendete conto che mettiamo noi stessi e nostri studenti al servizio di chi sta distruggendo il pianeta? E l’accusa che sento ripetere è quella di passatismo, di didattica trasmissiva (il massimo insulto sembra essere diventato che chi sa quattro cose le racconti e spieghi a che ne sa mezza!): ma davvero vogliamo farci dire da altri dove vogliamo andare?

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    1. Gentile Valeria,
      apprezzo che si sia presa la briga di trovare il mio articolo in rete e fare questo commento che trasuda disprezzo e disistima verso la mia attività di condivisione gratuita. La proposta didattica, pubblicata su un blog personale e quindi espressione della visione della scuola dello scrivente, mira a proporre riflessioni su un buon uso dell’orientamento e dell’educazione civica. Non so se insegni o meno, ma le posso assicurare che lo studente medio è del tutto all’oscuro di queste tematiche e parlare a scuola di “ecoansia” o di “populismo” è già un passo in avanti. Non riesco a capire il nesso con l’insegnamento trasmissivo, quando un buon docente sa che questo non va accantonato ma, per non plasmare rigidi ripetitori, arricchito da attività che spronino la creatività e lo spirito critico degli studenti. La proposta che ho fatto mira a questo e mi rammarica che sia stata travisata. Buona vita.

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