In un noioso pomeriggio di inizio settembre, “scrollando”, come dicono i giovani, la loro app preferita, Instagram, mi sono imbattuto in un reel di Jacopo Veneziani, giovane storico dell’arte, dottorando all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne di Parigi e famoso per essere stato presenza fissa nella trasmissione del sabato sera di Rai3, Le parole, condotta da Massimo Gramellini.
Incuriosito dal video, che sottolineava la presenza di tracce del cambiamento climatico già nel grande vedutista veneziano Canaletto, mi sono messo a “spulciare” la pagina del giovane divulgatore, che ora insegna, non a caso, Comunicare l’arte allo IULM di Milano e sono rimasto sbalordito dalla sua energia e dalla capacità di catturare, in quei brevi video, racchiusi in 150 secondi, istantanee della storia dell’arte, ma anche del costume (vi consiglio il reel sulle elezioni di William Hogarth immortalate nella serie The Humours of an Election).

Così, ripensando a una frase buttata lì da un mio studente nei minuti finali di una lezione, «Profeee, ma perché non legge anche lei delle poesie sui social, vedrà che successo!!!», ho deciso di tentare anche io un’avventura di divulgazione, scimmiottando i divulgatori, veri professionisti che sono in grado di trasmettere amore per la cultura anche attraverso mezzi vili come i social. Ma non poteva essere l’arte il mio campo d’azione, quanto la letteratura…
Durante il lockdown e i duri mesi dell’alternanza tra didattica in presenza e distanza, avevo assunto una sorta di “dipendenza” anche dai contenuti proposti da Valentina Iosco, nota sui social come @ioedante che, con garbo e passione, divulgava con successo il mondo di Dante, attraverso post, reel in cui commentava delle terzine della Commedia, arrivando, ovviamente, data la statura della studiosa (Dottoranda in Linguistica Storica all’Università per Stranieri di Siena) a veri e propri webinar travestiti da dirette social (clicca qui per quello sulle donne di Dante).

Ciò che caratterizza tanto Jacopo Veneziani quanto Valentina Iosco è la freschezza nel comunicare contenuti artistici e letterari che, agli occhi dei giovani fruitori dei social, appaiono cristallizzati e senza vita nei pesanti manuali di storia dell’arte e di letteratura. La Generazione Z, infatti, è per un apprendimento veloce, istantaneo, immediato: i video e post di Veneziani e Iosco vengono incontro a tali prerogative.
L’arte, Dante…mi serviva trovare un soggetto da cui partire e, mettendo da parte per un momento la mia sindrome dell’impostore e pensando a un argomento su cui mi potevo definire “ferrato”, sono andato dritto verso Eugenio Montale e la sua poesia; nonostante non mi possa definire un contemporaneista, ho sviluppato in questi ultimi 5 anni un amore per la letteratura del Novecento che mette in crisi la mia precedente identità di (indegno) tassista e latinista.
Risvolti autobiografici a parte, ho quindi deciso di dedicare al mio “poeta del cuore” (cit. del primo reel), in un tripudio del numero 12, ogni 12 del mese, per 12 mesi, dal 12 ottobre (Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896) al 12 settembre (data in cui muore, a Milano, nel 1981), una poesia, letta commentata nel breve spazio di 2-3 minuti. In realtà quest’ultimo parametro è già stato infranto con la prima lirica delle Occasioni, dal momento che la difficoltà concettuale delle poesie, così come la necessità di una breve introduzione alla raccolta, hanno richiesto l’estensione dell’episodio oltre i 4 minuti.
Non sono nuovo ai video: dal 2015 ho un canale Youtube dove carico delle videolezioni (di latino, letteratura italiana, sui Promessi sposi), che lascio tendenzialmente a fruizione libera, ma mi avvalgo di un programma che registra presentazioni e voce, senza inquadrare il volto. Preparare dei video su Montale avrebbe implicato però il “metterci la faccia”, elemento da tenere in considerazione in un mondo social dove l’apparenza e il presentarsi bene risultano decisivi nella buona o cattiva riuscita di un progetto divulgativo.
Questo è il primo episodio, fra parole mangiate, tagli impropri e video orizzontali non da reel.
L’esordio di progetto è sempre difficoltoso e carico di paure: non mi interessava fare grandi numeri (non sono un influencer, sebbene mi aggiri sui 1800 followers e per lo più studenti universitari di lettere che si illudono di imparare qualcosa dal mio profilo) ma, dato lo sforzo nella preparazione, avere dei feedback positivi, che non sono infatti mancati (clicca qui)… Trascrivo qualche commento particolarmente significativo perché coglie gli intenti del progetto: «che grande coraggio hai avuto a leggere montale qui su IG, super contenuto!!!»; «In attesa del prossimo appuntamento. Condividere e divulgare bellezza è un gran regalo per chi può leggere o ascoltare»; «Da tua ex allieva , mi sembra un’idea fantastica! E non vedo l’ora , bravissimo! ❤️ un abbraccio»; «Ottima partenza, con Montale! Io già abbonata a questa rubrica!👍».
Complimenti a parte, credo che il primo episodio presenti tantissimi difetti, riconducibili alla mia scarsa manualità con l’applicazione che ho utilizzato, ovvero iMovie di Apple. Usarla da tablet, infatti, non consente quella precisione che si può ottenere da Mac e, in effetti, le transizioni e le didascalie non corrispondevano esattamente alla sequenza cui si riferivano. Negli stessi giorni, grazie ai social, ho avuto la possibilità di uno scambio di opinioni con uno studente impegnato anche lui, insieme a un amico, in un’attività di divulgazione su Instagram e Youtube (clicca qui). Mi hanno consigliato di soffermarmi maggiormente sulla sequenza iniziale, dal momento che è lì che si cattura o meno l’attenzione del pubblico e di insistere molto sulle didascalie per consentire di seguire meglio il testo.
Il primo episodio che, quindi, a posteriori, presenta un montaggio di cui non possa lamentarmi è il quarto, nel quale commento A Liuba che parte (sulla poesia, si legga l’articolo del blog qui).
La scansione delle parole, dopo alcuni commenti non molto gradevoli che ho ricevuto a seguito dei primi episodi, è notevolmente migliorata, così come il rispetto dei tempi, la capacità di coinvolgere il pubblico e di scandire le singole sequenze che, giova ricordarlo, sono registrate e poi sottoposte a un montaggio con scritte in sovrimpressione e note esplicative.
Arrivati però al quarto episodio, mi sono posto una domanda: proseguire con una divulgazione che potesse servire come supporto per la scuola e gli studenti, scegliendo quindi componimenti più noti (come A Liuba che parte e, ovviamente, Meriggiare pallido e assorto) oppure virare verso una divulgazione raffinata, andando verso liriche meno note? Ho scelto la seconda opzione, più congeniale all’obiettivo iniziale della serie, che consisteva nel far conoscere un Montale “meno scolastico” e divulgare delle liriche che raramente trovano cittadinanza nei manuali e, quindi, nelle ore di Italiano delle superiori. Alla base c’è poi la mia “idea di letteratura”, che consiste nello studio continuo degli autori, nella scoperta di testi magari poco noti, ma sfidanti per la comunità ermeneutica, nella consapevolezza che solo continuando a formarci e venendo incontro a contenuti culturali per noi nuovi potremmo sconfiggere la routine di una professione che, ahimé, invasa dalla burocrazia e della normativa, tende a mettere la disciplina in secondo piano dietro uno sterile didattichese.
Quindi, se ricorderò nei prossimi anni la serie, sicuramente mi rimarranno in mente due episodi: La speranza di pure rivederti e Da un lago svizzero. Per il componimento contenuto nelle Occasioni ho rispolverato il mio passato di studente di filologia e mi sono immerso nell’analisi che del mottetto ha fatto Giovanni Palmieri nell’articolo Due sciacalli in chiaro? Montale e il VI mottetto, apparso nel 2021 su «Griselda online»; questa è stata l’occasione per approfondire il bestiario montaliano, ben catalogato, tra gli altri, da Vinicio Pacca, nel contributo Per una tipologia del bestiario montaliano, apparso su «Soglie», Anno XX, n. 2-3 – Agosto-Dicembre 2018 (recuperabile qui su Academia). Condensare tutti questi legami intertestuali nella breve misura di un video di 4 minuti mi ha permesso di mettermi alla prova con una caratteristica, la sintesi, che non posso sicuramente annoverare tra le mie doti. L’episodio, che necessita, a mio avviso, di una seconda visione per essere compreso al meglio, è forse il più denso di contenuti: la ripresa della poetica dell’epifania di Joyce, la lettura del Mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer, l’autocommento di Montale alla lirica nel celebre elzeviro apparso sul «Corriere della Sera» il 16 febbraio del 1950, l’amicizia con Contini, il contrasto tra Clizia e Mosca, adombrata nel «servo gallonato» del v. 9.
Ma l’episodio forse più riuscito è l’ottavo in cui, dopo aver scovato una perla ne La bufera e l’atro, la lirica Da un lago svizzero, l’ho condivisa prima nel modulo montaliano in quinta, in un percorso, non troppo originale, sulle donne di Montale e poi con i miei followers su Instagram. Il componimento è un acrostico, in quanto le lettere iniziali della prima strofa formano il nome (Maria Luisa) e il cognome (Spaziani) di Volpe.
Mia volpe, un giorno fui anch’io il “poeta
assasinato”: là nel noccioleto
raso, dove fa grotta, da un falò;
in quella tana un tondo di zecchino
accendeva il tuo viso, poi calava
lento per la sua via fino a toccare
un nimbo, ove stemprarsi; ed io ansioso
invocavo la fine su quel fondo
segno della tua vita aperta, amara,
atrocemente fragile e pur forte.
Sei tu che brilli al buio? Entro quel solco
pulsante, in una pista arroventata,
àlacre sulla traccia del tuo lieve
zampetto di predace (un’orma quasi
invisibile, a stella) io, straniero,
ancora piombo; e a volo alzata un’anitra
nera, dal fondolago, fino al nuovo
incendio mi fa strada, per bruciarsi.
Come ripeteva sempre Franco Gavazzeni, «all’inizio nessuno sa niente» ma, grazie al ricco commento di Ida Campeggiani e Niccolò Scaffai, lo studio della poesia per la registrazione dell’episodio mi ha condotto su strade mai battute, su autori, opere e movimenti che mai avevo toccato (a dimostrazione, ancora una volta, di come la professione-docente necessiti di uno studio continuo, che si approfondisce meglio finita l’ansia degli esami universitari e della preparazione per concorsi vari): la figura di Maria Luisa Spaziani, traduttrice, francesista, ma soprattutto figura femminile che domina la sezione Madrigali privati de La bufera e altro; il poeta francese Guillaume Apollinaire e il suo romanzo Il poeta assassinato; la fortuna dell’episodio di Enea e Didone nel libro IV dell’Eneide, dal momento che l’amplesso amoroso descritto nel componimento si consuma in una grotta.
Mentirei se dicessi che realizzare una serie del genere sia stato semplice: l’investimento di energie e tempo è stato considerevole ma, negli ultimi anni, ho imparato che profondere degli sforzi per progetti che danno gratificazioni e mi portano a maturare come uomo e professionista non è fatica sprecata. Grazie ad “Appuntamento con Montale” ho sperimentato anzitutto la difficoltà nel realizzare i famosi “prodotti multimediali” che prevediamo a scuola come tipico compito finale delle unità di apprendimento, ma soprattutto l’ansia da prestazione nell’uscita di ogni nuova puntata e la caccia ossessiva all’errore nella fase di montaggio, di aggiunta dei box testuali e nel taglio delle parti superflue.
I social, d’altra parte, non perdonano nulla e ho sperimentato, anch’io, con alcuni haters, quanta cattiveria possa nascondersi dietro a un profilo che commenta i video sottolineando alcune parole “mangiate”, una gesticolazione un po’ troppo accentuata e una pronuncia sbagliata di un lago svizzero; col tempo però (e grazie al confronto con alcuni amici) ho capito che nel momento in cui si condivide un contenuto fruibile potenzialmente a tutto il mondo, le critiche possono sempre arrivare, ma devono essere prese come un “pungolo” per fare meglio.
Così, tra episodi più o meno riusciti, liriche più o meno famose, visualizzazioni più o meno alte (il successo dei reel segue infatti criteri imprevedibili e inaspettati), ho regalato anch’io, come Montale dei piccoli xenia, “doni per l’ospite”, in quell’oikos 2.0 che è la mia pagina Instagram. Tanti gli studenti universitari e i giovani laureati in lettere che hanno iniziato a seguirmi per questi appuntamenti, altrettanti i colleghi o semplici appassionati di letteratura che mi hanno scritto in privato per consigli di lettura e approfondimento. Credo che in questo risieda il vero successo di questa serie, che si è chiusa il 12 di settembre, nell’anniversario della morte, con l’episodio intitolato Lo scoglio di Montale, in cui conduco il lettore in un bilancio della figura del poeta ligure attraverso le parole che scrisse Italo Calvino su «La Repubblica» pochi giorni dopo la morte.
E voi, avete seguito i video di #AppuntamentoconMontale? Cosa ne pensate di questa iniziativa di divulgazione?
Quello che apprezzo nel tuo lavoro, Matteo, è la voglia di mettersi sempre in gioco in un continuo automiglioramento. So del tuo canale YouTube ma non usando Instagram non ho seguito i Reel su Montale. Hai fatto bene, perciò, a scrivere questo articolo di riepilogo, contiene tanti spunti interessanti, su tutti la poesia con acrostico. Mi pare di capire che l’amore per questo poeta si sia affiancato a quello per Tasso e Dante, chissà in futuro chi seguirà, forse Saba?
Quello che dici sui contenuti video è sacrosanto, bisogna “metterci la faccia”, curare il montaggio e avere competenze digitali non indifferenti. Personalmente ho provato durante il periodo pandemico a creare alcuni video, ma non li ho mai pubblicati, non mi convincevano e temevo i commenti negativi. Come dici tu s’impara anche dai propri sbagli, ma sono dell’idea che per creare contenuti di questo tipo bisogna esser affiancati da chi s’intende di video-editing, alla fine non è il nostro lavoro, come del resto esistono i social media manager. Se penso a come spiegano certi colleghi di lettere quello che stai facendo tu è fantascienza!
Il canale uditivo era la regola ancora una decina di anni fa, ora conta moltissimo quello visivo, così come la gestione dei tempi. Iniziative a scadenza fissa come la tua andrebbero incentivate il più possibile, tanto più che vengono apprezzate anche a livello universitario.
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