Recuperare un po’ di critica letteraria: interpretazioni a confronto

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Auerbach e Köhler per un sedicenne

Anno scolastico 1999-2000: un sedicenne della provincia di Bergamo studia letteratura italiana su un manuale che riempie la metà del suo zaino Invicta: è il celebre Luperini blu, editio maior, intitolato La scrittura e l’interpretazione, di Romano Luperini, Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, un monstrum che occuperà i suoi incubi nei successivi anni liceali, gli provocherà non pochi mal di schiena, ma che, alla fine, imparerà ad amare. Lo userà, infatti, prima all’Università per l’esame di Letteratura italiana contemporanea I, in seguito come manuale di studio nei concorsi per diventare professore e lo inserirà infine nella sua biblioteca scolastica tra gli intoccabili (la foto sotto è di fine dicembre 2025!).

Quel sedicenne, come avete forse intuito, sono io e quando devo rivolgermi a un’auctoritas per la presentazione di un contesto culturale, ma anche la lettura critica, l’analisi e interpretazione di un testo, mi rivolgo sempre al caro Luperini blu che, nonostante il susseguirsi di edizioni più o meno tagliate, più o meno aggiornate, rappresenta ancora un manuale, a mio avviso, insuperabile. Una delle sue caratteristiche era di squadernare subito, davanti al malcapitato sedicenne, pagine e pagine di critica letteraria, già dal vol. 1, intitolato Il Medioevo latino e lo sviluppo delle letterature europee dalle origini al 1380 e composto da 1230 pagine; qui, per esempio, nel cap. II, dedicato allaffermazione dei volgari romanzi e alla società cortese, troviamo passi di Mimesis di Erich Auerbach (testo che si leggeva all’Università fino agli anni Duemila) e, soprattutto, un bel brano di Erich Köhler, tratto da Alcune osservazioni d’ordine storico-sociologico sui rapporti fra le canzoni di gesta e romanzo cortese, che applica le categorie marxiste (!) alla società feudale di cui facevano parte i trovatori.

Ricordo che questi testi venivano assegnati in lettura dal mio indegno docente di lettere come approfondimento, ma a me sembravano arabo anche perché, ovviamente, mancavano tanto una mediazione didattica, quanto gli strumenti culturali per comprenderli; anche ora, rileggendoli per scrivere questo articolo, noto la mancanza di tagli, l’assenza di esercizi a corredo del testo, come domande guida o indicazioni di paratesto: insomma, si tratta di inserti che, pur caratteristici di un volume altissimo, risultano davvero indigesti e, nel corso del tempo, sono stati espunti dalle nuove edizioni, per rendere il manuale “più umano” (citazione da Fantozzi).

Una letteratura omogeneizzato?

Ora, invece, la critica è quasi o del tutto scomparsa dai manuali di scuola superiore, o meglio, è presente ancora in quei volumi che si rivolgono a un pubblico alto, mentre negli altri occupa lo spazio ambiguo (perché, spesso, destinato all’oblio) dell‘online, con approfondimenti recuperabili tramite QRCODE. La tendenza è comunque a semplificare, sintetizzare, mappare, evidenziare: il ricco paratesto serve a rendere la spiegazione del testo letterario chiara e il testo stesso docile. Alla fine di ogni opera c’è una mappa concettuale che ne sintetizza in poche parole il contenuto, mentre audioletture e podcast rendono i testi più inclusivi.

L’AI, d’altra parte, accellerererà questo processo, appiattendo ogni interpretazione (ne farà infatti una sintesi nelle risposte a ogni prompt) e facendo sì che il contatto col testo diventi, invece dell’elemento più importante per chi studia letteratura, un fatto marginale: riassunti forniti da chatbot, parole-chiave estratte dai testi, infografiche generate da porzioni testuali “fatte mangiare”, come dicono gli esperti del settore, alle varie AI, provocheranno una rivoluzione cartesiana nell’approccio col testo e col dato letterario.

Lavorare per l’editoria

Negli ultimi tre anni ho avuto l’occasione, per me molto produttiva, di inserirmi in ambito editoriale con il gruppo Sanoma, collaborando a tre manuali di diversa tipologia: grammatica latina, antologia e letteratura italiana. Per quest’ultimo segmento, che si rivolge al triennio, ho contribuito agli apparati didattici di alcuni autori del nuovo manuale di Langella, Frare, Gresti e Motta, intitolato, con un prestito dantesco dal canto di Ulisse, Del mondo esperti.

Il manuale, in sei volumi più Leopardi, si caratterizza per il rigore scientifico, ma cerca comunque di promuovere una didattica che non risulti ingessata e, pur rimanendo di stampo alto, crei occasioni affinché gli studenti problematizzino il dato letterario che viene offerto nelle pagine di commento e nelle analisi complete e approfondite. L’interesse dell’opera, a mio avviso, oltre ai cinque percorsi tematici (Conoscenza di sé, Guerra e pace, Letteratura e scienza, Società e diritti, Natura, ambiente ed ecologia), che attraversano i volumi consentendone una lettura verticale, sta in alcune pagine, intitolate Interpretazioni a confronto, in cui gli autori presentano due testi di critica affiancati, con delle domande-guida per gli studenti.

Interpretazioni a confronto del volumetto Leopardi.

Venendo al dato personale, ho avuto il compito di “didattizzare” alcune di queste pagine (nello specifico per Verga, Svevo e Montale), creando degli esercizi di corredo e devo dire che, oltre a essere un lavoro molto stimolante intellettualmente, mi ha fatto capire che la critica letteraria andrebbe inserita di nuovo a scuola e non limitata allo studio di un’élite di studenti. Leggere pagine che presentano interpretazioni o letture contrastanti di un’opera, o di un passo di un’opera, è un’operazione molto produttiva anche per allenare quell’argomentazione che viene sempre sottolineata come competenza-chiave in uscita dai percorsi scolastici.

Ritengo quindi che, soprattutto dal quarto e quinto anno, inserire della critica letteraria a scuola possa dare quel quid in più e costituire una palestra di argomentazione. A mio avviso, è fondamentale che però l’ora di “critica letteraria” non rimanga un vezzo da prof. nostalgico degli anni Novanta, ma risulti sempre funzionale a degli snodi dell’autore (o dell’opera), che risultano non pacificati. Vediamo quindi, a titolo di esempio, alcune interessanti “interpretazioni a confronto” presenti negli scrittori della letteratura Otto-Novecentesca che ho curato su Del mondo esperti:

  • Il finale dei Malavoglia nelle letture di Luigi Russo e Romano Luperini
  • Interpretazioni a confronto sulla figura di Zeno Cosini (Giulio Savelli e Giuseppe Langella)
  • La bufera e altro: il libro di Clizia o dell’Anguilla? (Romano Luperini e Angelo Jacomuzzi)

Come si può notare, per esempio, dall’ultimo caso, incentrato sulle interpretazioni della terza raccolta montaliana, vengono proposti due brevi brani, il primo di Jacomuzzi, dal saggio La poesia di Montale, e l’altro di Luperini, dal celebre volume Storia di Montale. L’obiettivo del confronto è problematizzare la riflessione montaliana che, secondo Jacomuzzi e Claudio Scarpati, docente alla Cattolica di Milano, approderebbe, nella raccolta del 1956, a un’apertura in direzione del divino, che è invece negata da Luperini, secondo cui la donna angelo della Bufera sarebbe il sogno di una salvezza sconfessata e superata dalla conclusione dell’opera, in cui alla figura di Clizia si sostituisce quella della sorella, l’anguilla, in una «rivalutazione del terreno, dell’eros, dell’istintuale, a cui addirittura vengono ora attribuiti i caratteri di resistenza etica» (R. Luperini, Storia di Montale, Laterza, Roma-Bari 1986).

Su Del mondo esperti i due testi vengono affiancati e, sotto, si propongono tre domande, indicate, giustamente, come Pensiero critico:

  • Illustra la tesi di Jacomuzzi sulla religiosità della Bufera scandendo anche l’argomentazione del critico;
  • Quale posizione assume Luperini di fronte alla componente religiosa della Bufera e a quali conclusioni approda?
  • Dopo aver letto le posizioni contrastanti di Jacomuzzi e Luperini, quale ti sembra più convincente, anche in riferimento alla biografia e alla poetica di Montale? Argomenta la tua risposta.

Si tratta, quindi, di un lavoro piuttosto semplice (una domanda per ciascun testo e un’altra che richiede di prende posizione sulle due tesi), ma che può anche dar vita a un dibattito in classe, specie se questa si polarizza in modo netto su due posizioni; per esperienza, ahimé, il momento del confronto, a meno di essere indotto, è sempre molto deludente e la classe si orienta solitamente su un’unica interpretazione, bollando (con argomenti molto deboli) l’altra come inappropriata, seppur sostenuta da fior fior di critici.

Un laboratorio di scrittura

Nel mese di novembre, invece, spinto dall’interesse che aveva suscitato in classe la parabola di ‘Ntoni nei Malavoglia, con quel finale strepitoso, ho proposto un laboratorio di critica letteraria sulla pagina finale del romanzo verghiano, prendendo spunto dalle domande che avevo preparato io stesso per le Interpretazioni a confronto inserite alle pp. 254-255 del vol. 3A di Del mondo esperti. Qui Langella propone le due letture di Russo e Luperini: secondo il primo, il finale certificherebbe il trionfo della religione della famiglia, con l’espulsione di ‘Ntoni, che riconoscerebbe la santità del focolare domestico, di cui ora è custode Alessi; Luperini, invece, intendendo Verga come «dissacratore di valori» più che come «esaltatore di valori» vede nei Malavoglia l’addio alla religione della famiglia, travolta dall’inevitabile fiumana del progresso.

Ho quindi previsto di far lavorare la classe su questi due brevi testi critici, ma di proporre, alla fine, una serie di domande sul modello della tipologia B, per allenare alla scrittura e all’argomentazione. Si tratta di quesiti puntuali, volti a stimolare una lettura profonda dei due testi critici e a far capire come quel testo letterario che noi percepiamo come docile, in realtà è indocile e oggetto di numerose letture e stratificazioni a partire dalla sua pubblicazione.

Ho quindi proposto 5 domande di comprensione e analisi, che vi presento:

1. Illustra e confronta tra loro le interpretazioni del finale di Luigi Russo e Romano Luperini.

2. Il passo di Russo si caratterizza per numerosi riferimenti alla religione: illustrali e spiegali.

3.  Quale critica muove, in particolare, Luperini a Russo?

4. Quale diversa interpretazione forniscono i due scrittori del personaggio di ‘Ntoni?

5. Poco considerato dalla critica, il personaggio di Alessi è in realtà un doppio di ‘Ntoni: quali diverse interpretazioni ne danno Luperini e Russo?

Chiude poi il lavoro una proposta di produzione vincolata, da svolgere in classe (magari durante il giro di colloqui orali) o, fidandosi degli studenti, a casa (sperando di non leggere testi generati dall’AI).

6. Leggendo i due passi critici, quale delle due posizioni ti sembra più convincente? Argomenta la tua posizione in un testo di circa due colonne, anche con riferimenti a passi letti in classe.

Concretamente, le 5 domande di comprensione e analisi sono state svolte in coppia, mentre la sesta è stata oggetto di rielaborazione orale, perché era mio desiderio che tutti ascoltassero la posizione dei compagni e ne derivasse un momento di confronto. Va da sé che tutta la classe si è polarizzata sull’interpretazione di Luperini, ma con me come insegnante di lettere sarebbe stato strano il contrario!

Verso una traccia di tipologia B letteraria?

In un articolo di questo blog, intitolato Strutturare vere tipologie B, criticavo la presentazione, nella tipologia B della prima prova, di testi espositivi anziché argomentativi ma, a mio avviso, il vero cambio di marcia si potrebbe avere con la presentazione di DUE brevi testi, che possano presentare tesi contrastanti e non la solita tesi-forte, su cui lo studente di turno propone un’argomentazione di sostegno spesso poco originale. Ciò potrebbe avvenire negli ambiti sociale, filosofico, scientifico e tecnologico, ma l’accostamento di due brevi testi critici di ambito letterario potrebbe essere un’opportunità per chi non se la sente di buttarsi sulla tipologia A, ma vorrebbe rimanere nel sicuro recinto della letteratura tanto studiata a scuola.

Una tipologia B di ambito letterario presenta diversi vantaggi: consente di testare le competenze di analisi del testo, allena alla precisione terminologica e linguistica, sviluppa il pensiero critico e non penalizza quegli studenti che, ahimé, non se la sentono di prendere posizioni forti su tematiche storiche, sociali, scientifiche e tecnologiche, magari con il rischio che il docente di turno valuti le idee più del testo…

Per chi è arrivato in fondo a questo articolo-polpettone un regalo: il laboratorio sul finale dei Malavoglia, da scaricare e pronto per l’uso in classe (recuperalo qui).

Una opinione su "Recuperare un po’ di critica letteraria: interpretazioni a confronto"

  1. Articolo molto interessante, quanti ricordi con il Luperini blu…

    Aggiungo che sono da riscoprire anche le parti sulla ricezione nel corso dei secoli, aiutano a capire la poetica dei vari autori. Purtroppo a livello didattico resta difficile proporle agli studenti, ma non impossibile (ad esempio Pasolini lettore di Pascoli).

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