La maturità che vorrei

La recentissima crisi di governo, con le dimissioni del Premier Conte e le consultazioni in corso, ha posticipato l’ordinanza, prevista per la fine di gennaio, sugli Esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione. L’emendamento N. 86.14 (M5S) alla “Legge di Bilancio” aveva infatti delegato alla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la possibilità di adottare specifiche misure per la valutazione degli apprendimenti, oltre allo svolgimento degli Esami di Stato 2020/20211. Il caso però ha voluto che proprio nella settimana in cui si attendeva l’ordinanza, la situazione politica sia alquanto tempestosa e tutto sia in stand-by.

Incertezze, dunque, che si aggiungono a incertezze; in Lombardia veniamo da 3 mesi di Didattica a Distanza, che hanno sicuramente inciso, in contesti svantaggiati, con scarsa strumentazione tecnologica, sugli apprendimenti degli studenti del quinto anno, reduci, ricordiamo, dalla conclusione della classe quarta sempre a distanza. Inoltre, le diverse colorazioni delle regioni stanno creando una disomogenità a livello nazionale, che mette in serio dubbio la possibilità di un Esame di Stato gestito in modo centralizzato dal Ministero.

Nel dibattito sull’Esame di Stato 2021 si stanno delineando fondamentalmente due posizioni: da una parte coloro che vorrebbero una riproposizione del format dello scorso anno scolastico, con un maxi-orale strutturato nelle cinque parti del 2020: presentazione dell’approfondimento sulle materie di indirizzo, discussione di un testo di italiano, analisi di un materiale preparato dalla commissione, esposizione delle esperienze di PCTO e verifica delle conoscenze di “Cittadinanza e Costituzione” (ora, presumibilmente “Educazione Civica”, ma la sostanza non cambia); dall’altra il PD ha proposto invece il mantenimento della prova scritta almeno di Italiano per rendere “l’esame più dignitoso”. Evidentemente, lo scorso anno non lo era…

Com’è noto, l’Esame di Stato ammette i candidati con percentuali altissime e il numero di chi non supera l’atto conclusivo è irrisorio: nel 2019, ultima maturità pre-covid, era stato ammesso all’Esame il 96,1% dei candidati scrutinati (nel 2018 era stato il 96%). I diplomati finali risultavano essere il 99,7%, mentre erano il 99,6% nel 2018 (dati tuttoscuola). Da molti parti si invoca la sua abolizione ma, com’è noto è la Costituzione a normalo, nell’articolo 33, che recita:  “E’ prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi”. Questo significa che per eliminare l’Esame di Stato è necessaria una legge costituzionale, che comporta diversi anni per la sua (eventuale) approvazione. Secondo molti, tuttavia, sarebbe un’appendice superflua e un costo che potrebbe essere evitato, in considerazione anche della sua scarsa selettività.

Ritengo anzitutto che l’Esame di Stato vada mantenuto: si tratta della prima di molte prove che ogni studente dovrà affrontare. Nonostante gli anni che passano, è ancora un rito di passaggio, forse uno degli ultimi della nostra società ipermoderna e tecnologica, schiacciata su un eterno presente: è il coronamento di anni di studio, l’abbandono della dimensione confortevole della scuola, degli amici e compagni di cinque anni per tuffarsi nel mondo del lavoro, dell’università e, in generale, degli adulti. Non sono d’accordo con chi lo considera una “farsa” o lo sminuisce: in una settimana si mettono in gioco 5 anni di superiori e i giorni delle prove scritte e dell’orale rimarranno nella memoria individuale per sempre. Io stesso ho ancora impresse le prove scritte somministratemi e le domande che mi fecero all’orale; la mia memoria di ferro ricorda in modo vivido la disposizione dei docenti in quell’afoso pomeriggio del giugno 2002. Ho ancora in mente il bidello (ops, collaboratore scolastico) Giuliano che mi accompagnò in classe e l’emozione nel presentare la mia tesina, sull’evoluzione della famiglia dall’Ottocento al Novecento. Era una “maturità farsa”, come direbbe ora qualcuno: membri tutti interni con il solo Presidente esterno che mi fece una domanda su Leopardi a cui risposi in modo impreciso e raffazzonato.

Come progettare però l’Esame di Stato 2021? Dal mio punto di vista operando un mix tra elementi del vecchio Esame, improponibile però in tempi di Covid-19, e quello del 2020, effettuato per “salvare il salvabile”.

L’impianto del maxi-orale dello scorso anno scolastico presentava in realtà elementi di interesse ed evidenti criticità, date dal desiderio di riunire “oralmente” le parti di una vecchia maturità: ottima la proposta di un approfondimento individuale sulle materie di indirizzo, che consentiva agli studenti di mettersi in gioco sulle discipline oggetto del corso di studio e svincolarsi dalla mera riproposizione dei contenuti del libro o del docente; meno riuscite le altri parti, tra di loro disorganiche, scollate e, alla fine, “ripetitive”. Anzitutto pensare di esaurire in 5 minuti la discussione di un testo di italiano “fa a pugni” con quelle competenze di analisi e interpretazione che uno studente del quinto anno dovrebbe avere e che noi stessi docenti coltiviamo sin dalla prima; l’esposizione dello “spunto” si riduceva, in realtà, alla presentazione per sommi capi dei collegamenti che si sarebbero effettuati; Cittadinanza e Costituzione si esauriva in domande estemporanee e brevissime (time flies like an arrow) sui percorsi affrontati in quinta; la trattazione delle esperienze di PCTO, poi, a una carrellata di descrizione di aziende più o meno locali.

Ritengo che, se la situazione epidemiologica lo permetterà, fatta salva la composizione interamente interna della commissione, vada preservato almeno uno scritto, meglio due.

Nello scorso Esame di Stato, infatti, diversi sono stati i candidati il cui voto di diploma non ha rispecchiato il valore espresso negli anni delle superiori, specie se confrontato con studenti evidentemente penalizzati dalla mancanza degli scritti e che, causa emotività, hanno reso meno nell’orale da 40 punti. Altrettanto evidenti i voti “a sorpresa” di alunni che, in modo palese, hanno saputo giocare bene le proprie carte nel colloquio.

Proporrei quindi di mantenere i due scritti, preparati nei giorni precedenti dalla commissione interna, allo stesso modo di quanto accade nell’Esame conclusivo del I ciclo: impensabile proporre prove nazionali inviate dal Ministero, a meno che non si faccia un’eccezione per lo scritto di Italiano che, con le sue 7 tracce, su temi spesso generali, dà la possibilità a tutti di poter affrontare con strumenti adeguati un elaborato di una certa complessità. Per quanto concerne la seconda prova, le commissioni potrebbero predisporre uno scritto “tarato” su quanto effettivamente affrontato nel quarto e quinto anno.

Qualcuno potrebbe obiettare che le valutazioni potrebbero “lievitare” in alcune scuole e “afflosciarsi” in altre, a seconda della severità e del livello di richieste del corpo docenti, ma sono considerazioni che possono valere per tutti gli Esami di Stato, non solo per le sciagurate maturità dell’era-covid. Abbiamo tutti incontrato insegnanti membri esterni che, magari imprecisi e poco puntuali con i loro studenti, non vedono l’ora di andare in altre scuole a trovare “il pelo nell’uovo” nei programmi dei colleghi che hanno sempre fatto “troppo poco”, mentre “io, invece, ho fatto x y z k”. Abituali le penalizzazioni nei confronti di studenti anche brillanti, perché le colpe dei “padri ricadano sui figli”…

E l’orale dell’Esame di Stato 2021? Salviamo i punti di forza ed eliminiamo quelli di debolezza. E quindi, auspicabile sarebbe la presentazione delle esperienze di PCTO con un breve video o una presentazione multimediale inviata preventivamente alla commissione il giorno dello scritto (o degli scritti), per saggiare le tanto agognate “competenze digitali” richieste dal mercato del lavoro. Alle stesso modo, si potrebbe ancora cominciare l’orale con un approfondimento disciplinare dell’alunno sulle materie di indirizzo, per dare un “senso” all’intero percorso liceale e dare spazio alla creatività degli alunni. E perché no? Richiedere un breve abstract in inglese dello stesso o l’esposizione in una lingua dei percorsi di studio.

La presenza della prima prova renderebbe superflua la discussione sul testo di “lingua e letteratura italiana”; evitabile anche l’analisi di un “materiale” predisposto dalla commissione, per risparmiarci i voli pindarici da Ungaretti a Hitler, passando per la bomba atomica, Svevo, Eliot e Trackl; per quanto concerne i percorsi di Educazione Civica potrebbero essere assegnati preventivamente dalla commissione ai candidati e toccare quelle discipline non esaminate dagli scritti. Com’è noto, infatti, Educazione Civica è una materia trasversale, di cui esiste solo il Coordinatore.

Si tratta, com’è evidente, di considerazioni e proposte molto pratiche e che sicuramente potrebbero alimentare critiche e perplessità da più parti, ma che si configurano come una sorta di “flusso di coscienza” di un insegnante di italiano annoiato, in un pomeriggio di fine gennaio, in attesa di sapere come si svolgeranno gli Esami di Stato. E quando potrà prenotare le vacanze.

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