Ovidio al linguistico: un percorso intertestuale

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Insegnare latino nel secondo quadrimestre del liceo linguistico è un’esperienza quasi surreale: gli studenti perderanno la materia a fine anno scolastico, gli argomenti da trattare per terminare il volume unico (tanto per citarne alcuni, la perifrastica passiva e i pronomi indefiniti) sono difficili da interiorizzare in poco tempo e, nelle ultime pagine, il manuale solitamente propone insulse versioni da Eutropio, Floro e un Cesare adattato in un trionfo di ablativi assoluti di cui gli alunni sono già esasperati.

Quest’anno, quindi, in ragione del buon livello della classe e dell’interesse che aveva già mostrato nel I quadrimestre durante il percorso di cultura latina su “Alimentazione e moralità”, che aveva intercettato brani di Livio, del Satyricon di Petronio e alcune epigrafi pompeiane incluse nel CIL, ho deciso di “azzardare” un breve modulo di 7 ore dal titolo Le “Metamorfosi” di Ovidio nella cultura europea. Titolo roboante a parte, mi interessava cercare di proporre delle letture, anche in traduzione, di alcuni miti di trasformazione che i ragazzi incontreranno negli anni successivi; la speranza è che quando questi si ripresenteranno nella letteratura italiana (ma anche straniera) o nelle arti figurative si ricorderanno degli ostici versi che avevano affrontato in seconda con lo “Zenoni”.

Il volume delle Metamorfosi di Ovidio col bel saggio di Italo Calvino.

Quali sono le motivazioni alla base di questo percorso? Credo che quella iniziale sia la mia passione verso uno dei libri, a mio avviso, fondativi della cultura occidentale; nelle sue Metamorfosi Ovidio fa una summa di miti di epoche precedenti e di provenienze geografiche diverse, riprende storie presenti in altri autori entro una cornice nella quale i diversi episodi sono concatenati secondo criteri ora cronologici, ora tematici, ora di causa ed effetto. In secondo luogo in quegli Obiettivi di Apprendimento della disciplina Lingua latina tanto contraddittori, ho deciso di estrarre e mettere in pratica una delle frasi a mio avviso più sensate: «È opportuno, inoltre, introdurre gli studenti alla conoscenza della cultura latina attraverso brani d’autore in traduzione con testo a fronte o corredati di opportune note, così che la competenza di base non rimanga astratta e avulsa dai testi reali in cui la lingua latina si esprime». In terzo luogo ritengo che attraverso i brani d’autore si possa lavorare bene sulla competenza traduttiva (in un liceo che prevede traduzioni da ben tre lingue straniere) e, soprattutto, usare il latino per l’educazione linguistica, arricchendo un vocabolario degli adolescenti quanto mai povero di termini dell’ambito astratto; come si scrive negli OSA sopra citati, «Nel lessico lo studio sarà centrato sulla formazione delle parole e sulla semantica, specie in ottica contrastiva».

Il primo punto da chiarire prima di iniziare il percorso è la mole di lavoro che implica per il docente: l’attività di selezione da un poema epico come Le metamorfosi infatti è lunga e onerosa, fatta di tagli, traduzioni da completare o modificare ed esercizi da stendere. D’altra parte, una volta proposto il modulo un anno, si può con semplicità modificarlo anche in quelli successivi, adattandolo al monte ore a disposizione, approfondendo altri miti di trasformazione o tagliandone alcuni poco rilevanti.

Il modulo è stato scandito così per quanto riguarda tempi e contenuti:

TempiContenuti
2 oreIntroduzione alla figura e all’opera di Ovidio, con focus sulle Heroides e le Metamorfosi
4 oreLettura, analisi e commento di 4 vicende dalle Metamorfosi
1 oraProva conclusiva con questionario semi-strutturato

L’introduzione alla figura di Ovidio dovrà essere sintetica e sostenuta da slides o materiale consegnato agli studenti; nelle due ore iniziali si dovranno fornire le principali coordinate biografiche dell’autore, focalizzandosi sulla produzione elegiaca, l’Ars amatoria, i Remedia amoris e i motivi alla base della relegatio, ovvero l’error e il carmen. Se il docente insegna anche italiano nella classe, potrà effettuare un confronto tra la figura di Virgilio e quella di Ovidio. Una seconda ora invece sarà dedicata a fornire struttura, significato e temi delle Metamorfosi come nuovo epos, che tenta di superare il modello virgiliano.

Ma è nella parte dei testi che si denoterà meglio la creatività didattica, dell’insegnante, una delle doti più sottovalutate della nostra professione; personalmente mi sono sempre domandato, alla base di ogni scelta didattica, quale ricaduta potrà avere nella formazione complessiva dello studente e ho deciso di usare lo stesso criterio per la selezione dei brani ovidiani. Inoltre è venuto in mio soccorso un sito, ICONOS, gestito dalla Cattedra di  Iconografia e Iconologia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma; qui si sta predisponendo una catalogazione dei miti delle Metamorfosi, con la fortuna iconografica degli stessi nella letteratura e nell’arte. Ogni mito è accompagnato dai versi delle Metamorfosi in cui è narrato, dalla sua fortuna con l’aggiunta di una bibliografia per chi voglia approfondire determinati aspetti, anche in lingua straniera. Inoltre ogni mito presenta una sintesi molto accurata, utile anche in sede di introduzione dello stesso in classe.

Per quanto riguarda la scelta dei miti, ho deciso di selezionarli in base alla fortuna nella letteratura italiana, con particolare attenzione alla Commedia; inoltre ho preferito quelli con rappresentazioni iconografiche famose e che potevano dare anche la possibilità di agganci con la filosofia e la psicanalisi.

Si delinea qui una tabella con le scelte effettuate e la motivazione didattica.

Mito delle MetamorfosiMotivazione didattica della scelta
Apollo e Dafne
Met. I 545-561
La ripresa iconografica in Bernini e la pervasività del mito nel Rerum volgarium fragmenta di Petrarca.
Eco e Narciso
Met. III 356-401
Il concetto di narcisismo in psicanalisi.
Clizia e Apollo
Met. IV, 256-270
La ripresa in Dante (sonetto a Quirini) e in Montale. Focus su come lavora l’intertestualità.
Il mito delle Pieridi
Met. V 294-321, 333-336
Un mito di superbia punito ricordato nel canto I del Purgatorio di Dante.

Si tratta, ovviamente, di scelte personali ma, altrettanto validi e potenzialmente passibili di resa didattica, sono il mito di Apollo e Marsia (ripreso da Dante in Paradiso I vv. 13-21), così come quello di Cinira e Mirra, che ha dato vita alla famosa tragedia di Alfieri, di cui ho indagato gli echi ovidiani qui.

Per rendere il modulo quanto più chiaro, è opportuno fornire i testi (reperibili su Thelatinlibrary alla voce Ovid) in originale, con traduzione a lato; anche qui però è opportuno un lavoro di mediazione del docente che dovrà rendere un po’ più letterale la traduzione a fronte che si trova nei volumi e anche nelle antologie della letteratura latina del triennio.

Partiamo, per esempio, dal mito di Apollo e Dafne. La prima operazione è quella di isolare una porzione di versi significativa, come quelli sotto indicati.

«Fer, pater»  inquit «opem! si flumina numen habetis,                   545
qua nimium placui, mutando perde figuram!»
Vix prece finita torpor gravis occupat artus,
mollia cinguntur tenui praecordia libro,
in frondem crines, in ramos bracchia crescunt,                              
550
pes modo tam velox pigris radicibus haeret,
ora cacumen habet: remanet nitor unus in illa.
     Hanc quoque Phoebus amat positaque in stipite dextra
sentit adhuc trepidare novo sub cortice pectus
conplexusque suis ramos ut membra lacertis                                  
555
oscula dat ligno; refugit tamen oscula lignum.
Cui deus «at, quoniam coniunx mea non potes esse,
arbor eris certe» dixit «mea! semper habebunt
te coma, te citharae, te nostrae, laure, pharetrae;
tu ducibus Latiis aderis, cum laeta Triumphum                             
560
vox canet et visent longas Capitolia pompas»

Si potrà proporre la traduzione attraverso una lezione dialogata, facendo sì che gli studenti recuperino quelle competenze grammaticali che hanno esercitato per quasi due anni; va da sé che alcune costruzioni sono impossibili da comprendere per lo studente di liceo linguistico; a ciò si aggiungono gli artifici della poesia, che vedono la presenza del plurale al posto del singolare e anastrofi diffuse. Il docente però sarà in grado, attraverso la proiezione del testo, di far notare costrutti a loro noti, che daranno il senso di un percorso talvolta visto come insensato per lo studente di liceo linguistico. A titolo di esempio, ho proposto i seguenti quesiti di analisi del testo:

  1. Analizza la particolarità dell’imperativo presente al v. 545.
  2. Perché Dafne si rivolge ai flumina? Fai una ricerca in merito.
  3. Chi è il Phoebus del v. 553?
  4. Quale costrutto è presente nel sintagma posita in stipite dextra? Quale esigenza sintattica soddisfa?
  5. Quale figura retorica è presente nel v. 556 con l’espressione ligno lignum?
  6. Nel v. 557 c’è una subordinata molto semplice, studiata in prima: analizzala e proponi una costruzione alternativa.

Tuttavia la parte più interessante riguarda l’eco di questo testo nella letteratura successiva e nelle arti figurative; per l’episodio di Apollo e Dafne, il docente potrà proporre il sonetto petrarchesco Almo sol, quella fronde ch’io sola amo.

Almo Sol, quella fronde ch’io sola amo,
tu prima amasti, or sola al bel soggiorno
verdeggia, et senza par poi che l’addorno
suo male et nostro vide in prima Adamo.

Stiamo a mirarla: i’ ti pur prego et chiamo, 5
o Sole; et tu pur fuggi, et fai d’intorno
ombrare i poggi, et te ne porti il giorno,
et fuggendo mi toi quel ch’i’ piú bramo.

L’ombra che cade da quel’ humil colle,
ove favilla il mio soave foco, 10
ove ’l gran lauro fu picciola verga,

crescendo mentr’io parlo, agli occhi tolle
la dolce vista del beato loco,
ove ’l mio cor co la sua donna alberga.

La metafora principale, su cui si innestano le altre, è il mito alla base del Rerum volgarium fragmenta, vale a dire il complesso gioco di sovrapposizioni fra l’amata Laura, il lauro simbolo della gloria poetica (ottenuta da Petrarca l’8 aprile del 1341), la ninfa Dafne trasformata in alloro (secondo il racconto ovidiano delle Metamorfosi), e, di conseguenza, l’immedesimazione di Petrarca amante di Laura col dio Apollo amante di Dafne.

Ma è forse la memoria iconografica quella che testimonia maggiormente la sopravvivenza di questo mito (come di altri) nella cultura occidentale: si potrà proiettare alla LIM una pagina di un manoscritto miniato del Canzoniere in cui Laura incorona Petrarca di alloro (qui sotto), come altre pagine in cui la donna è in procinto di trasformarsi, novella Dafne, nella pianta cara ad Apollo.

Il gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini, realizzato tra il 1622 e il 1625 e collocato alla Galleria Borghese di Roma, è poi l’esempio più efficace della fortuna di Ovidio nella cultura occidentale: dopo la proiezione dell’immagine, si potrà chiedere agli studenti di individuare quali versi del poeta di Sulmona siano stati rappresentati dall’artista; un’altra operazione molto fruttuosa è quella di creare una sorta di immagine interattiva nel quale ogni parte della statua è associata ai versi ovidiani.

Veniamo ora alla verifica degli apprendimenti; per valorizzare il percorso, ho proposto un questionario semi-strutturato in cui a una prima parte di controllo delle conoscenze, con domande V o F, seguiva una di verifica delle abilità: ho riproposto i vari brani analizzati in classe, con esercizi di completamento di sintesi, domande di lessico sul testo latino, completamento della traduzione. Nell’ultima parte ho invece inserito un mito piuttosto famoso, quello di Atena e Aracne, con un questionario di analisi del testo. Il brano era fornito di traduzione a lato e si chiedeva agli studenti di evidenziare alcuni costrutti grammaticali notevoli e di rispondere a domande di comprensione del testo latino.

Insomma, tanta carne al fuoco in sole 7 ore, ma d’altra parte è perfettamente in linea col ritmo di apprendimento (serrato) del latino al Liceo Linguistico, costretto nelle sole 132 ore in due anni; forse i carmina catulliani sono una soluzione più percorribile e sostenibile per il docente, ma credo che l’interesse e la profondità concettuale dei miti ovidiani possano suscitare un interesse e una passione maggiore rispetto alla storia di Catullo e Lesbia. Va da sé che si tratta di spunti, che magari, nel giro di pochi mesi, si perderanno…l’ideale sarebbe invece avere un’ora di cultura classica al triennio per i licei senza latino, perché studiare la letteratura italiana e straniera senza il serbatoio da cui hanno tratto origine significa perdere tante connessioni ed echi intertestuali.

Per chi è arrivato in fondo, un regalo: la mia proposta didattica sul mito delle Pieridi, ripreso nel canto I del Purgatorio di Dante:

https://docs.google.com/document/d/1sPPkIZRrChQqgHKRN4Aj7jV9k8f_8Dpu/edit?usp=sharing&ouid=103034384390376789289&rtpof=true&sd=true

Vi aspetto nei commenti!

3 pensieri riguardo “Ovidio al linguistico: un percorso intertestuale

  1. Quello che vorrei restasse al termine di due anni di latino è un’idea di ciò che la cultura classica ci ha dato, un piccolo serbatoio a cui attingere negli anni successivi. E la tua proposta lavora proprio in questo senso. Sei rimasto soddisfatto dei risultati? Grazie della condivisione.

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  2. Proposta molto stimolante e fattibile nei tempi da te preventivati. Nelle seconde del linguistico non ho mai provato con Ovidio, ho sempre proposto Catullo o Cesare: il tuo spunto potrebbe convincermi a cambiare idea. In 7/8 ore si riesce a sintetizzare un autore anche nel triennio delle Scienze Umane. Quando tratto Ovidio al triennio propongo miti legati a storie d’amore, rientrano alcuni di quelli da te citati e anch’io punto a collegamenti interdisciplinari. Qui ad esempio si trova un bell’articolo del professor Giovanni Bottiroli su Eco e Narciso: https://www.giovannibottiroli.it/it/psicoanalisi/57-narciso-senza-specchio.html.
    Utilizzo anche gli appunti presi durante i corsi di letteratura latina tenuti a Bergamo dalla professoressa Ilaria Torzi: ha scritto articoli interessanti sulle Metamorfosi, specie sul mito di Ermafrodito. Ho, poi, una predilezione per la vicenda di Tereo, Procne e Filomela, la regista Julie Taymor ha ripreso questo mito in chiave filmica con risultati sui generis.
    Per l’Ovidio elegiaco sono da considerare anche le Heroides: Penelope, Medea, Elena e Didone.

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