Valenza game

Gli ultimi giorni di scuola sono da sempre un bel rompicapo da disbrogliare: terminate le ultime verifiche scritte oppure orali di recupero o per la definizione del voto, le alternative che si propongono al docente sono fondamentalmente due: andare avanti come un treno per anticipare gli argomenti dell’anno successivo, oppure trascorrere ore di “semi-relax”, guardando un film oppure portando la classe all’aria aperta, per lezioni alternative al parco o, per chi può permetterselo, al lago o in campagna. Il clima non aiuta: il potente anticiclone africano, che ha fatto registrare record di temperature per il mese di maggio specie al Nord, rende assai difficoltoso fare lezione nelle tipiche aulette della scuola italiana, soprattutto in questi due anni con il naso e la bocca tappati causa mascherina.

Come impiegare le ultime ore di latino è poi ancora più complicato: insegnare la lingua dei Romani al linguistico è infatti compito quanto mai ingrato, perché la maggior parte degli studenti e delle famiglie la considera una disciplina di serie C, per il monte ore ridotto (2h a settimana) e per la sola presenza nel biennio; alcuni colleghi durante i consigli di classe e gli scrutini fanno poi notare l’elevato numero di insufficienze in rapporto ad altre materie linguistiche, mentre io stesso (come credo tutti i colleghi impegnati nel difficile agòne) mi ingegno in tutti i modi per appassionare alla disciplina e vado argomentando (a volte a me stesso) la sua trasversalità e importanza per l’educazione linguistica nel suo complesso, cercando di modulare le richieste agli obiettivi dell’indirizzo.

Durante un intervento a un corso universitario di Didattica del latino, a cui sono stato invitato da una docente che ha scoperto il mio blog in rete, ho analizzato i vantaggi della verbo-dipendenza nell’approccio alla lingua latina, ma ho anche sottolineato che l’eclettismo dovrebbe essere la bussola che ci guida in ogni intenzionalità didattica: quindi non solo metodo valenziale “duro e puro”, ma anche inserti di metodo natura e, se possibile, un angolo da ritagliare per la didattica del lessico e le famiglie di vocaboli perché si può dire di padroneggiare una lingua solo se si conoscono le parole che la compongono.

Gli strumenti del metodo “natura”: immagine reperibile al link https://scholalatina.it/latine-discere-aude-il-nostro-metodo/

Così, sulla scia di un medesimo quiz linguistico proposto anni fa, dal titolo “Adotta una parola”, ho deciso di “inventare” per l’ultima settimana di scuola una competizione che, tra il serio il faceto, ho ribattezzato valenza-game, un gioco di squadra che permettesse di unire la metodologia con cui gli studenti hanno appreso il latino e un divertimento dato dall’uso attivo della lingua, dal momento che, con lo studio della terza declinazione e del perfetto, si possono già creare delle frasi sensate in prima liceo. Al centro di tutto, superfluo ricordarlo, è il verbo che, secondo Lucien Tesnière, fondatore del metodo, «estè le centre du “petit drame” qu’exprime la phrase» (Elementi di sintassi strutturale). Quindi, per iniziare il gioco, bisogna ovviamente partire da dei verbi, sulla cui valenza costruire delle frasi di senso compiuto, con degli argomenti obbligatori perché l’enunciato abbia senso compiuto.

Come dimostrano recenti studi americani, ricerche condotte su classi coinvolte in esperienze di gamification hanno dimostrato che questa metodologia migliora la motivazione, l’autonomia e le relazioni sociali all’interno del gruppo; la gamification è infatti un metodo costruttivistico, dal momento che è student-centred e promuove un apprendimento significativo (Ausubel) e di lunga durata. Cosa c’è infatti di più significativo che creare frasi latine mettendo in moto i meccanismi di produzione linguistica che osserviamo nei branetti di versione che traduciamo da settembre? Si tratta di un’operazione tutt’altro che scontata, visto che bisogna porre particolare attenzione alla declinazione di appartenenza, ai casi richiesti dalla valenza, alla persona del verbo usato e ragionare infine sul significato degli enunciati prodotti. Purtroppo proporre esperienze di questo tipo in modo costante è assai difficoltoso per varie motivazioni: faticoso lavoro di creazione a monte (basta vedere quest’attività, progettata e realizzata impiegando una settimana circa), scarsa disponibilità di device degli studenti e necessità di ricorrere al BYOD, monte-ore ridotto a fronte di classi, checché ne dica il ministro Bianchi, sempre piuttosto numerose (24-25 di media).

Ma, dal punto di vista più disciplinare che di socializzazione, memorizzare liste di verbi e collegare elementi nucleari consente di consolidare il lessico latino: quanti di noi, dopo ormai un anno, si sentono ancora chiedere: “Prof., cosa voleva dire mitto“? Ricordo che, durante il TFA, rimasi scioccato nel vedere tra i fogli sparsi sulla cattedra della nostra tutor una prova parallela di latino di liceo scientifico, classe prima, in cui non era consentito l’uso del dizionario, ma era presente solo un box lessicale con termini non appartenenti al vocabolario di base. Ora, non credo che privare gli studenti di uno strumento come il dizionario porti a chissà quali risultati, ma l’apprendimento di una lingua non deve essere limitato a regole e strutture grammaticali, ma innervato di lessico, di espressioni ricorrenti. Purtroppo, specie nel Liceo linguistico e delle Scienze umane, pochi studenti colgono il valore dell’apprendimento di termini ad alta occorrenza, che fornisce una serie di vantaggi non solo nelle prove di verifica (in cui consultano compulsivamente il dizionario sin dal minuto 1 della prova), ma soprattutto per l’arricchimento lessicale nella madrelingua.

Veniamo quindi alla proposta didattica e agli obiettivi che il docente deve porsi prima di iniziare il valenza-game: in primo luogo ripassare e consolidare gli argomenti del I anno di latino e scoprire, se mai si fosse pensato, che il latino non è solo versioni da tradurre e brani da decifrare; dal punto di vista del metodo valenziale, capire poi ancora di più che il verbo è al centro dell’insegnamento e apprendimento della lingua perché delinea in ogni circostanza gli attori che faranno parte del “teatro della frase”.

Il verbo al centro di tutto.

Prima di iniziare, è necessario illustrare agli studenti/giocatori il regolamento e le fasi del gioco che, per ragioni di maggior agio, è bene distribuire su due ore e, causa calore estivo e inevitabile chiacchiericcio, fuori dal contesto aula: ogni capitano estrarrà un verbo da un bussolotto, tornerà dai compagni di squadra e dovrà creare delle frasi di senso compiuto, a partire, ça va sans dire, dalla valenza di quello stesso verbo. Vincerà il valenza-game la squadra che totalizzerà il maggior numero di punti nelle frasi che sottoporrà al docente e ai suoi aiutanti, deputati al controllo dei punteggi e di eventuali errori, che comportano penalizzazioni.

Ogni frase nucleare, composta quindi dal verbo e dagli argomenti obbligatori, darà 3 punti, ma si potrà arricchire il punteggio aggiungendo circostanti, espansioni, opportunamente declinati e prevedere penalizzazioni, come nel regolamento sottostante.

Il regolamento del valenza game realizzato in 5 minuti con i modelli di Canva

Ogni gruppo avrà 3 minuti (oppure 4 o 5, per dare più agio) per creare una frase e sottoporla al giudizio del docente e dei suoi aiutanti, indispensabili per tenere il punteggio e gestire il timer: nelle varie squadre è quindi importante attivare delle risorse di team working per delineare subito la frase, i suoi “attori” (seguendo la lezione di Tesnière) richiesti dal “piccolo dramma” della frase. Qui sotto si trova una lista dei verbi, da ritagliare e inserire nel bussolotto per l’estrazione.

Qualche verbo del lessico di base: le strisce vanno inserite nel bussolotto

Il docente, quindi, nei giorni precedenti il valenza-game, dovrà creare un bussolotto con dei verbi ad alta frequenza: la rete fornisce una serie di risorse di facile utilizzo e basta copia-incollare, controllando eventuali refusi, da vari file che si possono trovare liberamente fruibili. Valenza-game a parte, questo esercizio di memorizzazione risulta sempre molto fruttuoso, specie nei primi approcci alla disciplina. Il verbo, infatti, delinea gli elementi chiave della frase e, come sottolineato dagli autori di Ratio, uno dei pochi manuali valenziali in commercio, identificare la frase nucleare, cioè quella composta da un verbo e dai suoi argomenti obbligatori, è il primo passo per procedere a una prima ipotesi di traduzione.

Quali strumenti far utilizzare agli studenti durante questo valenza-game? Credo dipenda molto dagli indirizzi…al liceo classico mi sentirei di sconsigliare l’utilizzo del dizionario cartaceo e online, mentre per quanto riguarda gli altri licei, l’attività risulta più completa con le risorse della rete; d’altra parte in 3 o 4 minuti non si possono fare delle grandi ricerche, anche perché 1 minuto circa viene speso a cercare di ipotizzare una frase a partire dal verbo estratto e delineare le circostanze. L’uso del dizionario è, però, interessante per far consolidare qualche valenza specifica: consiglio infatti di mettere nel bussolotto dei verbi con una valenza diversa da quella dell’italiano come careo, fido, doceo e altri: il dizionario, anche online, indica il caso richiesto dal verbo, ma sarà compito dei ragazzi declinare i sostantivi scelti in base alla declinazione di appartenenza!

Ho condotto questo gioco valenziale in due classi prime e il feedback è stato molto positivo…sarà stata l’atmosfera del Parco Milesi, il gioco a squadre con i compagni o i ricchi (…) premi previsti, ma tutti hanno partecipato mostrando entusiasmo, impegno e voglia di vincere. Nel questionario conclusivo di fine anno, che faccio compilare in forma anonima alle classi che incontro per la prima volta, è stato addirittura menzionato come uno dei momenti più divertenti e sfidanti dell’anno, da riproporre sicuramente in classe seconda (!).

Le premiazioni del valenza game della classe 1A…libri di citazioni latine.

Il valenza game è stato creato per disintossicarsi dal digitale, ma come poter introdurre la tecnologia per facilitare un po’ il docente e rendere il tutto meno anni Novanta e da prof. boomer? Si può ricorrere alla LIM, oppure a un tablet, se si svolge l’attività all’aperto, avvalendosi di “Wheel Decide”, un’applicazione web in cui si possono inserire fino a 100 parole per creare una ruota “della fortuna” che estrae casualmente parole, in questo caso paradigmi di verbi.

Valenza game e Wheel Decide

Si tratta di un’operazione molto semplice: una volta che si è in possesso del file word con i verbi ad alta frequenza, basta un copia-incolla per riversarle nell’applicazione e creare la ruota da far girare davanti a ogni capitano delle squadre.

Migrando quindi sul digitale, si può estendere il valenza-game anche ad altre fasi di apprendimento della lingua latina e non soltanto alle ultime battute dell’anno scolastico; la “Wheel Decide” si può riutilizzare in diversi periodi dell’anno, anche ampliandola nel corso del tempo; il valenza-game può servire a consolidare nuovi argomenti di grammatica (nello specifico le diverse declinazioni), basandosi su un’uguale batteria di verbi.

Quali conclusioni trarre da questa attività sicuramente ludica, ma anche didatticamente proficua? In primo luogo la conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il metodo valenziale rende l’apprendimento della lingua classica, oltre che maggiormente scientifico, meno ingessato e formalizzato di quello tradizionale; in seconda battuta, aspetto forse più interessante, che la creatività didattica e l’eclettismo debbano per forza far parte del bagaglio di ogni insegnante che opera con adolescenti in continuo cambiamento e immersi in un mondo in cui le dinamiche del gioco e della competizione sono ormai pervasive.

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