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Una nazione di docenti di italiano
Come in occasione di ogni Mondiale di calcio l’Italia scopre di avere 58 milioni di allenatori, così, dopo la pubblicazione delle tracce della Prima prova scritta dell’Esame di Maturità, si palesano 58 milioni di docenti di lettere, pronti a pontificare sulle proposte scelte dalla Commissione preposta all’elaborazione delle tracce. Nel profluvio di commenti sui social e sul web, più o meno sensati, più o meno connotati ideologicamente, cerco sempre di leggere quelli scritti da docenti, gli unici in grado di conoscere il livello medio degli studenti italiani nella lettura e scrittura, ma soprattutto le loro potenzialità, i loro limiti e la capacità di destreggiarsi con le tracce proposte. Diffido sempre di ottimi studiosi, accademici, che si spendono in commenti sulle tracce: saranno esperti di Brancati, Pavese, Calabresi, ma se non sono mai entrati in un’aula, la loro opinione mi sembra sempre dettata da un desiderio di presidiare lo spazio pubblico della scuola, da cui si tengono ben lontani per 9 mesi.
Metto subito le mani avanti: le tracce vanno giudicate non per la bellezza del testo in sé, quanto per la possibilità che danno agli studenti di mettere in campo le loro competenze di analisi, interpretazione, attualizzazione: va da sé che più un testo è autorevole e di buon senso, meno queste competenze potranno metterle in luce, ma ci si accoderà alle opinioni altrui. Il miglior testo, infatti, è per sua natura divisivo, problematico, con tesi che possono essere contro-argomentate. Ne parlavo in un articolo qui, per chi vuol approfondire la mia visione sul tema.
Testi fuori dal canone, ma tipologia A promossa
Come spesso accade, le scelte delle analisi del testo ricadono o su autori poco noti, come il Vitaliano Brancati de I piaceri o su autori noti, ma di cui si estrae un testo peregrino, come la lirica Passerò per Piazza di Spagna, con quell’accento scorretto sul verbo passare che mi ha turbato per sei ore.

In realtà, le tracce di analisi del testo mi sono sembrate adeguate, tanto nelle richieste di comprensione e analisi, quanto in quelle della produzione. La lirica di Pavese, infatti, andava indagata dal punto di vista del lessico, delle atmosfere evocate e non si mettevano in difficoltà i maturandi con quesiti di metrica o sulla misura delle strofe; la produzione, poi, dava la possibilità, per chi avesse affrontato l’autore, di confrontarsi con opere come La casa in collina, La luna e i falò o i Dialoghi con Leucò, oppure di approfondire le modalità «con cui scrittori e artisti in generale proiettano i propri sentimenti sull’ambiente circostante e sulla natura»: di qui la possibilità di citare Leopardi, Verga, ma anche Pascoli e Ungaretti.
La proposta A2, a mio avviso, era un vero e proprio gioiello e si aggiudica la palma di migliore traccia della sezione ordinaria: nel passo tratto da I piaceri di Brancati, ci si sofferma, con immagini raffinate, sul valore della memoria, legandola alla realtà naturale; le domande di comprensione invitavano a interpretare uno snodo testuale del passo e a spiegare cosa intendesse Brancati con l’espressione la mano sacrilega del ladro. Molto bella è la parte di interpretazione, in cui si proponeva una riflessione sul tema della memoria e la capacità di collegare le generazioni: si tratta di uno snodo centrale nel Novecento e gli studenti avrebbero potuto riprendere molte attività di Educazione Civica legate al Giorno della Memoria, del ricordo delle Foibe e altro ancora.
Nonostante promuova le tracce di analisi e interpretazione del testo letterario, mi pare che si giri, nella parte di interpretazione, sempre sugli stessi temi: la memoria, la natura, in altri anni l’amore e il tempo; il rischio è che il commento interpretativo si riduca a quel centone che era il vecchio saggio breve di ambito artistico-letterario
L’argomentazione assente: la tipologia B

Deludenti sono state invece le proposte di tracce di tipologia B, l’analisi e produzione di un testo argomentativo, a mio avviso per tre motivazioni diverse, che dettaglio per punti:
- il testo B1, tratto dal discorso del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, non si configura come l’analisi di un testo argomentativo, quanto come una semplice comprensione di un discorso che mira a promuovere competenze di ambito civico; si noterà, infatti, come nel corso del tempo il MIM abbia eliminato dalle domande le espressioni snodi argomentativi, tesi, antitesi, ben consapevole di proporre testi di taglio prettamente espositivo.
- il testo B2, da un saggio di Piero Bianucci intitolato Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire, analizza storie di creatività scientifica: si tratta, appunto, di storie, inserite in un testo espositivo-narrativo; nel brano si mette in evidenza come le scoperte scientifiche facciano «spesso leva sulla sorpresa, sul colpo di scena», tanto che possono essere paragonate a delle vere e proprie detective stories, ma come si può confutare tale opinione? A mio avviso è difficile confrontarsi criticamente con la visione di Bianucci, come propone l’interpretazione, ma sarà stato più semplice aggiungere altre scoperte con le medesime dinamiche
- il testo B3, dal controverso libro di Frank Furedi, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, è invece problematico per due ragioni: la prima, concreta, è la brevità del passo, perché compresso in 14 righe, su cui si propongono ben 4 domande; la seconda è che il tema proposto, ovvero il concetto di adultescent, è lontano dall’orizzonte esperienziale degli studenti, che sono nel pieno dell’adolescenza e non hanno spesso contezza di ciò che l’età adulta riserverà loro
Quale attualità? La tipologia C nell’Esame 2026
Credo, però, che il pasticcio più grosso sia stato nelle proposte della tipologia C, la Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità, il vero e proprio refugium peccatorum che, però, a mio avviso, avrà accolto meno rifugiati del solito: la traccia di Wenke Husmann, da quella miniera di spunti (davvero argomentativi, se si cercasse bene) che è «Internazionale», propone di riflettere sulla meraviglia di fronte ai fenomeni della natura, ma, in tutta onestà, cosa si potrebbe dire di interessante e non scontato? Forse potranno fornire interessanti riflessioni gli amanti dei viaggi, che hanno visto l’aurora boreale o i fiordi in Norvegia, ma lo studente-medio cosa avrà scritto?

La tipologia C2, invece, dà il titolo all’articolo, perché il passo di Mario Calabresi, tratto da Alzarsi all’alba, diffonde la retorica della fatica legata al sacrificio, tacendo che, in Italia, anche faticando non si raggiungono risultati in quanto vige ancora la logica dell‘amichettismo. Forse, a mio avviso, era un assist per i poveri studenti a scrivere dell’importanza del sacrificio, della necessità di essere tenaci e coltivare i loro sogni: insomma, una retorica trita e ritrita per compiacere noi adulti che sono felice di essermi risparmiato.
Dove è però l’attualità? Dove sono i conflitti e i problemi delle nuove generazioni? Dove è l’AI? La crisi climatica? Il femminicidio? Queste mi sembrano tracce di ordine generale, la vecchia tipologia D, che Serianni era riuscito a eliminare, ma che, cacciata dalla porta, è rientrata dalla finestra!
Maturità 2026 o 2016?
Commentando la prova sui social, ho sbagliato, volutamente, l’anno dell’Esame retrodatandolo di 10 anni; mi sono infatti sembrate delle tracce fuori dal tempo, sospese in un orizzonte atemporale in cui ci si rintana rifiutando la realtà circostante, forse troppo pericolosa e problematica per essere sottoposta a riflessione. Colpisce, come sempre, l’assenza di scrittrici, la fissazione per Cesare Pavese, il desiderio di conformare le opinioni degli adolescenti a quelle degli adulti. Colpisce ancora di più l’assenza della storia, perché la traccia B1 è politica, più che storica. Colpisce la logica paternalistica, la retorica del sacrificio, ma anche, a mio avviso, il classismo di tracce rivolte e pensate per liceali, senza alcun riferimento alla tecnologia, all’economia, al turismo, a temi concreti. Ma in Italia siamo maestri nel chiudere gli occhi di fronte a tante realtà che non sono patinate. E via, ora, a commentare sui TG la scelta di Quintiliano al classico, frequentato qui al Nord dal 4% degli studenti.