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Colonne d’Ercole ed esame di realtà
L’itinerario di classe quinta si snoda, guardando i programmi presenti nei Documenti del 15 maggio reperibili online, secondo una liturgia che, da Leopardi (o Verga, per gli Istituti tecnici e professionali) conduce fino a Montale. Il poeta ligure rappresenta le vere e proprie “Colonne d’Ercole” dell’anno conclusivo, dal momento che, mediamente, si riesce ad andare poco oltre, lasciando scoperta tutta la produzione poetica e romanzesca del secondo dopoguerra, per non parlare dell’Estremo Contemporaneo. Non è mia intenzione inoltrarmi in geremiadi sul taglio delle ore di italiano ai tecnici, sullo svuotamento delle competenze disciplinari in favore di progetti, FSL, Orientamento (ne parlavo diffusamente qui), quanto condividere tre percorsi che possano conciliare la trattazione dei classici del canone con l’anticipazione di alcuni autori che difficilmente occupano un “profilo d’autore” ma che possono, a mio avviso, presentare temi vicini alla sensibilità degli adolescenti. Metto subito in chiaro le cose: queste anticipazioni raramente si configurano come strutturali e, a mio avviso, vanno ruotate negli anni, così come adeguate all’indirizzo in cui si insegna; per intenderci, approfondire l’ecologia letteraria in indirizzi in cui non c’è la disciplina “Scienze naturali” al quinto anno rischia di essere poco produttivo e di generare pochi stimoli nella classe.
Leopardi e Zanzotto: un percorso per i licei scientifici
Tra le proposte sicuramente più interessanti e sostenibili a livello di tempo, c’è quella che anticipa Andrea Zanzotto dopo la trattazione di Leopardi. Ho iniziato ad attivare questa connessione dopo aver partecipato a diverse iniziative di formazione dell’ottima Paola Rocchi; mi riferisco, in particolare, al webinar andato in onda sul portale Loescher durante la pandemia e dal titolo Abitare la natura in un mondo “snaturato” (recuperabile qui), ma stimoli fecondi sono giunti anche, nel 2022, dalla frequentazione del Laboratorio inserito nell’iniziativa di ADI-SD, “La valigia dei Librimondo: strumenti e metodi per attraversare la letteratura” intitolato Ce ne ricorderemo di questo pianeta.

Perché introdurre la produzione di Zanzotto dopo quella di Leopardi? Sicuramente per il tema della natura, elemento centrale tanto nel poeta recanatese quanto in quello di Pieve di Soligo, ma soprattutto per la possibilità di agganci con le emergenze ambientali e climatiche venute alla ribalta in questa torrida estate 2026. Dal momento che la produzione di Zanzotto è vastissima e copre quasi sessant’anni, dalla raccolta Dietro il paesaggio, del 1951, a Conglomerati, del 2009, va fatta una selezione per non perdersi e, soprattutto, contenere quello che deve essere un aggancio, successivo alla lettura dei memorabili versi de La ginestra, in cui Leopardi invoca la famosa social catena per difendersi dalla natura matrigna.
Dato che, sui manuali di letteratura italiana, la figura di Zanzotto non occupa ancora un profilo d’autore, a differenza, per esempio, dei contemporanei Sereni, Caproni e Luzi, la rete e le biblioteche diventano uno strumento indispensabile. Consiglio di procurarsi, anzitutto, per lo studio personale, il volume Luoghi e paesaggi, che raccoglie tutti gli scritti di Zanzotto sul tema del paesaggio. Per quanto riguarda il web, il sito di riferimento è invece AndreaZanzotto-100 (visitabile qui); graficamente molto godibile, contiene una biografia e bibliografia aggiornate anche se, a mio avviso, la sezione più interessante è quella intitolata Divagazioni; qui è presente un articolo, Zanzotto spiegato ai giovani, di B. Forzan e F. Padoin, utile come primo testo “ponte” tra Leopardi e Zanzotto.

Ritorniamo da dove eravamo partiti perché ne vale la pena. Cosa hanno in comune la giornata della poesia e la giornata internazionale della foresta, oltre a condividere la data del 21 Marzo? La risposta è Andrea Zanzotto, che tra le mille qualità è stato e rimane altissimo poeta e difensore dell’ambiente. Questa coincidenza calendaristica, oltre a strapparmi un sorriso superstizioso, sembra inevitabilmente suggerire un punto di partenza per una riflessione, eredità di Zanzotto: quella sul rispetto dell’Ambiente e sui cambiamenti climatici. Oggi più che mai Andrea sembra parlarci proprio di questi temi così cari soprattutto a noi giovani generazioni, con i nuovi movimenti ambientalisti che avanzano (B. Forzan, F. Padoin, Zanzotto spiegato ai giovani, http://www.zanzotto.it)
Questo aggancio permette quindi lo sviluppo di un’unità didattica che può svilupparsi a partire da alcuni testi, che delineo con una motivazione per leggerli.

| Numero progressivo | Testo | Perché leggerlo |
| 1 | Filò. Per il Casanova di Fellini | Perché è un testo scritto in dialetto veneto e, in versi celebri, Zanzotto si dichiara debitore della Ginestra. La natura qui è definita con «oci de bissa / de basilissa». |
| 2 | Nel mio paese | Perché Zanzotto fece un autocommento alla poesia, esplicitando il suo debito nei confronti de La quiete dopo la tempesta. |
| 3 | Ligonas | Perché Zanzotto rappresenta un paese ancora non toccato dal progresso. Ligonas rimanda poi al verbo ligonizzare e a una società contadina che andrà scomparendo. |
| 4 | Addio a Ligonas | Perché si può fare un confronto tra questa lirica, del 2009, e la precedente, del 1988. Le imprese e le grulle gru hanno ormai distrutto quel paesaggio incontaminato. |
| 5 | In questo progresso scorsoio. Conversazione con Marzio Breda (con tagli) | Perché Zanzotto dà una sua particolare interpretazione del progresso e dello stravolgimento del paesaggio a seguito del boom industriale nel Nord-Est. |
Indico qui, poi, due ulteriori articoli, presenti in rete, che possono essere opportunamente didattizzati dal docente e sottoposti come esercitazione di tipologia B:
- F. Jori, Il poeta in trincea contro il cemento, «La Repubblica», 10.04.2007 (recupera qui);
- S. Massafra, Il poeta dell’Antropocene. L’attualità dell’opera di Andrea Zanzotto ai tempi della crisi climatica, «Il Tascabile», 23.05.2019 (recupera qui).
Si tratta di letture dense, specie quella di Massafra, ma che a mio avviso consentono una visione a 360 gradi di un poeta (e intellettuale), a mio avviso, da riscoprire e portare in classe proprio perché voce viva e forte su emergenze che aveva già intuito decenni fa del loro deflagrare.
Verga e Fenoglio, tra lavoro e conflitto giovani-adulti
Un’altra connessione molto produttiva, che sono solito proporre se insegno al Liceo delle Scienze umane, è quella tra Verga e il Fenoglio della Malora, racconto lungo uscito nel 1954 per la collana di Einaudi «I gettoni», diretta da Vittorini. Non è mia intenzione mettermi a interpretare l’opera (l’ho fatto già, sul blog La letteratura e noi, qui), quanto vedere le possibili connessioni che intreccino tre tematiche già verghiane: la religione della roba, il conflitto tra giovani e adulti, la donna come figura sottomessa. Come si può intuire, affinché l’anticipazione di Fenoglio sia produttiva, si saranno dovuti affrontare, in Verga, I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo, così come, se possibile, la novella La roba.
La malora, come affermo scherzosamente in classe, è la lettura di un pomeriggio, ma consente, già a ottobre-novembre, una proiezione nel clima degli anni Cinquanta, gli anni del ricominciare, per riprendere il titolo del saggio di Riccardo Gasperina Geroni. Dopo una presentazione generale di Fenoglio, inserito nel clima del Neorealismo italiano, andranno evidenziati gli aspetti di eccentricità di quest’opera, ma soprattutto “l’abbaglio” di chi vide in Fenoglio un epigono del Verismo.

È famoso, infatti, il risvolto di copertina di Elio Vittorini che, pur apprezzando nell’opera «la rappresentazione a contropelo di quanto può essere aspro l’uomo con l’uomo», sottolineava il rischio, per i giovani scrittori come Fenoglio, «di ritrovarsi al punto in cui erano, verso la fine dell’Ottocento, i provinciali del naturalismo, i Faldella, i Remigio Zena: con gli “spaccati” e le “fette” che ci davano della vita». Insomma, La malora sembrerebbe, per Vittorini, un frutto tardo del Naturalismo ma, come ha ben notato Nunzia Palmieri, «rispetto ai codici del naturalismo e del neorealismo va innanzitutto notata la scelta di una voce narrante che racconta in prima persona e che impedisce al romanzo di rientrare nella categoria dei testi “di maniera”: la prima persona della Malora non è l’io “lirico-intellettualistico” dal quale metteva in guardia Calvino né il narratore verghiano che si abbassa al livello dei personaggi» (N. Palmieri, Avventure di un narratore nella «Malora» di Fenoglio, «Allegoria», 61, p. 135).
Lo sviluppo di un tema: il denaro-roba
Tra le proposte tematiche di “raccordo” tra Verga e Fenoglio, consiglio di approfondire il tema del denaro, avvalendosi del contributo di Maria Luigia Sipione, intitolato «Star male oggi per non star peggio domani». Denaro ed etica ne La malora di Beppe Fenoglio, uscito negli atti di un Convegno del 2013, intitolato Letteratura e denaro. Ideologie metafore rappresentazioni (contributo reperibile qui).

La ripresa della tematica della roba, in Fenoglio, si manifesta infatti nella ripetizione ossessiva, nel corso del racconto, di termini che fanno riferimento all’ambito economico e monetario; nota infatti la Sipione che, in meno di 80 pagine, si possono contare ben 116 occorrenze di termini connessi alla sfera semantica del denaro (denaro, soldi, scudi, lire, marenghi, debito, credito, dote, fortuna, roba, vendere, comprare, rubare, giocare, scommettere, debito, prestito…) e in una ottantina di pagine il numero acquisisce un suo peso, perché significa una media di due o tre a cartella». Insomma, «grazie alle frequenti analessi percepiamo che i destini di tutti i personaggi della storia dipendono proprio dai soldi, dall’averli o dal non averli» (Sipione, art. cit., p. 443) e il debito con la maestra che fa andare Emilio in seminario non può che ricordare il debito della famiglia Toscano nei confronti di Zio Crocifisso per l’acquisto dei lupini.
Se la religione della roba rimanda in realtà al secondo Verismo, di Mastro-don Gesualdo e di Novelle rusticane, l’amore contrastato dalle logiche economiche (così come il contrasto tra giovani e adulti, ripresa di quello tra ‘Ntoni e Padron ‘Ntoni) è invece tipico dei Malavoglia. Nella parte conclusiva de La malora, Agostino si innamora della servetta Fede, ragazza pura su cui il giovane proietta i suoi sogni amorosi; questa relazione caratterizzata da un manzoniano eros negato, un po’ come quella tra Mena e Alfio in quel famoso passo dei Malavoglia del capitolo V, si interrompe però bruscamente per l’arrivo al Pavaglione del padre e del fratello della ragazza:
Io fui l’ultimo a sapere che Fede era stata chiesta in sposa da uno dei fratelli Busca di Castino e i suoi erano volati su a prenderla nella paura di perder per un’ora l’affare, perché così la loro fede si sposava nella roba (Fenoglio, La malora, p. 80).
Nell’analisi in classe è produttivo, quindi, far dialogare passi dei Malavoglia che mettono al centro le figure di Alfio Mosca e Mena (come questo), con le pagine della Malora dedicate a questa relazione impossibile. Sarà anche interessante, nell’ottica della classe come comunità ermeneutica, notare come in Fenoglio nomina sunt consequentia rerum: Agostino infatti evoca il vescovo di Ippona, mentre Fede la religione cristiana; insomma, gli echi biblici, ma anche da Paradise lost di Milton, fanno de La malora un racconto non riconducibile all’orbita del Neorealismo.
Pascoli, Penna e il tema del fanciullo
Un’altra anticipazione molto efficace è, a mio avviso, quella che da conduce, direttamente da Pascoli, a un poeta da me molto amato, il perugino Sandro Penna, esponente, secondo Pasolini, della linea sabiana della poesia del Novecento.

La poesia di Penna è di una chiarezza e freschezza insuperabili, lontanissima dall’oscurità dell’ermetismo, ma anche dalla difficoltà della produzione montaliana; come scrive Umberto Fiori su «Doppiozero», nell’articolo Come l’ho conosciuto e l’ho amato / Sandro Penna: un poeta della vita, «Penna ama presentarsi (e si pensa) come un poeta “puro”, la cui ispirazione non nasce dai libri, dalla storia letteraria, dall’accortezza estetica, ma direttamente dalla vita, dalla realtà. Una realtà certo mitizzata e trasfigurata, mai però filtrata attraverso prospettive già pronte, istituzionalizzate». Per orientarsi nella vita e per conoscere la figura di “Pennino”, è fondamentale leggere la biografia di Elio Pecora, intitolata Nel dolce rumore della vita. Biografia di Sandro Penna edita da Neri Pozza. Per i testi, i docenti possono avvalersi dell’edizione Garzanti, con prefazione di Cesare Garboli (autore anche del fondamentale volume Penna papers) che include tutte le liriche del poeta perugino, tra cui quelle uscite nelle raccolte maggiori (Poesie, Appunti, Una strana gioia di vivere, Poesie, Croce e delizia), pubblicate tra il 1939 e il 1958, ma anche inediti e liriche appartenenti a sillogi successive.

L’innesco tematico, in questo caso, è costituito dalla figura del fanciullo, presente in modo diffuso tanto nella produzione di Pascoli (si pensi al titolo della prosa di poetica, Il fanciullino, ma anche a poesie come Orfano e soprattutto a I due fanciulli) quanto in quella Penna. Per sviluppare questa anticipazione, consiglio la lettura del bel contributo del Prof. Fabrizio Miliucci, apparso su «Nuova Secondaria» nel 2019; qui il docente di Roma Tre scrive:
Se in Pascoli il fanciullo rappresenta la memoria autobiografica, incarnando il simbolo della felicità familiare continuamente minacciata dalla morte e la metafora della fratellanza dei popoli, fino a divenire il portavoce della stessa vocazione poetica, in Penna, la figura del ragazzo è altrettanto centrale in termini di essenza poetica, dando avvio, col candore della propria condizione, a uno stato psicologico che informa in larga parte la sua visione della vita e dell’ispirazione (F. Miliucci, Rappresentazioni del fanciullo nella poesia di Pascoli e Penna, «Nuova Secondaria», n. 9, 2019, anno XXXVI, p. 43).
L’anticipazione può essere affrontata in questo modo: si inizia con una breve sintesi della vita e della produzione di Penna, ascrivibile alla linea “sabiana” o “antinovecentista” della poesia del XX secolo; seguiranno cenni al legame con alcuni intellettuali del Novecento (si pensi a Saba, Pasolini, Morante) e una ricognizione dei temi fondamentali delle sue opere. Dopo questa introduzione, spazio a una scelta di poesie, che affrontino il tema del fanciullo, magari precedute dall’analisi della sua lirica più nota, che avevo commentato brevemente qui per la Giornata Mondiale della Poesia.
La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa e fuori
un mare tutto fresco di colore.
Il tema del fanciullo, nelle liriche di Penna, è pervasivo; se ne dà qui una selezione, lasciando al docente la libertà di “spulciarne” altre, data la breve misura dei componimenti del poeta perugino.
| Numero progressivo | Testo | Perché leggerlo |
| 1 | Sempre fanciulli nelle mie poesie! | Perché introduce la presenza ossessiva dei fanciulli nelle sue liriche. |
| 2 | Paesaggio | Per la posa da voyeur che lo accomuna al Pascoli della lirica Il gelsomino notturno. |
| 3 | S’andava verso il mare di Civitavecchia | Per il fanciullo come presenza solo nell’immaginazione del poeta. |
| 4 | Vivere è per amare qualche cosa | Perché l’io lirico si rappresenta come difensore di un fanciullo. |
| 5 | M’hanno battuto. A te solo fanciullo | Per la rievocazione del mito di Narciso. |
Non si può però trattare Penna senza accennare all’omosessualità e all’accusa di pederastia: se ne farebbe, infatti, una lettura parziale e non completa. Già nelle poesie del 1939 gli amici Saba e Montale lo aiutarono a togliere i particolari che potevano incorrere nella censura del fascismo; tuttavia è importante non far diventare il poeta un emblema della letteratura queer; valga questa quartina dello stesso autore, un monìto per le generazione future.
Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.
Interessante è anche, a mio avviso, un affondo sull’eros pascoliano e quello di Penna: abbiamo da una parte, nel poeta di San Mauro di Romagna, un eros negato, che mi manifesta, nella poesia Il gelsomino notturno nei versi «si cova / dentro l’urna molle e segreta, / non so che felicità nuova»; questo vouyerismo caratterizza anche Penna: per lui nell’età della fanciullezza è possibile una fusione tra amore e amicizia. Come annota Miliucci a proposito della lirica Paesaggio, «descrivere un incontro tra fanciulli quasi come fosse un incontro tra amanti (l’urlo dell’uno, la corsa e gli “amorosissimi pugni” dell’altro, il loro andarsene abbracciati) è il massimo dell’audacia riversata da Penna» (F. Miliucci, art. cit., p. 43).
Anticipare, cum grano salis
Le anticipazioni qui presentate sono piuttosto semplici e percorribili, con un impegno orario che quantificherei, mediamente, in 4-5 ore, forse 6 per Zanzotto; si tratta, a mio avviso, di una modalità didattica che si può inserire nel classico percorso cronologico, tagliando, ovviamente, qualche testo (oppure opera minore) dei classici, per introdurre tre autori molto interessanti per le tematiche che propongono.
A titolo di esempio, Zanzotto si può inserire dopo un Leopardi minor (ne scrivevo lo scorso anno qui, tirandomi addosso gli insulti di mezzo corpo docente italico), mentre Fenoglio dopo un Verga un po’ più snello del solito, tagliando qualche novella e testo dei Malavoglia. Su Pascoli il mio mantra è che, dopo 3-4 poesie di Myricae, si siano compresi stile e tematiche, perché mi sembrano liriche a volte “fotocopiate” (ops, l’ho scritto).
Sconsiglio, ovviamente, di presentare tutte e tre le “anticipazioni”, ma di dosarle nel corso dell’anno: la combinazione migliore, a mio avviso, è quella di Fenoglio con Zanzotto o Penna. Alla base, comunque, c’è la conoscenza della classe, delle sue modalità di apprendimento e della sensibilità letteraria: se gli studenti rispondono bene, potrebbe capitare che vogliano approfondire in autonomia (è successo, incredibile dictu) aspetti dell’autore anticipato, ma se si tratta di una classe debole o poco interessata al dato letterario, forse è meglio seguire itinerari più canonici. Per questo motivo, il presente contributo è uno spunto, che la sensibilità del docente di lettere dovrà adattare alla classe di riferimento.