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Attraversare un secolo…sulle scene
Il Settecento è un secolo “croce e delizia” per gli insegnanti di Italiano: collocato, nella programmazione annuale, tra dicembre e aprile, rappresenta un lungo periodo, denso di innovazioni a livello letterario, filosofico e artistico: si pensi alla riforma del teatro operata da Goldoni e alle novità introdotte a Milano dal periodo «Il Caffè», fondato dai fratelli Verri e da quel Beccaria autore del capolavoro dell’Illuminismo, ovvero Dei delitti e delle pene; ma il XVIII secolo ci consegna anche la singolarità del poemetto Il giorno di Parini e la produzione di Alfieri, divisa fra tragedie, sonetti e l’autobiografia intitolata Vita scritta da esso. Un secolo, dunque, su cui bisogna fare un’attenta selezione, per non rischiare di non accennare, almeno a maggio, a quel Romanticismo europeo che, solitamente, viene affrontato in parallelo anche in Storia e nelle letterature straniere, specie negli indirizzi liceali.

A ciò si aggiunge la “patata bollente” Manzoni, largamente e riccamente antologizzato sui manuali del quarto anno ma che, in considerazione del fatto che viene trattato per ore e ore (ne parlavo qui) al secondo anno, può essere inserito (i manzoniani mi perdoneranno) nella temperie storica e culturale del periodo, senza dedicargli un “profilo d’autore” come quelli riservati a Parini, Goldoni e Alfieri.
Negli ultimi anni, stanco del percorso cronologico, sto tentando di sperimentare, a partire dal quarto anno e poi, più efficacemente, nel quinto, uno per generi (ne parlavo distesamente sul blog La letteratura e noi, qui) che cerco di calibrare di anno in anno inserendo autori e testi nuovi, oppure semplicemente approfondendo maggiormente un autore, in ragione anche delle risposte della classe, elemento chiave per ogni progettazione e ri-progettazione didattica. Come sottolinea acutamente Emanuele Zinato, «la prospettiva dei generi […] può aiutare il docente a inserire la storia della letteratura italiana in una dimensione europea e a differenziare, sul piano concreto delle strutture formali e su quello dei temi un periodo classicista in cui il sistema dei generi era statico e prescrittivo, dalla modernità in cui invece diviene dinamico e fluido» (E. Zinato, Insegnare letteratura. Teorie e pratiche per una didattica indocile, Laterza, Roma 2022 pp. 173-174).

Per il quarto anno, il percorso che mi sta sembrando più efficace e appassionante per gli studenti è quello incentrato sul teatro, che consente di mettere in primo piano un genere poco frequentato in classe, ma che, grazie alle innovazioni di Metastasio, ma soprattutto di Goldoni, Alfieri e Manzoni, risulta assai produttivo a livello didattico. In questo articolo, molto operativo e poco teorico, vedremo come svilupparlo e quali opere e testi proporre.
Un panorama, per iniziare
Progettare un modulo di genere, sia esso lirica, romanzo o autobiografia, non è semplice, in quanto implica una ridefinizione dell’intero itinerario letterario, rigidamente cronologico e, soprattutto, dover fare i conti con tempi e strumenti diversi. Il modulo sul teatro, però, ha il vantaggio di intrecciare letteratura e concretezza: il Settecento è il vero e proprio secolo del teatro, perché in città come Venezia nascono gli impresari teatrali e, in tutta Italia, architetti famosi sono impegnati nella costruzione di teatri tutt’ora attivi: la Fenice di Venezia (1792), il Teatro alla Scala di Milano (1778), il Teatro Regio di Torino (1740), Argentina di Roma (1732), San Carlo di Napoli (1737), sono solo alcuni dei nomi di sale teatrali erette nel XVIII secolo.

In questo panorama è opportuno presentare in prima battuta, utilizzando anche anche dei filmati, il genere del melodramma che, apparentemente lontano dall’orizzonte esperienziale dei nostri studenti, è in realtà uno degli elementi distintivi dell’italianità nel mondo: le opere di Puccini, Verdi e Metastasio hanno ancora grande successo nei teatri di tutto il mondo e studenti dall’Asia vengono a studiare in Italia e a imparare l’Italiano per poter cantare l’opera in musica; ne deriva la necessità di spiegare in classe concetti come arie, recitativi, libretto, di modo che gli studenti abbiano contezza di una storia dell’italiano (e della letteratura italiana) che, se in patria può essere vista come minore, all’estero riveste molta importanza, come dimostra il fatto che molti manuali di Italiano L2 si avvalgono proprio della musica per far imparare la nostra lingua a parlanti non italofoni.
La rete ci può aiutare anche a far amare l’ostico Metastasio, di cui sono solito affrontare la Didone abbandonata, specie da quando insegno allo scientifico, indirizzo in cui si studia Virgilio negli stessi mesi della classe quarta. L’aria più significativa è quella Son regina e son amante, che si può ascoltare qui:
Goldoni e La locandiera: un’opera imprescindibile
Dopo la trattazione, in circa 2 ore, di Metastasio, funzionale anche a comprendere meglio il ritratto spietato che ne farà Alfieri nella Vita, dove lo immortalerà «a Schoenbrunn nei giardini imperiali fare a Maria Teresa la genuflessioncella di uso, con una faccia sì servilmente lieta e adulatoria», si può passare alla riforma della commedia operata da Goldoni. Qui è importante definire preliminarmente il contesto veneziano, avvalendosi anche della descrizione che ne fa Goethe nel suo Italienische Reise, in cui racconta il soggiorno a Venezia del 1786:
Per l’intero giorno […] ognuno non fa che muoversi, trafficare, armeggiare […] e la sera vanno a teatro e ascoltano la loro vita del giorno, artificialmente ricostruita, riprodotta in veste più seducente, arricchita d’invenzioni, straniata dal vero per mezzo delle maschere, simile al vero negli usi e nei costumi; e ne godono infantilmente, gridano di rimando, applaudono e schiamazzano. Dal giorno alla notte, anzi da una mezzanotte all’altra, è sempre lo stesso.

Tra la vastissima produzione di Goldoni, sono solito selezionare La locandiera, da leggere integralmente o vedere su Youtube (o, in un mondo ideale, a teatro…) e le Smanie della villeggiatura: si tratta di due commedie, infatti, che, oltre a essere ancora divertenti (aspetto non scontato) consentono di proporre affondi e attualizzazioni molto efficaci, dato che risulta sempre importante riferire le opere al vissuto dei giovani lettori, per farle risultare, pur nella distanza e nella diversità di temperie storiche e culturali, ancora vive.
Per quanto riguarda La locandiera, il conflitto delle interpretazioni su Mirandolina consente di far attivare proficuamente la comunità ermeneutica; ritengo che la presentazione più ricca dell’opera sia ancora quella presente su Amor mi mosse (ora nella nuova edizione Del mondo esperti) di Frare-Langella-Gresti-Motta: qui la locandiera è indagata come novella Paride, imprenditrice ante-litteram ma, nell’interpretazione più convincente, come un don Giovanni al femminile. Con la classe è opportuno selezionare i monologhi di Mirandolina, per capire l’uso accorto delle armi femminili, della bellezza e della parola per conquistare il Cavaliere di Ripafratta.
Nel corrente anno scolastico, a partire dalla commedia goldoniana, ho proposto, grazie agli spunti presenti su un volumetto edito da Loescher, Orientarsi coi classici (leggi qui il contributo di Paola Rocchi), un approfondimento di didattica orientativa intitolato La lunga marcia delle donne, in cui abbiamo cercato di far capire come il processo di emancipazione delle donne in Italia sia stato particolarmente difficoltoso e, aggiungo io, non ancora perfezionato. La locandiera ha quindi dialogato con testi di Olympe de Gouges, Mary Wollstonecraft, Virginia Woolf e il Pier Paolo Pasolini del film Comizi d’amore.

Un’altra commedia che solitamente viene antologizzata, in uno o due passi, è quella intitolata Le smanie per la villeggiatura, messa in scena nel 1761 e in cui si presenta il dialogo tra il servo Fabrizio e Vittoria. La commedia, oltre a rappresentare una fase successiva (e più cupa) della produzione goldoniana, consente una efficace attualizzazione: nell’opera goldoniana Vittoria, travolta dai debiti, non vuole rinunciare alla villeggiatura, come si nota in questo scambio di battute della scena I dell’atto primo.

Sono passati più di 250 anni, ma il costume italiano di indebitarsi pur di non rinunciare alle tanto agognate villeggiature persiste, come dimostra un recente articolo apparso sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» e recuperabile qui.

Alfieri: un autore necessario
Il percorso sul teatro poi, cambia anche geograficamente e dalla libera, ma decadente, Venezia, passa all’austero e rigido Piemonte, con la figura di Vittorio Alfieri, quanto mai discusso e non facilmente accessibile, tanto per noi docenti, quanto, soprattutto, per gli studenti. Tuttavia ritengo che si tratti di una figura imprescindibile, sia per i temi trattati, sia per l’eco che la sua produzione avrà in Foscolo e nel Romanticismo. Ovviamente è necessaria una selezione, che porti a mettere in primo piano alcune opere fondative del genere tragedia.
Dopo aver presentato alla classe il passo della Vita in cui delinea l’itinerario compositivo noto come Ideare, stendere e verseggiare, il focus va su due tragedie: il Saul e la Mirra. Di entrambe, si consiglia l’analisi dell’atto V, il conclusivo (e più breve) che vede rispettivamente il delirio e la morte di Saul e, nella tragedia ovidiana, la confessione di Mirra coronata dal suicidio finale della ragazza. Non è mia intenzione dilungarmi sul valore letterario della Mirra (ne scrivevo qui), quanto far notare come le tragedie anticipino due temi fondamentali per il Novecento e ancora presenti nell’immaginario collettivo: l’ascesa e caduta del tiranno e il rapporto tra genitori e figli, analizzato in chiave psicanalitica con i complessi di Elettra ed Edipo.

Un debate, per chiudere, o no?
Molto produttivo, nel percorso su un genere, è poi il momento del debate, ovvero un dibattito regolamentato, che amo sperimentare in classe quarta a partire da quello ariostisti vs tassisti, a rievocare lo scontro nel Cinquecento tra i sostenitori del Furioso o della Liberata. Anche quello su Alfieri e Goldoni, che contrappone goldoniani e alfieriani, può seguire le stesse orme, seguendo una traccia più o meno così strutturata:
Organizza con i tuoi compagni di classe e sotto la guida dell’insegnante di Italiano, un debate che abbia come tema la superiorità di Goldoni o Alfieri nella storia del teatro italiano. Il confronto tra i due autori potrà soffermarsi sui seguenti punti: rinnovamento del genere commedia ed eliminazione dei lazzi della Commedia dell’arte, messa al centro nella scena letteraria della nascente borghesia, rapporto tra mondo e teatro, disprezzo della tirannide e anelito di libertà, patriottismo e primi germi risorgimentali, indagine sull’io, approfondimento della psicologia dei personaggi.
Spiega perché è imprescindibile lo studio dell’uno o dell’altro autore, anche alla luce dei testi letti e dell’attualità delle loro posizioni.
Un’appendice…Manzoni tragediografo
Il percorso sul teatro, però, può anche travalicare la soglia del Settecento, recuperando e includendo quel Manzoni di cui, per ragioni logistiche, non si riesce a dare spesso una trattazione esaustiva. Dalla riforma della tragedia attuata da Alfieri si può, infatti, passare alla nuova tragedia romantica, con il Conte di Carmagnola e, soprattutto, l’Adelchi, una delle mie opere del cuore. Con Manzoni, infatti, le tragedie non prendono più spunto dal mito o dalla storia classica, ma da fatti storicamente accaduti; si rinuncia poi alle unità di tempo e di luogo e si conferisce valore morale al teatro, ripristinando il coro, visto come «il cantuccio del poeta».
Anche in questo caso, si può partire dalla Lettera al signor Chauvet sull’unità di tempo e di luogo nella tragedia o dalla Prefazione al conte di Carmagnola, per inoltrarsi in un percorso antologico sull’Adelchi, che si soffermi su due passi a mio avviso emozionanti e di forte impatto sugli studenti: il coro dell’atto III scena IX, che inizia con Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti e che può far riflettere la classe sula dialettica tra padrone e servo, tra vincitore e vinto; infine si chiude il modulo con il passo intitolato la morte di Adelchi, che contiene la famosa frase «non resta / che far torto, o patirlo».

Attraverso i due passi presentati si possono proporre interessanti riflessioni anche di Educazione Civica sulla libertà come diritto da conquistare e mantenere, ma anche sul ripudio della guerra, in un’ottica, ahimé, attualizzante.
Modulo sul teatro, ma quanto mi costi?
Arrivati a questo punto, mi chiederete il monte-ore di questo percorso-monstre e, soprattutto, un riepilogo delle opere e dei passi da affrontare. Cercherò di delineare, in una tabella, i contenuti del modulo con il monte-ore previsto, ovviamente variabile a seconda della classe e del suo ritmo di apprendimento.
| Titolo unità didattica | Contenuti previsti | Monte ore previsto |
| Il Settecento: il secolo del teatro | Il teatro come evento sociale, i teatri nel Settecento e la riforma di melodramma, commedia e tragedia | 2 |
| La riforma del melodramma e Metastasio | Definizione e struttura del melodramma, la figura di Metastasio, La Didone abbandonata | 2 |
| Goldoni e la riforma del teatro | Il contesto veneziano e cenni biografici su Goldoni, le diverse fasi della riforma della commedia, Le smanie per la villeggiatura | 3 |
| La locandiera | Lettura integrale dell’opera/ visione della commedia su Youtube, analisi di monologhi e snodi cruciali, interpretazioni su Mirandolina, con attualizzazione | 4 |
| Alfieri e la riforma della tragedia | Il contesto piemontese e la figura di Alfieri. Ideare, stendere e verseggiare | 3 |
| Focus sul Saul e sulla Mirra | Lettura delle scene V delle due tragedie, confronti e interpretazioni dei personaggi di Saul e Mirra | 3 |
| Debate goldoniani vs alfieriani | Realizzazione del debate | 1 |
| Manzoni e la nuova tragedia romantica | I Romantici e la riforma della tragedia; la Lettera al signor Chauvet e la posizione di Manzoni | 2 |
| Adelchi | Letture dall’Adelchi: il coro dell’atto III e la conclusione della tragedia | 2 |
| Totale: 22 ore |
Il totale delle ore, come si può notare, arriva a 22, a cui vanno aggiunte le ore per una prova orale, che prevedo per tutti gli studenti sull’intero modulo, nella forma di colloquio alla cattedra; per classi particolarmente numerose, o di livello basso, si può invece “spezzare” la verifica dei contenuti in due parti, prevedendo un questionario alla fine dell’unità su Goldoni e una prova orale meno corposa e, quindi, più veloce.
Un bilancio
L’itinerario sul genere teatrale, che si è delineato nel modo più dettagliato possibile per consentire la replicabilità in classe, consente quindi di passare da un autore all’altro e di svincolarsi dall’itinerario cronologico e storico, di cui si sente sempre più l’inadeguatezza e i limiti. Inoltre, il confronto tra gli autori, reso vivo dalla loro giustapposizione nei sottogeneri del melodramma, della commedia e della tragedia, consente di sfrondare molto sulle noiose introduzioni storiche-letterarie e di concentrarci sui testi, vero cuore pulsante dell’insegnamento.
Inoltre, a mio avviso, la scelta del genere rappresenta una buona via di mezzo tra un percorso cronologico ormai stantìo e uno per temi, dalle grandi potenzialità, ma difficile da gestire, anche per l’assenza di manuali, aggiungo io, accessibili, che presentino una trattazione con questo taglio. Ovviamente lo stesso si può fare con il romanzo, da Foscolo a Verga (per i tecnici), con la lirica (da Tasso a Foscolo), ma credo che il genere teatrale sia quello che si presti di più a questo sviluppo e che, dopo tre anni, sono in grado di gestire con sicurezza. Si tratta di un aspetto non secondario, dal momento che dobbiamo essere noi i primi a saper calibrare le innovazioni didattiche che portiamo in classe!
Buonasera, complimenti per l’articolo e per il blog, veramente interessante. Ritengo molto funzionale l’approccio per generi quando si affronta la letteratura, per l’appunto per il dinamismo con cui si può passare da un autore all’altro senza lo sconforto del distacco tra “archetipi” artistici differenti, rendendo più fruibile e digeribile la lezione e potendo così approfondire anche meglio il singolo genere. Giustissimo l’approccio che predilige la lettura diretta del testo, lasciando in secondo piano gli aspetti contestuali, che sebbene non debbano essere trascurati, sicuramente saranno da approfondire in altra sede (università): per il momento, quindi, lo studente deve essere agevolato a fare esperienza diretta, affrontando il testo con la propria testa, provare le proprie emozioni, sollevare i propri dubbi, costruirsi la propria capacità critica, essere libero di associare creativamente il tutto, anche all’esperienza personale. La scuola, d’altronde, deve primariamente essere agevolatrice di formazione personale a tutto tondo, con un’ottica pragmatica , come ho tentato di affrontare qui: https://zonadisconforto.blogspot.com/2025/04/oltre-listruire-leducare-e-il-formare.html. Ottima anche la suddivisione modulare, molto precisa e pratica. Che dire, complimenti ancora e continua così! Un blog sicuramente interessante anche per i non addetti ai lavori! A presto!
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