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Giovanni Macchia e il latino
Se volessimo paragonare il latino a un personaggio letterario, mi verrebbe subito in mente il Convitato di pietra, presente nelle innumerevoli varianti di quel mito senza tempo che è il Don Giovanni (se volete approfondire il tema, è d’obbligo il saggio di Giovanni Macchia, Vita avventure e morte di Don Giovanni); presente come un vero e proprio convitato di pietra nelle attività di orientamento in entrata (che, ironia della sorte, prevedono sempre un momento conclusivo conviviale), minaccioso come l’antagonista del Burlador de Sevilla, il latino ormai rappresenta un’insidia che sempre più studenti (e famiglie) cercano di evitare. E ci stanno riuscendo, vista l’avanzata inesorabile dei licei con un piano di studi privo di un tanto grave pondus.

Non è mia intenzione, almeno per questa volta, scrivere un articolo-lagna lasciandomi andare a una sterile laudatio temporis acti, quanto raccontare un’attività didattica svolta nelle prime settimane di lezione e che ha coinvolto gli studenti della mia classe 2B Scientifico in un’attività di ripasso molto stimolante, che ha coniugato, armonicamente, digitale e lingua classica, attraverso la creazione di fumetti scritti interamente (o quasi) in latino.
Colleganza de lohn
Seguendo l’onestà intellettuale che (spero) mi caratterizza, devo ammettere che non si è trattato di un’idea scaturita ex novo dalla mia testa bacata, quando di una rielaborazione di un progetto presentato dalla mia amica e collega (mi piace chiamarla ancora così) friulana Marisa Moles (qui il suo blog), insegnante ora meritatamente in pensione, ma innovativa anche negli ultimi anni di insegnamento, a dimostrazione di come l‘età anagrafica non sia una variante per giudicare l’aggiornamento disciplinare di un docente. Marisa, in occasione di un corso condotto dalla prof.ssa Anna Laghina sul Digital Storytelling (recupera il sito con le esperienze didattiche qui), aveva creato attraverso il fumetto un racconto “surreale” sull’importanza dello studio del latino, con l’obiettivo di convincere i “primini” iscritti allo scientifico tradizionale di non aver sbagliato la scelta della scuola superiore.

Così, nei primi mesi dell’anno, dovendo affrontare il ripasso degli argomenti del primo anno di corso, arrugginiti dai 3 mesi di vacanza, ho deciso di svincolarmi dalla classica tiritera di versioni da tradurre-regole da ripassare-schemi grafici da disegnare, chiedendo ai ragazzi, attraverso un’attività di gruppo, di creare una striscia di 6 vignette scritte in latino, con didascalie in italiano, volte a giustificare l’importanza della lingua classica nel piano di studi di un liceo scientifico. Come spesso accade, il pensiero divergente ha avuto la meglio e le storie raccontate sono state davvero esilaranti, prendendo delle pieghe che mai mi sarei aspettato: una macchina del tempo (temporis machina) ha proiettato due pueri Romani nella moderna Italia dove il latino è visto come una nuova peste da debellare; un gruppo ha messo invece in scena l’intervento di Zeus per salvare il latino dall’avanzare delle scienze applicate; altri infine hanno riflettuto sull’importanza della lingua dei Romani nell’apprendimento di un italiano preciso, vario e ricco di sfumature…insomma, come spesso accade, i ragazzi hanno dimostrato una creatività imprevista.
Nubes: fumetti latini
Scrivere fumetti in latino non è sicuramente una novità introdotta dal sottoscritto al Liceo Fantoni di Clusone; tra gli esperti del settore il nome di riferimento è Francesco Vacca, famoso per aver fondato nel 2021 Nubes, una casa editrice che pubblica fumetti esclusivamente nella lingua dei Romani; l’obiettivo, come chiarisce in un’intervista in rete, è coniugare l’intrattenimento, l’insegnamento e la valorizzazione del latino. Se volete approfondire lo spirito alla base del progetto e ascoltare il fumetto Ammianus, vi consiglio di seguire la diretta Instagram (clicca qui) con il Prof. Daniele Michienzi (il prof. delle canzoni di Sanremo in latino, sui social noto come @loquendum), che ringrazio per dei suggerimenti pratici scambiati durante lo sviluppo dell’iniziativa. Si tratta, ovviamente, di uno dei risultati più gradevoli di quel metodo natura che presenta innumerevoli vantaggi per l’apprendimento delle lingue classiche, specie nelle prime fasi, che possono risultare fatali per il loro abbandono.
L’apprendimento del lessico è, infatti, uno dei punti di debolezza nella didattica del latino (ma anche delle lingue moderne): come accade per l’inglese, gli studenti italiani conoscono solitamente bene la grammatica, sanno ripetere la regola ma, appena messi di fronte a un qualsiasi testo, più o meno esteso, devono ricorrere compulsivamente al dizionario per cercare l’80% delle parole. Capita quindi che un brano di 8 righe necessiti di quasi 2 ore per essere tradotto: si tratta, a mio avviso, di un fallimento nella didattica della lingua classica (ma, estenderei, di qualsiasi lingua).

Gli obiettivi del progetto Fumetti latini erano quindi molteplici:
- condurre un ripasso collaborativo dei costrutti del primo anno di corso
- ripassare e consolidare il lessico latino nella flessione nominale e verbale
- anticipare alcuni costrutti del secondo anno (come le interrogative indirette, i relativi e le infinitive)
- promuovere competenze digitali
Come webtool ho quindi deciso di avvalermi di Story Board That, nella versione insegnanti, che consente di creare, con un abbonamento di solo 1 euro, per un intero mese, strisce di fumetto scaricabili e stampabili. Nell’età del digitale, infatti, è sempre bello avere qualcosa di cartaceo da maneggiare e, magari, da appendere e da osservare nella sua fisicità.

Storyboard That consente infatti di creare dei fumetti quasi professionali e l’elemento più interessante, ai fini dell’obiettivo del progetto, consiste nella possibilità di ambientare le scene in paesaggi dell’antica Roma, con personaggi travestiti da veri cives Romani. Una volta effettuato il login, con le proprie credenziali di Google o di Microsoft e, soprattutto, schivato i tentativi di abbonamento a 10 euro al mese o annuali, si può partire con il primo Storyboard. La prima operazione da fare è quella di creare la scena, selezionando, in alto, nella barra Scenes, quella che risponde al proprio bisogno didattico. Volendo ambientare la storia nell’antica Roma, sceglieremo ovviamente Historical, selezionando una tipica domus patrizia, come nell’immagine sottostante.

A questo punto, vanno inseriti i personaggi, andando su Characters e i discorsi, cliccando su Speech bubbles; Storyboard si avvale della tecnica del drag and drop e quindi basta trascinare un elemento grafico per far sì che questo entri a far parte della scena. Nel corso delle ore in laboratorio gli studenti si sono poi divertiti a far sedere i personaggi su improbabili triclini, a modificare il colore della loro toga, a ruotare le mani per simulare un dialogo quanto più realistico.

Ai fini del progetto, ho ritenuto opportuno inserire, all’interno del fumetto, una didascalia, che ho chiesto di scrivere in italiano, per fare in modo che anche chi non conosceva il latino potesse comprendere, comunque, il senso generale della scena rappresentata. Nella prossima immagine si può vedere la striscia, corredata di una didascalia e anche di titolo; nel laboratorio ho però preferito non richiedere quest’ultimo agli studenti, perché avrebbe comportato uno sforzo eccessivo e, spesso, sarebbe stato difficile condensare il contenuto della vignetta in una breve frase (in latino? italiano? ho preferito evitare).

Una volta create le strisce, il fumetto può essere stampato come immagine PNG, così come PDF che reca la striscia e, sotto, una didascalia esplicativa. Io, da bravo boomer, ho deciso di stampare le 6 strisce e attaccarle come cartelloni alla parete dell’aula, sfruttando queste listarelle di legno che non aspettavano altro che dei fumetti latini…

Un progetto fine a sé stesso? Criticità e risorse
I puristi del latino storceranno sicuramente il naso di fronte a una didattica del latino che non si riduce all’analisi e traduzioni di frasi, ma credo che vadano messi in luce i presupposti metodologici alla base di questa attività di “fumetti latini”. Come saprete, da conoscitore e divulgatore del modello valenziale, non sono un fan del metodo natura; tuttavia credo che attraverso l’uso attivo della lingua si possano promuovere delle competenze che una didattica prettamente trasmissiva e traduttiva non permettono di sviluppare. Facciamo un esempio pratico.
Nel laboratorio in classe, gli studenti sono stati spinti a “pensare in latino”, cercando di non passare, come si fa in Familia Romana di Ørberg, attraverso la mediazione italiana; ciò è stato sicuramente difficile e destabilizzante, ma mediante la composizione delle scene e dei dialoghi, gli allievi hanno potuto capire come il latino sia anzitutto una lingua (e non un fumoso enigma o un insieme di regole astratte) e, soprattutto, una lingua molto più sintetica di quella italiana.
Hanno quindi compreso che le costruzioni imparate nel primo anno di corso potevano diventare strumenti per descrivere una scena, riportare il ragionamento di un personaggio, narrare una semplice vicenda e non costituivano soltanto regoline teoriche da applicare a frasi spesso inventate. Gli studenti hanno così consolidato la flessione nominale e verbale, attraverso l’utilizzo attivo di vocaboli che sicuramente non cercheranno sul dizionario nei prossimi compiti in classe!
L’attività in gruppo ha inoltre consentito, per ragioni logistiche, di anticipare alcuni argomenti oggetto del secondo anno; nell’atto di creare le scene, infatti, mi sono accorto che gli studenti mancava dei prerequisiti per poter scrivere determinate battute che prevedevano la conoscenza di costrutti quali le interrogative dirette e indirette, le infinitive e, soprattutto, le finali. Si è ovviato a tutto ciò con semplici spiegazioni sul novum, avvalendosi di Olivetti Latino come strumento per il reperimento, per esempio, della forma al congiuntivo del verbo (sì, abbiamo scoperto che il sito consente di declinare parole e coniugare verbi!).
Questi ostacoli sono stati l’ennesima dimostrazione della necessità di una didattica del latino celeriorem, dal momento che la sintassi del periodo, fondamentale per affrontare brani complessi, viene analizzata solo nel pentamestre del secondo anno di corso. Ragionando sulla programmazione e su un manuale ideale del futuro, ritengo che sarebbe necessario anticipare almeno le infinitive e l’ablativo assoluto al primo anno, per consentire l’analisi di brani d’autore adattati (Cesare, Livio), senza perder tempo, ancora a p. 200 del manuale, con versioni fittizie popolate di puellae e ancillae che devono difendersi da piratae e lupi.
È innegabile che il latino dei fumetti creato dagli studenti di 2B sia parimenti fittizio a quello dei manuali tradizionali, ma ritengo che i due piani vadano disgiunti: ritengo improduttivo, per il fine ultimo dell’apprendimento della lingua latina, ovvero la lettura dei classici, un apprendistato che non metta a contatto gli studenti con testi veri per quasi due anni (su cinque); considero invece un esercizio proficuo e volto a promuovere competenze quello di avvalersi della lingua per creare dei piccoli dialoghi, per maneggiare lessico di base e, perché no, usare gli strumenti digitali (vocabolario online) in caso di difficoltà.

Quale latino per il futuro?
Col passare del tempo si stanno sempre più creando, nella scuola, due factiones: da una parte i partigiani dell’innovazione senza conoscenze, per i quali le metodologie sono scatole vuote da riempire con contenuti di qualsiasi tipo, basta che includano TIC, Orientamento e altre amenità; dall’altra i reazionari, financo luddisti, intenti a ritornare a una scuola 1.0. Questo progetto sui fumetti, dietro il quale c’è un contenuto culturale e un’intenzionalità didattica forte, credo si ponga in una via di mezzo, spero proficua e produttiva: gli studenti hanno appreso i costrutti in modo semi-tradizionale (anche io mi avvalgo delle flipped classroom, specie in una classe con parecchi sportivi assenti per impegni agonistici), ma poi hanno cercato di utilizzarli per creare un prodotto nuovo, forse fittizio, ma sicuramente sfidante e che avrà aumentato il loro bagaglio di competenze non solo linguistiche, ma anche logiche, digitali, organizzative e sociali. Non mi sembra un risultato da poco, specie se ottenuto avvalendosi di una disciplina, ahimé, destinata sempre più alla marginalità e, financo, insignificanza.