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R.: «Prof., ma quindi la prossima verifica sarà una versione?»
Prof.: «No, R., sarà una verifica strutturata come facciamo da settembre, con domande di analisi e traduzione di una parte di testo».
“Versione”: un termine che terrorizza gli studenti che hanno scelto un liceo con latino. Associato a brani fotocopiati dalla guida dell’insegnante o, comunque, assegnati come esercizio di traduzione con l’unico obiettivo di testare la capacità di vertere dalla lingua dei Romani alla nostra, la “versione” dal latino all’italiano è ancora la modalità di verifica più diffusa (forse perché più comoda) nelle aule italiane. Se ciò rappresenta uno strumento adeguato per valutare le competenze dello studente del biennio, già in classe terza comincia a emergere la difficoltà di conciliare palestra di grammatica e traduzione con il corposo percorso di letteratura latina che, specie nei primi autori, come Plauto e Terenzio, porta a una loro trattazione in italiano, a detrimento dell’allenamento sulla lingua.
Proporre letture in originale da Plauto e Terenzio risulta infatti sfiancante e stancante, specie per l’autore dell’Amphitruo: la creatività linguistica, l’uso del sermo familiaris e l’espressività del nativo di Sarsina rendono l’attività di analisi e traduzione alquanto ostica: fare “laboratorio linguistico” sui passi di teatro antologizzati nei corposi volumi di letteratura risulta assai complicato, così come realizzare i suggerimenti degli OSA di Lingua e cultura latina, dove (Allegato F, relativo al Liceo Scientifico) si legge: «Lo studente consolida le competenze linguistiche attraverso la riflessione sui testi d’autore proposti alla lettura dal percorso storico letterario».
Tra gli autori latini del terzo anno, però, Cesare risulta a mio avviso l’ideale per portare avanti storia della letteratura e riflessione linguistica: com’è noto, nel Brutus, Cicerone definisce così i Commentarii: «Nudi enim sunt, recti et venusti, omni ornatu orationis tamquam veste detracta. Sed dum voluit alios habere parata, unde sumerent qui vellent scribere historiam, ineptis gratum fortasse fecit, qui volent illa calamistris inurere: sanos quidem homines a scribendo deterruit; nihil est enim in historia pura et inlustri brevitate dulcius». (trad. it. “Sono davvero ammirevoli, schietti, semplici, ricchi di grazia, spogli d’ogni ornamento come un bel corpo senza veste. Ma mentre egli ha voluto fornire ad altri il materiale cui potessero attingere quelli che volessero scrivere di storia, ha fatto forse cosa gradita agli stolti che saranno tentati di farvi i riccioli, ma certamente ha distolto dallo scrivere gli uomini di buon gusto. Nulla infatti è più gradevole della semplice e chiara brevità”).

Non è mia intenzione trattare la lingua di Cesare (per cui rimando all’ottimo Conte-Pianezzola), quanto vedere come creare delle attività di laboratorio e di verifica che consentano di mantenere allenata la lingua latina anche al triennio, favorendo l’analisi e la decodifica del testo e attivando delle abilità che non si riducano alla sola traduzione, ma vadano nella direzione della comprensione. Se si guardano le prove della nuova Certificazione di latino, si noterà infatti come non si preveda più la traduzione, quanto una comprensione del testo e una riflessione sulla lingua. Credo, poi, che nei licei scientifico e delle scienze umane, sia questa la direzione da prendere nel triennio, per cercare di non far morire una delle due lingue di cultura dell’Occidente.

Come prima operazione, bisognerà scegliere un brano che sia portatore di senso e racchiuda un significato per il lettore; a mio avviso non c’è operazione più insensata di proporre un brano senza alcuna contestualizzazione per lo studente. Come brano ho deciso di selezionarne uno dal settimo libro del De bello Gallico, che racconta la vittoria di Cesare ad Alesia. Questo dovrà essere corredato da un pre-testo di questo tenore: «Nel passo proposto, tratto dal libro VII del De bello Gallico le milizie galliche si scagliano contro le postazioni che il comandante romano è accorso ad aiutare. A questo punto scatta la trappola di Cesare e avviene una grande strage: è la fine della rivolta di un intero popolo».
Si riporterà quindi il testo, avendo cura di chiarire alcuni punti complessi o che necessitano di glosse.
1. Eius adventu ex colore vestitus cognito, quo insigni in proeliis uti consuerat, turmisque equitum et cohortibus visis quas se sequi iusserat, ut de locis superioribus haec declivia et devexa cernebantur, hostes proelium committunt. 2 Utrimque clamore sublato excipit rursus ex vallo atque omnibus munitionibus clamor. Nostri omissis pilis gladiis rem gerunt. 3 Repente post tergum equitatus cernitur; cohortes aliae appropinquant. Hostes terga vertunt; fugientibus equites occurrunt. Fit magna caedes. Sedulius, dux et princeps Lemovicum, occiditur; 4 Vercassivellaunus Arvernus vivus in fuga comprehenditur; signa militaria septuaginta quattuor ad Caesarem referuntur: pauci ex tanto numero se incolumes in castra recipiunt. 5 Conspicati ex oppido caedem et fugam suorum desperata salute copias a munitionibus reducunt. 6 Fit protinus hac re audita ex castris Gallorum fuga. Quod nisi crebris subsidiis ac totius diei labore milites essent defessi, omnes hostium copiae deleri potuissent. 7 De media nocte missus equitatus novissimum agmen consequitur: magnus numerus capitur atque interficitur; reliqui ex fuga in civitates discedunt.

Il brano si presenta mediamente esteso e quindi non è possibile richiederne una traduzione completa, per ovvie ragioni di tempo. L’obiettivo però è che gli studenti dimostrino capacità nel comprendere gli snodi principali del discorso cesariano e si muovano con agilità nel testo latino. Sono solito quindi dividere il laboratorio di analisi in tre parti: una di comprensione dove, attraverso domande a crocette, a risposta aperta o a scelta multipla, miro a verificare che abbiano colto gli snodi informativi del brano; una di analisi, dove faccio ragionare, anche attraverso la manipolazione linguistica, sul testo latino e verifico le competenze grammaticali; la terza parte è dedicata alla traduzione di una parte significativa di testo.
Comprensione
Nella parte di comprensione si valuterà la capacità dello studente di desumere informazioni dal testo. Personalmente, preferisco in questa parte proporre delle domande di V e F, come queste:
| Sedullo, capo dei Lemovici, viene ucciso | V F |
| Vercassivellauno è trucidato e condotto da Cesare | V F |
| I legionari romani erano forti e vigorosi | V F |
| La cavalleria romana raggiunge la retroguardia nemica a mezzanotte | V F |
| Cesare viene riconosciuto dal mantello che porta | V F |
| A Cesare sono portati 74 ostaggi | V F |
| /3 |
Terminata questa parte di comprensione, da proporre anche con distrattori e che non dovrebbe superare il 20% del punteggio totale della prova, si può passare alla parte di analisi, avvalendosi di quesiti a taglio valenziale o che, comunque, prevedano un’analisi del testo con la richiesta anche di esercizi di manipolazione. La prosa di Cesare, com’è noto, è ricca di ablativi assoluti, di infinitive e un’operazione proficua è sicuramente quella di proporre degli schemi grafici, che consentano di “vedere” la rappresentazione della frase e, in un secondo momento, passare alla fase di decodifica.
Sul brano proposto, si possono fare queste (tra le tante) richieste:
| Quesito | Punteggio |
| Proponi uno schema grafico del periodo che va da Eius adventu a committunt, avendo cura di differenziare le subordinate circostanziali e attributive. | / 2 |
| Evidenzia nel paragrafo che si apre con Utrimque clamore sublato e si chiude con gerunt gli ablativi assoluti. | / 1 |
| Spiega la differenza tra i due participi fugientibus e Conspicati. | / 1 |
| Qual è la valenza del verbo reduco, nella frase che si apre con Conspicati ex oppido? Quali sono gli argomenti esplicitati e sottintesi? | / 2 |
| Fai lo schema grafico della frase pauci ex tanto numero se incolumes in castra recipiunt dettagliando i singoli elementi. | / 1 |
| /7 |
Tradurre ancora?
Come ultima competenza da testare, c’è la traduzione. Per esperienza, in una prova di due ore, 6-7 righe sono la misura ideale da tradurre; gli studenti hanno già analizzato bene il brano e dovrebbero (condizionale d’obbligo) essere agili nell’operazione finale. Qui si apre una riflessione, stimolata anche dalla mia amica e collega Marisa Moles, che si avvaleva anche lei del metodo della verbo-dipendenza: assegnare subito la parte da tradurre oppure indicarla solo in un secondo momento, magari segnandola alla lavagna? Uno dei cardini della didattica del latino dovrebbe essere questo: non si traduce per comprendere, ma prima si deve comprendere il testo e poi tradurre. Dal mio punto di vista si tratta di una questione di lana caprina: gli studenti che capiranno il testo, potranno fare prima o dopo la traduzione, senza che la valutazione ne risenta. Per ragioni logistiche, la traduzione avrà come peso 10 e la prova un totale di 20. Ciò consente di non penalizzare troppo, come invece accade invece per le classiche “versioni”, gli studenti con buone capacità di comprensione e analisi del testo latino, ma incertezze e imprecisioni nella traduzione, competenza raffinata, che presuppone ottime competenze anche nella lingua d’arrivo, l’italiano.
Un bilancio
Credo che Cesare sia quindi, per la prosa accessibile, i costrutti ripetuti e standard, il lessico militare ricorrente, un autore su cui continuare a proporre attività di grammatica e riflessione linguistica, che possono proseguire, nel terzo anno, con Sallustio e in quarta con Cicerone e Livio. Fondamentale è riuscire a scegliere un testo non troppo ostico per gli studenti, ma neppure sciatto e che non consenta delle attività sulla lingua. Credo che quest’ultimo elemento sia quello da mettere al centro, specie nella didattica del latino del triennio, in considerazione anche di una seconda prova che, nei licei classici, non ha più al centro (per fortuna) la sola traduzione. Ricordiamoci che non stiamo formando i nuovi Canfora, ma studenti che, nella maggior parte dei casi, abbandoneranno il latino alla fine dei cinque anni, ma sfrutteranno le competenze di analisi e di problem solving (approfondisci qui) affinate sui testi classici, vera e propria palestra linguistica, in altri ambiti.
Per chi è riuscito ad arrivare in fondo a questo pezzo, allego il link a Drive dove troverete la prova da scaricare e modificare a vostro piacimento.
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