Una risorsa online per l’argomentazione e il debate: Kialo-Edu

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“Argomentare” e “dibattere”

Tra le parole d’ordine nella didattica dell’italiano e della filosofia ci sono argomentazione e debate; non c’è documento ministeriale in cui non si citi la necessità di promuovere le competenze degli studenti di argomentare su un determinato tema; allo stesso modo, nei cosiddetti “compiti di realtà” posti alla fine di un’unità didattica di italiano o filosofia, compare sempre più spesso il “dibattito regolamentato”. Non è nelle mie corde improvvisare su contenuti rispetto ai quali ho poca esperienza: per il “Dibattito regolamentato” rimando quindi alla pagina di Avanguardie Educative Indire (clicca qui), in cui sono presenti diversi materiali e webinar (rivolti a docenti del I e II grado); in questo articolo mi soffermerò invece su qualcosa più nelle mie corde: il dibattito online come propedeutico alla scrittura, attraverso la spiegazione della piattaforma Kialo-Edu, che ho scoperto e approfondito negli ultimi mesi.

Kialo: un mondo di potenzialità

Kialo-Edu nasce nel 2019 come “figlia” di Kialo, una piattaforma per il debating online in cui, in una sorta di “arena virtuale”, si può saggiare la bontà o meno delle proprie argomentazioni, esposte al “fuoco di fila” della community virtuale, che può commentare, controbattere e votare. Se apriamo infatti il sito web Kialo, nella sezione Italia (clicca qui) possiamo subito notare la forte “coloritura politica” della piattaforma: tra le controversie proposte ci sono l’ingerenza della Chiesa Cattolica nella vita sociale del Bel Paese, ma anche il rischio del populismo per l’Unione Europea.

Anche se non immediatamente spendibile a livello didattico, entrare in Kialo permette di vedere la polarizzazione che esiste su alcune problematiche e, a mio avviso, di comprendere già come funziona la piattaforma: nella parte alta un utente ha espresso la sua tesi/posizione su una tematica, con degli argomenti, nella forma di rettangoli verdi; a destra, invece, sono presenti degli argomenti contrari alla tesi, di colore rosso; in alto si può visualizzare la struttura del ragionamento a seguito di questo debating collettivo.

https://www.kialo.com/i-corsi-di-laurea-in-medicina-dovrebbero-essere-ad-accesso-libero-25902

Se invece da Kialo ci spostiamo a Kialo-Edu, vedremo un aumento delle discussioni, spostate sul versante didattico e percepiremo subito la potenzialità di questo strumento; come spiega bene Piero Alotto nel suo articolo su «Medium» (clicca qui), «Anche in Kialo-Edu le discussioni e i dibattiti sono chiaramente visualizzati come un albero interattivo di argomenti pro e contro. In cima ad ogni discussione c’è la tesi, che è sostenuta o contestata da pro e contro la/le Tesi iniziali. Ognuna di queste Tesi può a sua volta ramificarsi in tesi/argomenti successivi che le sostengono o le mettono in discussione».

Progettare un’attività con Kialo-Edu: una guida passo per passo

Ho sperimentato Kialo-Edu a partire dall’anno scolastico 2023-2024, per variare un po’ rispetto al sempre ottimo Tricider, di cui parlavo in uno dei primi articoli di questo blog (recuperalo qui); se Tricider può essere usato al biennio, a partire dal terzo anno si può introdurre questa piattaforma in cui, a differenza dell’altra, gli studenti si devono scontrare con una tesi già presente, che potranno sostenere (argomentazione di appoggio) o confutare (argomentazione confutativa). Non si tratta di un dettaglio da poco: anche nei testi di tipologia B, infatti, spesso viene presentata la posizione di un’auctoritas su un problema e lavorare con Kialo-Edu può favorire uno “sganciamento” da posizioni troppo assertive e di supporto alla tesi di “chi ne sa”.

Scusandomi in anticipo per la pedanteria, vedremo ora in pochi passaggi come impostare una discussione con Kialo-Edu partendo però, come sempre, dalla scelta dell’argomento; questo, non mi stancherò mai di ripeterlo, deve essere divisivo, ovvero in grado di polarizzare la discussione, senza generare quella pletora di argomentazioni vuote e di sostegno che siamo abituati a leggere nei nostri cari (…) elaborati.

Dopo aver fatto login con il nostro account (Google o Microsoft), arriviamo nella Dashboard, dove possiamo trovare le discussioni lanciate precedentemente; a questo punto clicchiamo su + NEW. Nella sezione “Name” inseriamo la problematica e, nel box chiamato Thesis, la nostra posizione su di essa.

A questo punto, possiamo “skippare” (come direbbero i nostri studenti) e attivare subito la discussione, ma è preferibile lavorare sulle opzioni della discussione online. Anzitutto inseriamo “Single thesis”, perché risulta più produttivo discutere intorno a una posizione piuttosto che disperdere energie intorno a diverse “Thesis”.

Per rendere poi il layout più accattivante, consiglio di inserire un’immagine e poi una descrizione, che riesca a guidare gli studenti nell’attività asincrona di debate. Dopo aver cliccato su “No Groups” (opzione che consente di far partecipare tutti alla discussione), impostiamo la possibilità di aggiungere argomenti, votare e commentare.

Lavoriamo, infine, sulla “privacy”; si può impostare la discussione come “Anonima”, in modo che solo il docente possa vedere chi ha scritto quel determinato argomento o ha fatto quel commento, oppure si può fare in modo che tutti vedano chi ha partecipato. In tutta onestà, dato che nessuno al di fuori di chi ha il link può vedere la discussione, propongo di selezionare “Standard Type”:

Per quanto concerne, infine, le opzioni di votazione, consiglio di lasciare quelle di default e finalmente partire con la creazione dell’attività. Cominciamo, come dico io, a “smanettare” nella nostra piattaforma. Dopo aver enunciato la “Thesis” e gli argomenti a favore e contrari, noteremo che si autogenera una visualizzazione del ragionamento a grappolo, che ricorda molto MindMup Argument Visualization (ne parlavo su «Radici digitali» nel pezzo Costruire argomentazioni online nell’età della frammentazione, recuperabile qui).

A questo punto si può condividere il link della discussione e postarlo sulla piattaforma in uso nella scuola, cliccando su “Enable sharing link”.

Una volta generato il link, chiunque in suo possesso può partecipare, votando gli argomenti (col voto da 1 a 5), confutandone altri e inserendo altre argomentazioni di sostegno; nell’esempio qui sotto, un utente vuole confutare un argomento dell’antitesi.

Un bilancio dello strumento

Nella sua monografia Ripensare la didattica nell’era digitale, Ottavia Trevisan, riprendendo il modello RAT di Hughes, specificava la necessità di passare da un digitale che “rimpiazzi” semplicemente pratiche analogiche, a TIC che possano davvero “trasformare” le attività di tutti i giorni. Si ha infatti “trasformazione” (e non semplicemente “rimpiazzo” e “aumento”) ogni volta che «l’integrazione della tecnologia comporta un’alterazione radicale delle pratiche precedenti e/o mette i partecipanti in condizione di fare cose che non potrebbero fare altrimenti» (p. 82).

Credo che una discussione con Kialo-Edu vada in questa direzione e rappresenti un digitale buono, che può dare anche un grande aiuto a formalizzare il pensiero. Kialo permette di promuovere un pensare educato, regolato da vincoli formali (p.e. le 500 battute dell’argomento) e, perciò, metacognitivamente proficuo. Il ruolo del docente non risulta accessorio, ma è fondamentale in diverse fasi, che vado a delineare:

  • lancia una discussione divisiva, prendendo lui stesso posizione perché la sua tesi è in alto al ragionamento;
  • stimola la presa di posizione altrui, la guida, aggiungendo commenti, inserendo link, senza che si intacchi lo schema argomentativo derivato dal debating;
  • conduce una discussione in classe, in presenza, sulla tematica sviluppata in modo asincrono dal gruppo classe, cercando di far comprendere la debolezza di alcune argomentazioni e sottolineando la bontà di altre

Credo però che il plus maggiore di questo tipo di ragionamento consista nella possibilità di formalizzare il pensiero, dare un ordine agli argomenti e, soprattutto, nel vedere il punto altrui. In una società in cui si tende ad accodarsi all’opinione di chi urla di più, forse provare a mettersi dalla parte opposta e vedere la validità del pensiero di chi la pensa diversamente da noi può essere uno strumento di vera Educazione Civica.

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