Creare versioni su Google moduli

Tra le (poche) certezze che ho maturato in questi anni di insegnamento del latino con metodo valenziale c’è sicuramente la necessità di mettere in secondo piano la traduzione, che andrebbe sempre vista come punto d’arrivo e mai di partenza nella didattica delle lingue classiche (e, secondo me, anche moderne). Spesso però la prassi scolastica (e lo noto specialmente dalle Guide per l’insegnante dei manuali in adozione) insiste ancora molto sulla pratica della versione “dura e pura”, intesa cioè quale assegnazione, tanto come esercitazione domestica quanto come prova di verifica, di un numero variabile di righe in latino (indicativamente 5-6 se il compito in classe dura un’ora; 10-12 se la prova è di due ore) di cui si richiede la traduzione in italiano.

In classe prima, poi, la “versione” risulta spesso scoraggiante per gli studenti che, abituati a frasette con puella, puellae e lupus, lupi sono messi di fronte a un testo organico, dotato di senso, di cui dover effettuare la traduzione, con la necessità di mettere in campo delle strategie a cui sono poco allenati, con l’aggiunta della criticità (specie per alunni BES o NAI, sempre più numerosi) di non padroneggiare la lingua di arrivo e quindi essere già svantaggiati in partenza. Inoltre il passaggio da quesiti su argomenti circostanziati (riguardanti la flessione nominale e verbale, l’individuazione di casi, la trasformazione attivo-passivo) a un vero e proprio esercizio di problem solving qual è la traduzione di un brano in un italiano corretto (e non in latinese) li mette così in crisi che quando si deve fissare una prova del genere si leva solitamente un grido di protesta e richieste di posticipo della stessa. I risultati delle prime versioni sono poi ricorsivi di anno in anno: studenti a cui piaceva il latino e che raggiungevano risultati buoni nei primi questionari o prove diagnostiche ricevono sonore “mazzate”, tanto da sentirsi incapaci e perdere spesso la motivazione verso la lingua classica. Se però, come credo, il nostro obiettivo è quello di ribadire lo statuto formativo della disciplina e la sua importanza come palestra di lingua e di pensiero, vanno cercate delle strategie altre, tanto nella didattica di tutti i giorni, quanto nelle prove di verifica, per valorizzare il latino nei pochi indirizzi che ancora lo contemplano.

In questo post, poco teorico e molto “pratico”, spiegherò come partire da un semplice brano di versione e, anziché assegnarlo tradizionalmente fotocopiando la pagina o caricandola in Classroom (o su altre piattaforme), creare invece esercitazioni o verifiche parzialmente (…) autocorrettive e che “accompagnino” gli studenti nell’analisi su Moduli di Google. Come vedrete, non ho abolito la traduzione, piuttosto l’ho ridotta a una percentuale pari al 50%, ricavando spazio per quesiti di riflessione linguistica e introducendo anche domande di taglio valenziale. Il metodo definito da Lucien Tesnière nel suo Éléments de syntaxe structurale, proprio per la sottolineatura dell’importanza del verbo, attore principale del petit drame, risulta infatti assai efficace per spiegare il funzionamento del latino, specie agli “albori” della lingua, quando la frase appare agli studenti, per le desinenze della prima declinazione spesso simili, un insieme di parole disposte in fila senza legame logico tra loro.

Come brano di partenza ho scelto un riassunto del IV libro dell’Eneide che si può trovare su uno dei manuali più diffusi nelle aule italiane, Verba manent, di Nicola Flocchini.

Enea e Didone (II), dal libro di Flocchini, Verba manent.

La prima richiesta è piuttosto tradizionale e consiste nel tradurre una porzione di brano significativa, che possa permettere al docente di capire il livello dello studente in questa competenza. Per un prova di 60 minuti, si può richiedere una traduzione fino a “compellat” o a “effundam“, che chiudono due segmenti ugualmente dotati di senso e conclusi. Su Moduli andrà impostata la domanda “Paragrafo”, in cui si può scrivere una risposta senza vincoli di spazio e nei “Feedback” l’insegnante potrà segnalare gli errori in questa breve traduzione, dando anche il valore su 15, se la verifica prevede 30 punti.

Si potrà verificare invece la comprensione della seconda parte della versione con una serie di quesiti a risposta chiusa o a completamento, in considerazione della semplicità del lessico, con la ripetizione di parole già presenti nella prima parte e dunque un livello di difficoltà per lo studente piuttosto basso. In queste domande è utile inserire dei distrattori, che faranno capire la comprensione più o meno attenta del brano. Un altro esercizio molto interessante consiste nel fornire tre o quattro diversi riassunti della parte conclusiva, con all’interno qualche imprecisione (relativa al soggetto, ai tempi verbali, al significato dei termini del lessico di base) e richiedere allo studente di selezionare quello corretto.

Domande di comprensione a scelta multipla.

Terminata la parte di comprensione, si può passare a quella di analisi del testo, per verificare la padronanza delle strutture latine e la capacità di riflettere sulla lingua. Per chi usa il metodo valenziale, un esercizio sicuramente interessante è quello di far catalogare i verbi della versione in base alla loro valenza; questa operazione è molto proficua, perché fa sì che lo studente faccia inferenze sui soggetti sottintesi e distingua tra argomenti obbligatori e circostanti o espansioni.

Catalogare i verdi in base alla valenza con la griglia di Moduli.

Tra i punti nodali della didattica del latino con metodo valenziale c’è, infatti, l’individuazione della frase nucleare, ovvero quella composta dal verbo e dai suoi argomenti obbligatori. Si possono creare degli esercizi ad hoc a partire dal testo di questa versione, facendo capire agli studenti gli elementi fondamentali affinché una frase abbia senso. Per la creazione dei quesiti si possono scegliere due strade: la risposta a scelta multipla, inserendo sempre dei distrattori, oppure la risposta breve, chiedendo agli studenti di scrivere il nucleo della frase e facendo molta attenzione in sede di correzione (in generale tutti i questionari su moduli vanno corretti, ahimè, manualmente, anche solo per un controllo su errori di battitura che rendono la risposta corretta catalogata come sbagliata…).

Nella versione sono poi presenti delle subordinate circostanziali causali e temporali, le prime che uno studente affronta nel suo approccio alla lingua latina. Se il docente utilizza il metodo valenziale e ha abituato gli alunni alla schematizzazione grafica della frase con alberelli, uno o più quesiti può riguardare queste richieste. In caso contrario, si può chiedere allo studente di trasformare la temporale in un complemento di tempo e la causale in un complemento di causa, impostando degli esercizi di manipolazione.

Schematizzare la frase con il metodo di Seitz-Proverbio, “riadattato”.

Interessante è anche la proposta di un esercizio del tipo “trova la frase”: il docente può caricare come allegato al quesito la rappresentazione della frase con schema ad albero, chiedendo allo studente quale tra le frasi della versione coincida con quello schema, come nell’immagine qui riportata.

Esercizi di riconoscimento di schemi grafici.

Trasformare quindi un brano di versione in una verifica che valuti diverse competenze, non solo traduttive, è quindi possibile, basta cercare di impostare gli esercizi in modo graduale e richiamare, attraverso il brano, delle competenze di diverso tipo; non può mancare una sana dose di “creatività didattica”, competenza indispensabile per chiunque approcci questa professione e messa a dura prova negli ultimi due anni. La sequenzialità di Google Moduli, d’altra parte, grazie all’uso delle “sezioni”, consente di andare per diversi livelli: dalla comprensione, all’analisi, fino ad arrivare alla rielaborazione e interpretazione della sintassi del testo.

Per chi è riuscito ad arrivare alla fine di questo post il premio è la versione su moduli, che potete scaricare liberamente, salvare nel Drive e modificare secondo le vostre necessità (tagliando esercizi, modificandoli, aggiungendone altri, cambiando il valore dei punteggi). In caso di ritorno alla Didattica a distanza o a un regime di Didattica Digitale Integrata questa risorsa è sicuramente utile per il docente che abbia una prima per latino, sia in fase di somministrazione sia in quella di correzione. Nulla vieta, per chi preferisce modalità di verifica più tradizionali, che la “versione su moduli” sia usata, anche in didattica in presenza, come semplice esercitazione domestica, come “allenamento” da svolgere a casa o in laboratorio di informatica a scuola.

https://docs.google.com/forms/d/1PSg805r8HoYhlJXOK_iRTL6wFVj1RDNFVFO8xYSPPeA/edit?usp=sharing

4 pensieri riguardo “Creare versioni su Google moduli

  1. Che bell’attività! Prenderò senz’altro spunto! Concordo pienamente con le premesse: puntare tutto semplicemente sulla versione nuda e cruda non ha senso. E aggiungo che io ho cominciato a separare competenze traduttive e memorizzazione delle desinenze. Quando traducono, lascio agli studenti i loro schemi delle desinenze: ad alcuni non servono, ma ad altri (Bes e dintorni) sì, quindi li lascio liberi di usarli. Tanto la prova verte su altro! Ciao, grazie e buon anno! Angela

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  2. Da vent’anni non chiedo più solo la traduzione ma preparo verifiche articolate in cui la traduzione è solo una parte e nemmeno la più importante. Per il resto, come hai fatto tu con moduli, propongo quesiti che verifichino la comprensione (sarebbe meglio fare domande sulla parte che NON devono tradurre) e di analisi morfo-sintattica, comprensive anche dell’analisi valenziale. Con moduli il limite è, secondo me, quello di dover proporre più esercizi con risposte “chiuse” (scelte multiple e Vero/falso) per poter avere almeno una parte corretta automaticamente (anche se la revisione manuale è sempre necessaria, come ben dici). Un unico appunto: la traduzione, proprio perché non racchiude tutte le competenze relative all’apprendimento del latino, andrebbe sempre richiesta per ultima.

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  3. Proposta ben concepita e strutturata, per il biennio è ottima. Conosciamo i limiti di Google Moduli ma utilizzato in questo modo è uno strumento sensato, anche in DaD. Vedo che integri l’uso del tablet per scrivere gli alberi valenziali, sinergia azzeccata. La logica che vede nella traduzione il punto d’arrivo è simile a quella che sta alla base delle prove di certificazione delle competenze del latino: ho in mente quanto propone la prof.ssa Ilaria Torzi e, togliendo la parte valenziale, ci sono molte affinità. Certo, richiedono molto tempo in sede di preparazione da parte del docente…
    Personalmente non ho grosse difficoltà con gli studenti, sì, fanno alcune rimostranze prima della versione di verifica, ma è semplificata ad hoc e non mi ritrovo con molti casi critici, giusto 2/3 persone per classe. Quando poi si inizia letteratura tutto diventa integrato alla comprensione dei brani antologici e l’interesse aumenta.
    Un aspetto limitante, invece, è l’uso di griglie docimologiche approvate in sede d’area e che limita la correzione delle versioni proposte. So di colleghi che invece di penalizzare ogni errore contano singole parole/sintagmi tradotti correttamente, può essere una soluzione alternativa.
    Mi fermo qui, in chiusura ricordo solo che durante l’ultimo TFA presso l’Unibg il prof. Francesco Lo Monaco si era detto assolutamente contrario alla proposta di Maurizio Bettini di semplificare la maturità classica, ognuno la pensa a suo modo.

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